Petrolio, la produzione di ottobre aumenta di 320mila barili al giorno

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I dati dell'Oil Market Report di novembre della Iea: l’impennata di produzione del 2023 porterà la domanda mondiale di greggio a 102 milioni di barili al giorno.

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La crescita dell’offerta mondiale di petrolio sta superando le aspettative: attestata ormai saldamente su una traiettoria ascendente, anche nel mese di ottobre la produzione è aumentata (+320mila barili al giorno).

Più in generale, quest’anno la corsa record di Stati Uniti, Brasile e Guyana ha sostenuto l’aumento di 1,7 milioni di barili al giorno delle forniture mondiali, raggiungendo il record di 101,8 mb/g.

È quanto emerge dall’Oil Market Report di novembre (link in basso) pubblicato dall’International Energy Agency (Iea), secondo la quale i Paesi non-OPEC+ guideranno ancora una volta la crescita complessiva nel 2024, prevista a 1,6 mb/g, comunque più contenuta rispetto a quella di quest’anno.

I timori che la guerra tra Israele e Hamas potesse degenerare in un conflitto regionale più ampio, interrompendo i flussi di approvvigionamento di greggio, non si sono – per ora – materializzati. Motivo per cui le tensioni in Medio Oriente non hanno avuto alcun impatto materiale sulla filiera del fossile.

La domanda di petrolio cinese ha continuato ad aumentare, arrivando al nuovo record di 17,1 mb/g a settembre, con le previsioni degli esperti Iea che vedono il gigante asiatico capace di rappresentare da solo 1,8 mb/g dell’aumento totale di 2,4 mb/g che porterà la domanda a 102 mb/g entro la fine di quest’anno.

Nel frattempo però altri due attori fondamentali nel mercato del greggio, i principali esportatori Arabia Saudita e Russia, hanno confermato all’inizio di novembre che avrebbero continuato con la loro politica di tagli volontari alla produzione per almeno altri due mesi, con l’intento di mantenere il mercato petrolifero in un deficit significativo fino alla fine dell’anno. L’alleanza OPEC+ non è infatti in grado di sopperire da sola alla domanda, attestando la sua produzione al massimo sui 900mila barili al giorno al di sotto della soglia.

Una decisione, quella di Mosca e Riyad, che porterà le scorte globali di petrolio greggio a diminuire: un fenomeno predetto anche dalla U.S. Energy Information Administration (Eia), che a inizio ottobre aveva stimato un calo di 200mila barili al giorno nella seconda metà di quest’anno.

Per quanto riguarda il mercato, i contratti futures del Brent quotati all’InterContinental Exchange sono crollati di 8 dollari al barile nel mese di ottobre, un ribasso poi continuato fino all’inizio di novembre. Al momento in cui scriviamo, il Brent viene scambiato a 82,72 dollari al barile.

L’impennata di produzione del 2023, che come detto porterà la fornitura mondiale di petrolio a 102 mb/g, dovrebbe dissolversi già nel prossimo anno, in cui la crescita dovrebbe riassestarsi a 930mila barili al giorno, complici anche il venir meno degli effetti dell’ultima fase della ripresa economica post-pandemica e i progressi in termini di efficienza energetica, insieme all’espansione delle flotte di veicoli elettrici ed altri fattori strutturali – in particolare nel campo delle rinnovabili – che faranno sentire ancora di più il proprio peso.

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