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Consiglio Energia Ue, l’Italia con la Spagna per più ambizione su efficienza e rinnovabili

Nel Consiglio Energia di ieri, il nuovo governo italiano e quello spagnolo hanno sostenuto gli obiettivi più ambiziosi per quanto riguarda l’efficienza energetica e le fonti pulite nel 2030. I negoziati sulle due direttive di riferimento sono più vicini alla soluzione? Resta forte l’incognita della posizione tedesca.

Con Italia e Spagna è cresciuto il gruppo dei paesi favorevoli a obiettivi europei più ambiziosi su efficienza energetica e fonti rinnovabili al 2030.

Nel Consiglio Energia di ieri, per prima cosa, la presidenza bulgara di turno ha informato i ministri sull’evoluzione delle trattative, dopo ben quattro incontri informali a porte chiuse (“trilogo” nel linguaggio tecnico di Bruxelles, cioè dialogo a tre), che si sono svolti da inizio anno tra le istituzioni europee.

E domani è atteso un nuovo vertice tra i rappresentanti di Parlamento, Commissione e Consiglio, per cercare di scrivere una versione finale di compromesso della direttiva EED (Energy Efficiency Directive) e di quella sulle rinnovabili.

In entrambi i casi, le richieste del Parlamento verso traguardi vincolanti del 35%, continuano a essere ostacolate da diversi governi.

Lo stallo dei negoziati si sbloccherà definitivamente?

L’Italia e la Spagna, come ha confermato il Commissario Ue all’Energia, Miguel Arias Cañete, hanno cambiato orientamento, in confronto alla prudenza che aveva caratterizzato i loro interventi nelle discussioni dei mesi scorsi.

Sia il nuovo esecutivo italiano Lega-M5S, sia quello socialista appena insediato a Madrid, infatti, hanno dichiarato che appoggeranno le misure proposte e votate dall’Europarlamento.

Il neo ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, non ha partecipato al Consiglio in Lussemburgo, ma in una nota ha poi spiegato che nel vertice (neretti nostri) abbiamo ribadito la nostra linea, più ambiziosa rispetto al passato, in merito alle proposte di Direttiva del Parlamento Europeo sull’efficienza energetica e sulla Direttiva per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. La conclusione del Parlamento europeo, che chiede di fissare un obiettivo vincolante pari al 35% sia per la prima, sia per la seconda, è la strada giusta”.

Anche la Spagna, con il neo ministro dell’Energia, Teresa Ribera, s’è schierata con il blocco che comprende paesi come Olanda, Francia, Svezia, Danimarca, Portogallo, tutti sostenitori di una politica “forte” nel campo delle tecnologie pulite e della riduzione dei consumi energetici.

Il ruolo italiano-spagnolo, secondo Cañete, potrebbe facilitare i prossimi negoziati, anche se restano da definire molti aspetti complessi, oltre agli obiettivi generali.

In vista del Consiglio, era circolata una bozza stilata dalla Bulgaria con diverse opzioni, in cui si parlava ufficialmente, per la prima volta, di traguardi intorno al 33% e delle possibili contropartite da concedere ai paesi più riluttanti (vedi QualEnergia.it per tutti i dettagli).

La domanda, infine, è quale posizione assumerà la Germania, ultimamente poco propensa a impegnarsi con maggiore convinzione nelle iniziative di economia “verde”.

Il ministro tedesco dell’Energia, Peter Altmaier, ha detto ieri che all’Europa “serve un compromesso per evitare di definire obiettivi irraggiungibili”, come riferito dall’agenzia EurActiv.

Berlino, in sostanza, teme che fissare un traguardo significativamente superiore al 30% sulle rinnovabili possa essere rischioso.

Ricordiamo, su questo punto, che il governo di Angela Merkel ha appena formato una commissione che dovrà decidere tempi e modi della progressiva uscita tedesca dal carbone, la fonte fossile che costituisce la base della generazione elettrica in Germania ed è tra i maggiori responsabili delle emissioni inquinanti (vedi anche QualEnergia.it sulle contraddizioni della politica energetica tedesca).

La Germania, quindi, potrebbe appoggiare il “gruppo di Visegrad”, costituito da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, che continua a battersi per annacquare il più possibile la strategia pro-clima e fonti rinnovabili dell’Unione europea, essendo strettamente legato all’utilizzo massiccio di combustibili tradizionali, carbone soprattutto.