Rispetto alla crescita delle rinnovabili in Italia, in particolare di fotovoltaico ed eolico, il settore agroenergetico non riesce ancora a esprimere le sue reali potenzialità. Permangono ancora una serie di barriere che ne limitano la diffusione e che, in alcuni casi, alimentano incertezza e spengono le attese. Presentiamo di seguito il quadro dei principali problemi concreti da risolvere.

Tariffe incentivanti e certificati verdi
Malgrado dal 15 agosto 2009 il Gse (Gestore servizi energetici) abbia iniziato a pagare la tariffa onnicomprensiva 0,28 euro/kWh per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW, ancora oggi non vi sono garanzie formali da parte del Ministero dello sviluppo economico sull’entità di questo importo nei 15 anni previsti,almeno per gli impianti entrati in esercizio commerciale entro il 31 dicembre 2010. Inoltre, occorre chiarire che agli impianti entrati in esercizio tra il 1° gennaio 2008 e il 14 agosto 2009, anche per tale periodo, si applica la tariffa onnicomprensiva di 0,28 euro/kWh. Occorre intervenire affinché l’attuale sistema di incentivazione di energia elettrica venga esteso agli impianti di biogas entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2007.

Mancano ancora informazioni sulla definizione della tariffa onnicomprensiva che verrà applicata a partire dal 1º gennaio 2011. Proprio nel momento in cui gli effetti degli incentivi avevano stimolato un avvio positivo, l’assenza di indicazioni sulle prospettive sta frenando nuovamente gli investimenti. Gli agricoltori, gli operatori e le banche sono in attesa di sapere quale sarà la tariffa incentivante per i prossimi anni. Sull’ammontare della tariffa, in questi ultimi due anni abbiamo assistito a un balletto davvero sconcertante: 0,30 –0,22 – 0,18 – 0,28 e tutt’ora non sembra essere ancora terminato.

Per quanto riguarda il coefficiente di moltiplicazione dei certificati verdi 1,8 previsto per gli impianti oltre 1 MW, la vicenda sembra essere in dirittura d’arrivo. Dopo la firma dei due ministri competenti sarà necessario attendere le procedure formali per giungere alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale nell’arco di alcune settimane. C’è da domandarsi se era proprio necessario protrarre per oltre due anni una discussione sulla filiera corta e sulla accettazione o meno dei 70 km da parte della Commissione europea, per poi giungere a confermare le stesse condizioni di partenza, determinando anche in questo caso incertezza e disorientamento tra gli operatori del settore.

Biomasse: incentivi per l’energia termica
Malgrado l’energia termica rappresenti ancora nel settore delle biomasse la forma energetica più efficiente e conveniente, non è stato ancora previsto un adeguato sistema di sostengo al pari di quella elettrica.
È necessario riformare il meccanismo dei certificati bianchi per l’energia termica da biomasse, con il riconoscimento di tariffe più vantaggiose di quelle attuali e procedure meno complicate.

Autorizzazioni
Le linee guida sulle norme autorizzative per gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, elaborate dal Ministero per lo sviluppo economico, e più volte annunciate, non sono ancora approvate.
Nel settore delle biomasse e del biogas si registrano palesi difformità dei criteri applicati nelle varie regioni. Alcune hanno scelto di gestire direttamente le procedure autorizzative, altre hanno delegato le Province, altre ancora i Comuni, ma non sempre la delega ha determinato un miglioramento dei tempi. Può accadere quindi che due impianti realizzati a cavallo di due regioni debbano scontare tempi e criteri profondamente diversi.
Per quanto riguarda le connessioni alla rete elettrica, i richiedenti sono soggetti ai tempi dell’Enel, che in molti casi sono troppo lunghi.

Olio vegetale puro
Circa la produzione di energia elettrica da impianti alimentati con oli vegetali provenienti da colture oleaginose coltivate in ambito Ue tutto è ancora fermo,in attesa della circolare del Mipaaf che dovrà indicare i criteri di tracciabilità che renderanno applicabile la tariffa onnicomprensiva 0,28 per impianti di potenza inferiore a 1 MW. È annunciato a breve un provvedimento che però dovrà attendere l’attivazione di un portale informatico gestito dall’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, sul quale dovranno essere registrati tutti i dati delle coltivazioni di oleaginose. È auspicabile l’adozione di una formula che, nel rispetto dei criteri di tracciabilità, consenta un approccio semplice e snello senza eccessive complicazioni burocratiche.

È necessario risolvere, inoltre, una contraddizione palese che si manifesta quando nell’impianto a olio vegetale, oltre all’energia elettrica immessa in rete, viene valorizzata e quindi utilizzata l’energia termica. In questo caso le norme vigenti prevedono che l’energia termica sia sottoposta ad accisa, mentre quella elettrica ne è esente. Quindi il produttore che non si rassegna a dover dissipare un importante quantità di energia termica e intenda utilizzarla viene penalizzato ingiustamente. Sull’utilizzo di olio vegetale puro nei motori agricoli, a differenza di alcuni Paesi nord europei (Austria e Germania ad esempio) dove da tempo è riconosciuta l’esenzione dall’accisa, in Italia, malgrado l’approvazione di una norma di legge che va esattamente in questa direzione, permane l’impossibilità di applicarla, poiché è necessaria l’approvazione non metta sullo stesso piano la produzione di olio vegetale a scala decentralizzata e locale, con una raffineria di prodotti petroliferi.

Biomasse solide.
Iva al 20% per il cippato. Un pronunciamento dell’Agenzia delle entrate dello scorso anno ha determinato, in pratica, il raddoppio dell’aliquota Iva per il cippato di legno. L’interpretazione dell’Agenzia è che al legno ridotto in schegge si debba applicare l’aliquota del 20% rispetto all’aliquota del 10% applicata alla legna da ardere. Risulta incomprensibile il fatto che l’Iva risulti diversa in ragione delle dimensioni del pezzo di legna, posto che la destinazione è la stessa, cioè la combustione. Questa interpretazione ha generato un danno al settore, soprattutto ai sistemi di teleriscaldamento che subiscono un aumento del costo del combustibile. Aumento che non produce alcun beneficio ai produttori di cippato, che devono versare integralmente la differenza di Iva.

Modifiche alla detrazione fiscale del 55%.
Un recente decreto del Ministero per lo sviluppo economico ha introdotto modifiche ai criteri per il riconoscimento della detrazione fiscale del 55% previsti per la sostituzione di una caldaia a combustibili fossili con una caldaia a biomasse. Le nuove regole riducono drasticamente la possibilità di usufruire di questa positiva agevolazione, in quanto vincolano il riconoscimento del beneficio alla completa sostituzione di tutti gli infissi dell’edificio con quelli che rispettano i limiti massimi di trasmittanza. Condizione che di fatto blocca ogni ragionevole possibilità di utilizzare l’incentivo fiscale per le caldaie a biomassa a scala domestica.
In alternativa a questa drastica penalizzazione si potrebbe prevedere un aumento obbligatorio dell’efficienza degli impianti, il vincolo dell’installazione di valvole termostatiche su ogni radiatore, la regolazione climatica in funzione della temperatura esterna e l’obbligo di installazione dell’accumulo inerziale per le caldaie manuali. Gli effetti in questo modo risulterebbero decisamente migliori, sia nella riduzione di emissioni sia l’efficienza energetica ottenibile.

Le ceneri di combustione sono rifiuti speciali
In molti Paesi nord europei sono state introdotte norme per consentire, secondo chiare regole e procedure, l’utilizzo delle ceneri prodotte dalla combustione di legno vergine come ammendanti nei terreni agricoli e nelle zone forestali. In Italia, invece, permane l’obbligo anacronistico di inviare queste ceneri alle discariche, in quanto rifiuti speciali. È tempo che queste norme siano aggiornate e adeguate agli standard europei. Le ricerche realizzate dal Comitato termotecnico italiano, nell’ambito del progetto Biocen, hanno ampiamente dimostrato le condizioni ottimali per una corretta gestione delle ceneri nei suoli agricoli.

Biogas
Oltre alla necessità di uno snellimento delle procedure autorizzative degli impianti e una riduzione dei tempi di connessione alla rete elettrica sopra richiamati, sono altresì necessari chiari e definitivi pronunciamenti circa la classificazione del digestato che non può essere considerato un rifiuto speciale, bensì un fertilizzante a tutti gli effetti. È inoltre atteso un pronunciamento di legge che sciolga ogni dubbio circa la natura dei sottoprodotti agricoli destinati alla valorizzazione energetica nei digestori anaerobici. La mancanza di chiarezza provoca un approccio penalizzante da parte degli organi di controllo locali.

Biometano
Il processo di «pulizia» del biogas, che consente di produrre il biometano, la sua immissione in rete, per un utilizzo come combustibile per il riscaldamento o per la cogenerazione o come biocarburante, sta incontrando un forte interesse da parte di alcuni importanti Paesi nord europei.
L’Italia presenta oggettive e importanti potenzialità in questo settore. Per stimolare la produzione di biometano nel nostro Paese servono due fondamentali provvedimenti:
-uno specifico regime di incentivi al pari di quelli previsti per la produzione di energia elettrica da biogas;
-norme per la regolamentazione della produzione, standardizzazione e distribuzione del biometano.

Riepilogando ecco in sintesi le lacune da colmare:
  • Mancano informazioni sulla definizione delle tariffa onnicomprensiva dopo il 1º gennaio 2011
  • C’è bisogno di certezza e stabilità sulle tariffe incentivanti
  • I certificati bianchi per la valorizzazione dell’energia termica da biomassa dovrebbero prevedere tariffe più vantaggiose e procedure più semplici
  • Si attendono da anni le linee guida sulle norme autorizzative per gli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile
  • I tempi dell’Enel per la connessione alla rete sono “biblici”
  • Sono attesi i criteri di tracciabilità dell’olio vegetale puro a scopo energetico
  • È assurdo sottoporre ad accisa l’energia termica proveniente dagli impianti a cogenerazione. Così si penalizzano i produttori più efficienti
  • La dispensa dal deposito fiscale per l’olio vegetale puro a scopo energetico è limitata a depositi che non superino i 50 quintali. (quantità decisamente insufficiente)
  • Il cippato è sottoposto a un’aliquota Iva del 20%, la legna da ardere del 10%
  • La detrazione fiscale del 55% per sostituire la caldaia con una a biomassa è vincolata alla sostituzione degli infissi dell’abitazione. In questo modo si scoraggia il passaggio dai combustibili fossili a quelli rinnovabili
  • Le ceneri della combustione della legna da ardere sono considerati rifiuti speciali e devono essere smaltiti in discarica
  • Il digestato va considerato un fertilizzante e non un rifiuto speciale
  • Vanno fugati i dubbi sulla natura dei sottoprodotti agricoli destinati alla valorizzazione energetica nei digestori anaerobici
  • Per lo sviluppo del settore del biometano sono necessari un regime di incentivi come quello per il biogas e norme per la sua produzione, standardizzazione e distribuzione
  • Sblocco schede 21-22 per il riconoscimento dei certificati bianchi alle centrali di teleriscaldamento a biomassa
  • Definizione schede di calcolo del risparmio per il calore prodotto dagli impianti di biogas

I firmatari del manifesto:
Agroenergia
Aiel
Aper
Consorzio Italiano Bio-Gas
Fiper
Kyoto Club

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24 marzo 2010