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Anche la Sardegna vuole il referendum abrogativo contro le trivelle

Anche il consiglio regionale della Sardegna da il via libera alla richiesta di un referendum abrogativo anti-trivelle, cioè contro alcune parti dell’articolo 38 del decreto legge 133/2014, “Sblocca Italia”, e dell’articolo 35 del decreto legislativo 83/2012, “decreto Sviluppo”.

E’ stato dato il via libera del consiglio regionale della Sardegna sulla proposta di un referendum abrogativo anti-trivelle (trivellazioni previste ad alcune parti dell’articolo 38 del decreto legge 133/2014, “Sblocca Italia” e dell’articolo 35 del decreto legislativo 83/2012, “decreto Sviluppo”).

Il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau, a margine della votazione in aula ha spiegato che “l'obiettivo è quello di riaprire un confronto e una trattativa con lo Stato per una rivisitazione di alcune delle norme contenute nello Sblocca Italia' e nel Decreto Sviluppo che di fatto andrebbero ad accentrare a livello statale scelte e decisioni che sono proprie delle comunità regionali, esercitando fino in fondo il ruolo istituzionale delle assemblee legislative".

Questa posizione della Regione Sardegna si va ad aggiungere a quella già espressa da Basilicata, Marche, Puglia e Molise nei giorni scorsi. In teoria si verrebbero così a creare le condizioni minime per il referendum: cinque consigli regionali a chiederlo alla Corte di Cassazione, come previsto dall’articolo 75 della Costituzione per poterlo presentare alla Corte di Cassazione.

Per Legambiente si tratta di “un segnale politico chiaro, visto che fino ad ora il Governo non ha mai accolto le istanze del territorio di fermare le estrazioni petrolifere in mare e a terra”. L’associazione ambientalista si augura che nei prossimi giorni arrivi anche il via libera delle altre regioni che mancano all’appello e che hanno calendarizzato la discussione in consiglio (Sicilia, Abruzzo, Veneto, Calabria, Campania e Liguria).

I quesiti dovranno essere presentati alla Corte di Cassazione entro il 30 settembre, quando il quadro delle Regioni che avranno deliberato di aderire all’iniziativa sarà completo.

Legambiente, come altre associazioni ambientaliste e comitati No Triv puntano a che vi sia un impegno concreto da parte delle amministrazioni a chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Sono stati diversi, infatti, negli ultimi mesi i pareri positivi rilasciati dai ministeri competenti alle richieste delle compagnie petrolifere (Qualenergia.it, Le trivelle in mare si affondano con il referendum).

“Il Governo si renda conto che con la sua politica a favore delle fonti fossili va contro a ciò che chiedono i cittadini", spiega il presidente di Legambiente Cogliati Dezza.

Legambiente ricorda che le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono inoltre assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio - che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane - si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come turismo e pesca.





Commenti

Trivelle

La soluzione è semplice , basta semplicemente indicare il verso delle trivelle , cioè puntarle verso l'alto e non verso il basso .
Oggi abbiamo la capacità di trasformare i raggi del sole per gran parte del fabbisogno energetico , basta volerlo .