Come ha detto Richard Heinberg in suo recente articolo su Copenhagen, il vertice delle Nazione Unite si è svolto con l’idea che i cambiamenti climatici siano l’unica crisi globale in atto, quella più rilevante. Tutto il resto è costituto da variabili che sembrano controllabili, come il fatto che la crescita economica sia ancora un’opzione possibile e perpetua, le fonti fossili siano sfruttabili senza limite, che la classe media occidentale possa essere persuasa, di fronte alla prospettiva dell’impoverimento, di trasferire una parte della sua sempre più carente ricchezza ad altre nazioni; oppure che i contadini dei Pvs che lavorano in un settore agricolo di sussistenza debbanno aspirare a diventare una classe media urbana e, infine, che la questione demografica, l’impoverimento dei suoli e la scarsità di acqua potabile siano fattori marginali. Questi ed altri aspetti sono spesso fortemente connessi tra loro e non possono più essere ignorati dalla politica perché rischiano, neanche troppo lontano nel tempo, di trovarci completamente in disarmo.

Con un prezzo del petrolio in rialzo in queste ultime settimane è il caso di tornare allora proprio su una delle questioni spesso trascurate da questa politica e dai leader mondiali, il “picco del petrolio“, che questo portale web ha comunque sempre cercato di illustrare a prescindere dalle contingenze.
Per fare il punto della situazione, o forse un riassunto delle puntate precedenti, è il caso di sintetizzare un recente articolo del presidente dell’Aspo International, Kjell Aleklett, che illustra il settore petrolifero all’alba della seconda decade del secolo.
Aleklett ricorda che lui e Colin Campbell avevamo stimato già nel 2002 che la produzione mondiale di petrolio avrebbe raggiunto nel 2010 un massimo ad un livello di circa 87 milioni di barili di petrolio al giorno (Mb/g), un dato, a dirlo oggi, perfettamente in linea con quanto sta accadendo. Va ricordato qui che è la produzione di petrolio e non tanto il prezzo l’elemento chiave della faccenda.

Comunque, il prezzo del petrolio negli anni ’90 era rimasto intorno ai 20$ a barile per poi crescere in media intorno ai 25 $ fino all’alba del millennio, quando alcune cose iniziarono a cambiare. Nel periodo 2003-2006 si assiste alla crescita economica a tassi impressionanti della Cina e la domanda di petrolio aumenta del 10%, passando da 77 a 85 Mb/g. L’economia globale continua la sua crescita, ma allo stesso tempo la produzione di oro nero inizia a rallentare, così che è il suo prezzo decolla: da 25 $ al record di 147 $ a barile nel luglio 2008. Aleklett ritiene che questo sia il segnale che il mondo abbia raggiunto un plateau di produzione che si attesta sugli 85-86 Mb/g.
Per quanto tempo la produzione potrà essere mantenuta a questi livelli?

Nel 2009 il prezzo del barile crolla fino a 40 $, creando non poche illusioni di un ritorno agli anni ’90. Tuttavia finite le scorte autunnali, in vista dell’inverno, il prezzo del greggio è tornato tra 75 e 80 $ a barile. Il presidente Aspo si attende già dal prossimo aprile un superamento della soglia degli 80 dollari, per poi assistere ad un’ulteriore discesa nel corso dell’estate.
Alla luce della ripresa economica, nel corso del 2010 comunque anche la domanda petrolifera è probabile che aumenti, tanto da arrivare a circa 92 Mb/g. La domanda, non la produzione, che sarà difficilmente sostenibile a questi livelli nei prossimi anni, visto anche la drammatica riduzione della produzione in molti grandi campi petroliferi, come in quello più grande di Ghawar, in Arabia Saudita.

Le recenti scoperte o le incessanti attività di esplorazione, che andranno comunque seguite con attenzione (è il caso dei giacimenti pre-sal a largo delle coste del Brasile o della grande quantità di petrolio iracheno che dipende però dalla pace in quei territori), per il presidente Aspo non saranno comunque sufficienti a sopperire alla crescente domanda e la produzione potrebbe non riuscire a superare gli 86 Mb/g. E’ un punto che i leader mondiali dovrebbero considerare con molta attenzione.
Per Aleklett se la prima decade del secolo ha introdotto il concetto di picco del petrolio, questa appena iniziata sarà quella in cui si sentiranno gli effetti.

LB

13 gennaio 2010