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Clima, ecco il Clean Power Plan annunciato da Obama

Entro il 2030 si taglieranno le emissioni del sistema elettrico Usa del 32% rispetto ai livelli del 2005. É il provvedimento contro il global warming più importante approvato finora dalla Casa Bianca: per la prima volta nella storia la superpotenza limita l'anidride carbonica che il proprio sistema elettrico potrà rilasciare in atmosfera.

L'annuncio dato ieri dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, anche se non inatteso, è storico: per la prima volta nella storia la superpotenza renderà operativi dei limiti alla quantità di anidride carbonica che il proprio sistema elettrico potrà rilasciare in atmosfera. Le nuove regole dell'EPA, l'agenzia per la protezione dell'ambiente, saranno rese note nella loro versione finale oggi, lunedì 3, ma i punti più importanti sono già stati delineati dal presidente, che ha fatto anche circolare un breve video che sintetizza perché il Clean Power Plan è così importante (in basso video e un fact-sheet).

Si tratta di norme che pongono dei limiti alle emissioni delle centrali elettriche e fissano a livello dei singoli Stati obiettivi di riduzione dei gas serra, da raggiungere passando dal carbone a gas, rinnovabili e nucleare. Il piano – è stato annunciato - porterà ad un taglio delle emissioni del settore elettrico del 32%, rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030 e non del 30% come proposto in precedenza.

Si tratta della componente maggiore dello sforzo che gli Usa hanno annunciato in vista della Cop 21 di Parigi e nella storica dichiarazione congiunta con la Cina: ridurre le emissioni di CO2 complessive del 26-28% entro il 2025 (sempre con il 2005 come baseline). Al piano sul settore elettrico – dal quale vengono circa il 32% di tutte le emissioni Usa – l'amministrazione affiancherà altri obiettivi, su trasporti (con nuovi standard), sull'industria e sull'efficienza energetica.

Il Clean Power Plan potrebbe sembrare meno rivoluzionario di quel che appare: prendendo come baseline il 2005, anno di picco delle emissioni americane, il taglio da mettere in atto non è enorme, visto che da quell'anno al 2013 le emissioni erano già calate del 13%. Ma il piano resta comunque importante e porterà ad una piccola rivoluzione del sistema energetico americano. E' stato accolto con un plauso delle associazioni ambientaliste, anche perché questa ultima versione sembra per molti aspetti più ambiziosa delle precedenti.

In particolare, oltre alla revisione al rialzo della stima di riduzione delle emissioni, la versione finale del Clean Power Plan contiene una novità molto importante: si stabilisce che dal 2020-2021 venga istituito un nuovo meccanismo incentivante per le rinnovabili, basato su certificati scambiabili in un mercato unico. Inoltre agli Stati che sceglieranno di promuovere programmi di supporto alle rinnovabili e all'efficienza energetica in favore dei consumatori a basso reddito sarà concesso più tempo per mettersi in regola con i nuovi standard.

Questo dovrebbe evitare che la massiccia chiusura di centrali a carbone che conseguirà alle nuove regole EPA si limiti in un semplice passaggio dal carbone al gas: la versione finale del piano stima che le rinnovabili al 2030 pesino per il 28% della potenza installata, contro il 22% proposto nella bozza precedente. Nel complesso con il nuovo Clean Power Plan la produzione da rinnovabili dovrebbe crescere del 30% da qui al 2030.

Altro aspetto su cui si punta molto è quello dell'efficienza energetica: la previsione è di tagliare la domanda per un valore corrispondente ai consumi di circa 30 milioni di abitazioni, con un risparmio di circa 85 $ a famiglia al 2030 e nel complesso di 115 miliardi dal 2020 al 2030. Altri vantaggi della transizione energetica che si avvierà saranno una riduzione del 90% (al 2030 sul 2005) delle emissioni di particolato, che dovrebbe portate a ridurre di 3.600 le morti premature dovute all'inquinamento atmosferico.

Secondo un report EPA, di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse, le nuove regole porteranno alla chiusura di centrali a carbone per ben 90 GW, più del doppio delle dismissioni che ci sarebbero state da qui al 2040 senza questo intervento. La maggior parte delle chiusure avverrà entro il 2020 e questo non dovrebbe produrre un impatto eccessivo sui prezzi dell'elettricità: previsti aumenti di circa il 4% rispetto ad uno scenario business as usual. Secondo Gina McCarthy, direttrice dell'EPA, il nuovo piano costerà per il settore elettrico 8,4 miliardi di dollari, ma i benefici che porterà andranno da 34 a 54 miliardi di dollari.

Il fact-sheet della Casa Bianca (pdf)





Commenti

ottimo!!

Purtroppo penso che non basterà e che ci dovrà essere un'accelerazione massiccia a livello mondiale. Lo dico da ignorante m vedere tutti i dati attuali la questione è molto più grave. .

che potenza ...

in 15 anni faranno ciò che sono tenuti a fare per evitare di essere travolti da una Marcia popolare. Come sempre, si fa un po' meno di quanto si è costretti a fare dalle circostanze e lo si fa passare come la svolta degli illuminati. Potenza della comunicazione

Obama ha aspettato la fine

Obama ha aspettato la fine del suo mandato per decidersi a fare qualcosa di serio contro il climate change...meglio tardi che mai, ma certo adesso con il Congresso ostile la cosa sarà tutta in salita.
Inoltre, visto il ridotto tempo di applicazione e assimilazione delle nuove norme, dovesse essere eletto un Repubblicano nel 2016, si rischia di vedere la stessa storia accaduta in Spagna, Canada o Australia, con la retromarcia del governo conservatore sui provvedimenti presi da quello progressista.
Visto che stavolta sono norme che hanno un rivolto di accordo internazionale, speriamo sia più difficile cancellarle.

C'è anche un altro punto molto critico in questa strategia: se l'America brucerà meno carbone, questo crollerà ulteriormente di prezzo e sarà massicciamente esportato altrove, finendo per compensare con le emissioni abroad quelle risparmiate internamente.
Occorrerebbe veramente, e speriamo ci se ne renda conto prima di Parigi, che questi provvedimenti spot presi dalle varie nazioni, devono essere inseriti in un quadro internazionale di tassa sul carbonio fossile, che impedisca questo gioco delle tre carte delle emissioni.