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Bolletta elettrica, slitterà al 2019 la terza fase della riforma per i domestici

Dopo l'annuncio arrivato dal ministero dello Sviluppo economico a fine novembre, con l'approvazione di due risoluzioni in merito, si concretizza il rinvio di un anno con possibili correttivi della terza e ultima fase della riforma delle tariffe elettriche dei clienti domestici.

Dopo l’annuncio arrivato dal MiSE a fine novembre, si concretizza il rinvio di un anno, con possibili correttivi, della terza e ultima fase della riforma delle tariffe elettriche dei clienti domestici.

Il Governo ha infatti dato il via libera alle due risoluzioni in merito presentate dai deputati Gianluca Benamati (PD) e Davide Crippa (M5S).

Scatterà invece come previsto al primo gennaio 2018, l’altra riforma delle tariffe elettriche, che interessa i clienti non domestici della quale, come abbiamo scritto oggi, si conosce ormai la versione definitiva.

La risoluzione Benamati sulla riforma dei domestici impegna il Governo (neretti nostri) ad “assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a individuare gli obiettivi da privilegiare nell’attuazione dell’ultima fase della riforma tariffaria e a rinviare di un anno il completamento della riforma (…) in modo da assicurare gradualità nell’applicazione e omogeneità nella distribuzione delle variazioni tariffarie”.

Quella di Crippa, invece, impegna a “valutare gli effetti applicativi (…) adottando ogni iniziativa utile, per quanto di competenza, volta a rivedere la riforma tariffaria, anche alla luce delle recenti modifiche normative apportate dalla legge europea 2017, al fine di evitare ulteriori aggravi di spesa agli utenti domestici”.

Nell’approvazione da parte del Governo, dalla risoluzione Crippa è stato eliminata la richiesta di “correggere gli effetti regressivi della stessa”, riferiti ai rincari per chi consuma meno e al relativo freno ad autoproduzione e risparmio energetico in quanto, si spiega, “non si ravvisa regressività da imputare alla riforma tariffaria in oggetto, ritenendo che una particolare attenzione sull’ultima fase della stessa sarà probabilmente volta a correggere le incongruenze rilevate”.

Era stata l’Autorità, a novembre, in una segnalazione, a invitare il Governo a “valutare l’opportunità di fornire indirizzi sugli obiettivi da privilegiare”, magari “rinviando di un anno il completamento della riforma”, oltre a valutare gli impatti sulle fasce più deboli, predisponendo il rafforzamento del bonus sociale.

L’Aeegsi, infatti, aveva messo in evidenza come, salvo interventi, dal primo gennaio 2018, circa 22 dei 29 milioni di utenti domestici italiani avrebbero affrontato “incrementi significativi” della bolletta elettrica.

Il rischio, ora scongiurato dal rinvio, era che all’effetto del terzo step della riforma delle tariffe dei domestici, si sommassero gli oneri per finanziare i nuovi sgravi agli energivori, che peseranno in totale 1,5-1,9 miliardi di euro, con aumenti complessivi per le famiglie che sarebbero potuti arrivare fino al 9% (senza contare i probabili rincari della componente energia dal primo trimestre 2018).

Per far fronte al problema, peraltro l’Aeegsi la settimana scorsa aveva avanzato una sua proposta: far pagare gli oneri per finanziare i nuovi sconti ai grandi consumatori elettrici solo ai clienti con consumi superiori a 1.800 kWh/anno, oppure, potenziare il bonus sociale.

Per tutelare gli utenti dagli aumenti dovuti ai nuovi sconti agli energivori, peraltro, ricordiamo, la Legge europea 2017 appena approvata stabilisce che almeno il 50% delle risorse che si libereranno dal fabbisogno per gli incentivi alle rinnovabili, cioè dalla componente A3, per gli anni 2018, 2019 e 2020 (rispetto al 2016) siano destinate, dal primo gennaio 2018, alla riduzione diretta delle tariffe elettriche degli utenti che sostengono gli oneri legati ai suddetti sgravi agli energivori.

Dalla memoria dell’Aeegsi emerge che per il 2017 a questa finalità è stata destinato l’80% del calo dell’A3: dunque già ben oltre il 50% previsto dalla Legge europea 2017.