L’eolico e il solare potrebbero generare fino all’80% dell’energia elettrica negli Stati Uniti, senza causare alcun problema alla sicurezza e alla stabilità della rete.

A questa conclusione è giunto un gruppo di ricercatori di varie università americane – University of California Irvine (UCI), California Institute of Technology (Caltech), Carnegie Institution for Science – dopo aver analizzato 36 anni di dati meteorologici orari negli Usa, dal 1980 al 2015.

Nello studio, pubblicato su Energy & Environmental Science (Geophysical constraints on the reliability of solar and wind power in the United States, sintesi allegata in fondo all’articolo), gli scienziati sostengono che le due fonti rinnovabili potrebbero avere un ruolo dominante nel mix elettrico complessivo, molto più di quel 20-30% che pochi anni fa sembrava un limite invalicabile.

Come gestire la variabilità produttiva delle pale eoliche e dei pannelli fotovoltaici?

In teoria, affermano gli autori del documento, la maggior parte della domanda elettrica statunitense potrebbe essere coperta con il vento e il sole, a patto di realizzare una rete di trasmissione su scala continentale oppure d’installare tecnologie in grado di accumulare energia pari ai consumi nazionali per 12 ore.

Con una rete continentale potenziata, infatti, sarebbe possibile “scaricare” l’elettricità prodotta in eccesso in determinate zone, per utilizzarla dove serve in quel momento, ad esempio nelle regioni in cui non sta soffiando il vento o non sta splendendo il sole.

Questa scelta, secondo i ricercatori, richiederebbe investimenti per centinaia di miliardi di dollari, molti meno comunque degli oltre mille miliardi di dollari necessari per le batterie elettrochimiche, anche se la continua discesa dei prezzi rende difficile calcolare i costi precisi e definitivi dell’opzione “solo storage”.

Arrivare al 100% di eolico e solare, spiegano infine gli autori, sarebbe ancora più difficile, perché la variabilità produttiva oraria e stagionale degli impianti avrebbe bisogno di una capacità di accumulo per diverse settimane, in modo da garantire la continuità delle forniture senza il rischio di blackout.

In un recente studio, i due scienziati americani Jacobson e Delucchi hanno proposto uno scenario energetico basato al 100% sulle fonti rinnovabili intermittenti – eolico e solare innanzi tutto – e su diverse tecnologie per stoccare energia, anche sotto forma di calore, in modo da rendere programmabile l’intero mix di generazione (articolo di QualEnergia.it: Niente blackout in un mondo 100% a fonti rinnovabili).

Diversi paesi stanno facendo ampi progressi in questa direzione, come evidenzia l’ultimo rapporto dell’istituto Usa per le analisi finanziarie (IEEFA, Institute for Energy Economics and Financial Analysis), vedi QualEnergia.it: Tante rinnovabili e reti sicure, come ci riescono nove paesi nel mondo

Danimarca, California e Australia sono alcuni esempi di sistemi elettrici con apporti molto elevati di energia pulita, grazie al contributo di reti intercontinentali di trasmissione, batterie, capacità di riserva assicurata dai bacini idrici.

Negli Stati Uniti, per il momento, le rinnovabili, incluso il grande idroelettrico, sono salite al 18% del mix elettrico con il boom eolico-solare, la contemporanea crisi del carbone e l’ascesa del gas naturale. Per le statistiche aggiornate rimandiamo all’articolo Tutti i dati sulle fonti rinnovabili Usa che “smontano” Trump