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Fotovoltaico senza incentivi in Italia, adesso?

Un paio di settimane fa da Officinae Verdi una proposta commerciale per fare impianti FV senza incentivi, guadagnandoci e rientrando dell'investimento in tempi brevi. Abbiamo fatto le pulci ai loro conti per capire se davvero sia già fattibile. La risposta è: sì, ma solo in casi eccezionali, la grid-parity generalizzata resta ancora distante.

Il momento, di quelli storici, è arrivato un paio di settimane fa: l'annuncio della prima proposta commerciale per fare fotovoltaico senza incentivi  e guadagnandoci. La grid parity è dunque già arrivata in Italia? A leggere il comunicato (qui, pdf) con cui Officinae Verdi, la Esco di Unicredit e WWF presenta la sua proposta commerciale per le piccole medie aziende sembrerebbe di sì: vi si parla di energia prodotta a 0,09 euro/kWh e dunque già competitiva con quella della rete. A un'analisi più approfondita dell'offerta si scopre però che non è esattamente così e che l'entusiasmo va un po' frenato: fare fotovoltaico in grid parity in Italia in questo momento è sì possibile, ma solo in casi molto particolari, quasi eccezionali. È questa la conclusione cui siamo arrivati esaminando la proposta commerciale di Officinae Verdi con l'aiuto di alcuni esperti indipendenti.

La ricetta della Esco per il FV senza incentivi ha come ingredienti una dose massiccia di autonsumo da parte del cliente - idealmente una piccola-media impresa - buona irradiazione solare e costi contenuti al massimo. “Gli impianti - ci spiegano - vengono tarati sui fabbisogni energetici dell’impresa a valle di un vero e proprio audit energetico, consentendo una produzione dell'energia a un costo inferiore a 0,09 euro/kWh, inclusi gli oneri annuali di manutenzione e il costo iniziale dell'impianto, riducendo del 50% i costi mediamente sostenuti dalle PMI Italiane. Ciò è reso possibile da una capacità produttiva superiore del 10% alla media di mercato e da una specifica modalità costruttiva che consente di ridurre del 20% i tempi e dunque i costi di installazione. Cavi, quadri, inverter, pannelli, schemi elettrici perseguono l'obbiettivo della massima produzione, con un tasso di efficienza superiore all'86%”.

Il prezzo in effetti è molto concorrenziale: per un impianto da 50 kW si richiede un investimento di 71mila euro, si parla cioè di 1.420 euro/kWp. Ipotizzando che questo cliente paghi l'elettricità 18 centesimi al kWh, l'investimento, senza incentivi, stando ai calcoli della Esco, rientrerebbe in appena 5 anni. Ma solo a una condizione, che non sempre è facile da avere: l'azienda deve autoconsumare almeno il 75% dell'energia prodotta dall'impianto (qui i dettagli dell'offerta in questione e di altre, pdf).

“Certo 1,42 euro/W è un buon prezzo, ma non impossibile, per cui i conti sono abbastanza realistici dal punto di vista dei costi di investimento. Anche se calcolano un po' grossolanamente il costo investimento/totale di energia prodotta in 20 anni. Oggi se ci si finanzia al 9%, come le banche chiedono, il costo sale parecchio.” commenta a QualEnergia.it il professor Arturo Lorenzoni, uno dei massimi esperti di grid parity fotovoltaica in Italia.

Qualche obiezione in più sul prospetto di Officinae Verdi la raccogliamo consultando un altro dei massimi esperti del settore, che preferisce non essere citato: stando ai suoi calcoli, fatti con il software Simulare e basati ovviamente sui dati forniti dalla Esco, se l'investimento resta molto interessante, il tempo di rientro effettivo e il costo del kWh (LEC) sarebbero più alti che nella simulazione dell'azienda. “Sulla valorizzazione dello scambio sul posto io sono addirittura meno conservativo di loro (loro 2.113 euro io circa 2.400) – ci spiega – ma negli output che ho realizzato con Simulare non mi trovo invece allineato: PayBackTime a 5 anni è una chimera ... ce ne vogliono almeno 8, mentre riguardo al LEC loro scrivono di 0,086 €/kWh ... nel mio caso invece risulta 0,126 €/kWh ... e mi sono tenuto veramente basso sui costi O&M. In ogni caso - continua - l'investimento è buono, con un IRR prossimo al 12% ... ma questo è determinato dal fatto che si sta considerando che praticamente tutta la produzione – il 75% - è autoconsumata e il costo di acquisto dell'energia elettrica è stato ipotizzato a 0,18 €/kWh, troppo elevato secondo la mia esperienza.”

Insomma la grid parity c'è già, sì. Ma in condizioni molto particolari: impianti che possano godere del regime di scambio sul posto (e dunque di potenza inferiore ai 200 kWp) e che servano clienti con bollette salate e consumi alti in orari tali da soddisfarli quasi completamente con l'energia del sole.

Se da una parte iniziative come quella di Officinae Verdi hanno il merito di far capire alle piccole e medie aziende italiane che il fotovoltaico può essere un ottimo investimento per tagliare bolletta, dall'altra sbandierare il raggiungimento della grid-parity come si fa nel loro comunicato può essere controproducente per un settore che al momento ancora non è in grado di reggersi sulle proprie gambe senza incentivi (si veda a proposito il recente studio che abbiamo presentato su queste pagine: Qualenergia.it, Grid parity? Senza autoconsumo, solo sotto ai 1.000 euro a kW).

Significativa da questo punto di vista la dichiarazione entusiastica del ministro dell'Ambiente Corrado Clini a proposito dell'annuncio di Officinae Verdi (si veda comunicato, pdf): sostenere che la grid parity sia già stata raggiunta fa di certo comodo a un ministro che, soprattutto a parole, ha sempre dimostrato grande sensibilità verso la green economy italiana ma che, nel contempo, ha firmato un conto energia FV che ha tolto la terra sotto i piedi a un settore non ancora capace di reggersi con le sue forze, con gli effetti economici e occupazionali disastrosi che ben conosciamo.

 





Commenti

vi invito a leggere i libro

vi invito a leggere i libro oltre la grid parity
http://www.dailyenmoveme.com/extra/mercato_italiano_energia_elettrica/il...

@Giuseppe: ho letto diversi

@Giuseppe: ho letto diversi articoli che parlavano di fuel cell... non mi ispira molta fiducia come accumulo. Prenderà piede sicuramente l'auto elettrica piuttosto. La batteria è più efficiente e se consideriamo il costo unitario di erogazione della energia accumulata il processo elettrolisi + fuel cell è fuori mercato ampiamente, considerando che attualmente i rendimenti delle migliori celle (sempre da quello che ho potuto capire) non supera il 70% (mediamente 60).
Quindi complessivamente ho un 60% di cella e il processo fisico della elettrolisi ha una efficienza del 70%. Totale 42%.

Una tecnologia che butta via il 58% di energia secondo me farà fatica a campare, anche se incentivata. Da notare come le batterie hanno una efficienza superiore all'80%

UNA VISIONE PIU' AMPIA

Ogi viviamo bombardati dallo spread e dai tassi di interesse, dal rientro degli investimenti e da tutta una serie di argomenti di questo tipo.
Ora, io non credo che siano questi i soli e principali motivi per l'installazione di un impianto fotovoltaico.
O meglio, nella vita della gente comune ci sono anche altre motivazioni, come i figli, l'ambiente, i possibili aumenti futuri.
Personalmente ho riscontrato nella mia attività di tecnico venditore che il rientro economico è un argomento come gli altri, e quindi sarebbe buona regola non menzionarlo nemmeno se l'argomento non viene sollevato dal cliente.
Sempre nella mia esperienza, molti clienti non lo sollevano nemmeno, sono abituati a pagare un bene che genera un consumo, come ad esempio la caldaia che fa consumare gas, per ottenerne un beneficio, cioè il calore.
Tutta questa storia del costo zero fittizio, delle tormente di venditori che hanno stracciato le vesti a qualunque persona riuscissero a raggiungere, sempre con questa idea del costo zero, ha effettivamente generato il boom del fotovoltaico e il conseguente abbatimento dei prezzi.
Ma il fotovoltaico è innanzitutto un modello di business differente, in cui il produttore smette di essere utente e diventa attivo nel suo bilancio energetico, preparando la cultura necessaria per la smart grid e le applicazioni intelligenti.
Quindi se anche la grid parity ci fosse (e c'è) a 15-20 anni, visto che il pannello è garantito 26 anni ha senso fare l'impianto.
Certo, è finita l'epoca degli incentivi d'oro, ma è rimasto un settore che è 100 volte più grande di quando abbiamo iniziato.
E poi questi tempi di rientro dell'investimento non tengono conto di una cosa: che se i soldi li mette la banca io non investo niente, quindi il rendimento è virtualmente infinito.
Se nei primi anni la produzione non paga la rata, questo è il mio investimento, diluito negli anni.
Se invece faccio un investimento con soldi propri, è come una cedola di un investimento azionario, ne più ne meno.
Io credo che se eliminassimo questa follia del costo zero e dell'analisi finanziaria di wall street su un investimento di 10-20mila euro, si farebbero molti più impianti fotovoltaici, sicuramente non di meno.

Non solo energia elettrica ma anche e molto idrogeno

Non capisco perché si continua ovunque ostinatamente a considerarare come unica possibilità di sviluppo del FTV, la produzione di energia elettrica in sostituzione della rete o in immissione ad essa.
OK, ma il futuro vero è anche la trasformazione in H2; ovviamente se ne nessuno ne parla, fa o chiede alcunché, in questo settore non si saprà e no si farà mai nulla.
Facciamo qualche calcolo:
Il contenuto energetico di 1 kg di H2 sono circa 38 kWh;
I rendimenti degli elettrolizzatori ( non industriali) sono circa 70% (quelli industriali possono arrivare a 90%);
Ne consegue che per avere 1 kg di H2 ci vogliono 54 kWh;
1 kWp di FTV, senza il passaggio per la fase in alternata, può fornire in centro Italia oltre 1400 kWh ed in sicilia oltre 1650 kWh all'anno, che fanno rispettivamente 26 e 30 kg di H2, che energeticamente corrispondono a 99 e 114 litri di benzina.
L'obiettivo è l'impiego nelle auto a fuel cell, ma già ci sono le condizioni per miscelare l'H2 al metano, per veicoli a metano.
Bisogna parlarne, lanciare progetti pilota, interessare le comunità locali affinché comincino a realizzare distributori di H2 prodotto essenzialmente da FTV (Bolzano lo sta facendo, bisogna replicare l'esempio).
In Italia siamo troppo in ritardo su questo settore, che da solo nel prossimo futuro potrebbe richiedere l'installazione di alcuni GW di FTV all'anno.
saluti

Si Alsarago, troppa gente che

Si Alsarago, troppa gente che sa fare comunicazione e troppo poca che sa fare i conti.

Quando ti vendono un

Quando ti vendono un detersivo ti fanno vedere nello spot la macchia che si scioglie magicamente, quando ti vendono una macchina ti attraggono con dati sui consumi che presto scoprirai essere irrealistici, quando ci si abbona a una linea ADSL si capisce presto che i Mb di velocità promessi sono quasi sempre una chimera.

Lo stesso hanno fatto quelli di Officine Verdi: nel loro "claim", hanno presentato i risultati migliori teoricamente possibili, per attrarre l'attenzione del pubblico e della stampa.
Avessero messo i dati medi, non se li sarebbe filati nessuno.

Hanno fatto un danno al settore? Non direi (se saranno onesti al momento di vendere i loro impianti e riusciranno, in certi casi, a mantenere le mirabolanti promesse), secondo me è bene che si cominci a far arrivare al grande pubblico il messaggio che il FV esce dalla logica degli incentivi, contrastando il bombardamento di mesi di propaganda antirinnovabili tutta incentrata su "quanto ci costano..." e far notare come il pesante investimento fatto da questo paese in rinnovabili, sta già cominciando a dare i suoi frutti, consentendo, prima a chi ha le condizioni migliori, poi a tutti gli altri, di autoprodursi energia a prezzi concorrenti con quella di rete.

Fra l'altro, mentre questa prima offerta è concentrata sulle aziende, che hanno profili di consumi più in linea con quelli di produzione solare, Officine Verdi promette anche dal 2013 di vendere prodotti specifici per le famiglie, che sono ossi più duri per la grid parity, in quanto in genere consumano più di sera.
Questi impianti famigliari, dotati di sistemi di accumulo, dovrebbero massimizzare l'utilizzo dell'elettricità prodotta e aiutare a rientrare prima dall'investimento: quella, secondo me, sarà la vera rivoluzione e anche il test per misurare la capacità innovativa e tecnica e la serietà di questi imprenditori.

Per calcolare il costo di

Per calcolare il costo di produzione degli impianti Officinae Verdi ha semplicemente considerato (costo impianto + costo manutenzione e assicurazione nei 25 anni attualizzato al 2%)/ (kWh prodotti dall'impianto in 25 anni con una riduzione di produzione dello 0,8% per anno).
Mi pare chiaro che il valore così ottenuto è decisamente sottostimato e misleading in quanto viene completamente omesso nel calcolo il costo del capitale investito.
Il costo di produzione (o LCOE) di un impianto FV non si calcola certo come ha fatto O.V. ma l'effetto "comunicato stampa" è stato sicuramente notevole.