Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Potenziale eolico in Italia al 2030: un raddoppio anche con un po' di offshore

Uno studio di ANEV stima al 2030 un potenziale di 17.150 MW, di cui 950 MW off-shore e 400 MW minieolici, con una produzione annuale superiore a 36 TWh. Quali limiti sono stati posti ale nuove installazioni e quali impatti occupazionali? E poi c'è tutta la partita del revamping.

Qual è il potenziale eolico nazionale al 2030, anche in funzione degli obiettivi europei in materia di energia e clima?

Uno studio di ANEV, l’associazione nazionale energia del vento, presentato ieri, prova a rispondere a questa domanda anche allo scopo di fornire uno strumento utile alla definizione di un piano energetico nazionale, alla luce della prossima presentazione della SEN.

Lo studio, dal titolo “Il contributo dell’eolico italiano per il raggiungimento degli obiettivi al 2030” (vedi allegato in basso),  stima un potenziale di 17.150 MW, di cui 950 MW off-shore e 400 MW minieolici.

La produzione annuale a regime (anno 2030) dovrebbe attestarsi a 36,46 TWh (il dato pro-capite è di 606 kWh).

A conti fatti si tratterebbe di circa un raddoppio rispetto alla situazione attuale dell’energia dal vento in Italia. Ricordiamo, infatti, che a fine 2016 l’installato eolico in Italia si attestava sui 9,3 GW per una produzione intorno a 17,5 TWh.

Per calcolare il potenziale di potenza e produzione, oltre al potenziale anemologico dei diversi siti (con un velocità minima di 5,5 m/s per l’eolico on-shore e 6,5 m/s per l’off-shore a 70 metri di altezza), è stata verificata la presenza di determinati vincoli quali:

  • presenza di aree naturali protette: in particolare le aree marine protette istituite dal Ministero dell’Ambiente italiano e le aree della Rete Natura 2000 (siti di importanza comunitaria, zone di protezione speciale, ecc.);
  • vincoli ambientali - paesaggistici e archeologici;
  • presenza di importanti rotte di navigazione per quanto riguarda l’off-shore;
  • altri vincoli (servitù militari, aeronautica, ecc.);

In particolare per l’off-shore si è considerata la distanza dalla costa (imponendo un valore minimo di 4 km dalla riva), il tipo di fondali (fangoso e/o sabbioso) e la profondità dei fondali (compresa tra un minimo di 10 e un massimo di 30 m), ma anche la superficie dell’area individuata e la possibilità di connessione alla rete elettrica nazionale (nel caso di installazioni in mare tramite elettrodotti situati nelle zone costiere).

In considerazione di tali vincoli la maggior parte dei siti cantierabili si concentrano lungo le coste comprese tra l'Abruzzo e la Puglia per una potenza di 550-650 MW.

Altri 300 MW potrebbero essere ripartiti tra alcune zone costiere della Sardegna e della Sicilia, nel caso in cui fosse sostanzialmente riducibile il vincolo della prossimità alle rive, poiché in Sicilia e Sardegna i fondali precipitano oltre i 30 metri in genere già a poche centinaia di metri dalla costa.

Un dato che viene rimarcato da ANEV è quello sulle ricadute occupazionali soprattutto per alcune Regioni del Sud che porterebbero a una quota di occupati diretti superiore ai 10mila addetti. Nella tabella l’impatto occupazione dell’eolico nel dettaglio secondo l’analisi dell’associazione.

Il raggiungimento di un simile obiettivo – spiega ANEV - consentirebbe di risparmiare quasi 50 milioni di barili di petrolio all’anno e di evitare la produzione di circa  25 milioni di tonnellate di CO2.

Poi c’è tutta la partita del revamping. Uno studio pubblicato da Althesys, stimava in Italia circa 2 GW di potenza eolica installata che avevano superato i 10 anni di vita. Al 2030 il potenziale da rinnovamento potrebbe essere di 7,9 GW, corrispondente a una potenza netta installata di 4,5 GW.

Sfruttare questa opportunità darebbe benefici fino a 2,1 miliardi di euro all’anno per il sistema-Paese, creando anche 7.340 nuovi posti di lavoro.

Ma questa attività di revamping potrebbe non reggersi economicamente senza incentivi. Ed è su questo che bisognerà lavorare: aste, incetivi diretti, detrazioni fiscali?