L’Agenzia delle Entrate ha avviato un nuovo ciclo di controlli sui bonus edilizi, mentre la Guardia di Finanza ha sequestrato 9,3 miliardi di euro di crediti d’imposta inesistenti legati ai vari incentivi per la riqualificazione edilizia ed energetica.
Il dato colpisce per la sua dimensione, ma assume contorni diversi se rapportato all’ammontare dei crediti effettivamente ceduti o scontati, pari a circa 219,5 miliardi di euro nel periodo 15 ottobre 2020 – 4 aprile 2024, secondo l’ultimo aggiornamento ufficiale (pdf) fornito dall’Agenzia delle Entrate al Parlamento.
In questo perimetro, che riguarda solo i crediti ceduti o utilizzati tramite sconto in fattura, i 9,3 miliardi sequestrati rappresentano circa il 4% del totale, un fenomeno grave in assoluto, ma relativamente contenuto rispetto alla massa complessiva.
Parallelamente, l’ultimo rapporto ENEA (pdf) del 31 ottobre 2025 indica che, per il solo Superbonus, gli investimenti ammessi a detrazione ammontano a 122,8 miliardi di euro, di cui 118,3 miliardi risultano lavori conclusi. I lavori asseverati ma non completati hanno quindi un valore di circa 4,51 miliardi di euro, pari a quasi il 3,7% del totale. Nei soli condomìni, i lavori non terminati valgono circa 3,84 miliardi, cioè il 4,6% degli investimenti condominiali.
Da questi dati, una recente analisi de Il Sole 24 Ore ricava presumibilmente la sua stima di “quasi 4 miliardi di lavori asseverati ma non conclusi”, ponendo l’accento sulla quota prevalente concentrata nei condomìni. Tuttavia, in termini percentuali, i lavori non terminati rappresentano una frazione molto minoritaria del totale, pur con un impatto potenzialmente rilevante per le famiglie coinvolte.
Cantieri incompleti e scadenze
Un primo fronte delle verifiche riguarda la chiusura effettiva dei cantieri.
La detrazione per il Superbonus spetta solo per le spese sostenute entro le scadenze previste e relative a lavori effettivamente eseguiti.
La fruizione è subordinata alla verifica che gli interventi dichiarati, i pagamenti a Stato avanzamento lavori (SAL) e le asseverazioni siano conformi e che l’intervento nel suo complesso rispetti i requisiti tecnici e temporali della normativa. In caso contrario, la detrazione decade, anche se la spesa è stata già pagata. In questi casi, la mancata chiusura entro le scadenze comporta la perdita dell’agevolazione e l’avvio del recupero da parte dell’Agenzia.
Per i condomìni che hanno beneficiato della proroga fino al 31 dicembre, questo principio è cruciale. Il Sole 24 Ore evidenzia che migliaia di edifici risultano ancora con facciate incompiute e ponteggi in piedi, per difficoltà delle imprese, ritardi nelle forniture o problemi finanziari.
Il salto di due classi energetiche
Il secondo criterio decisivo è quello tecnico-energetico. Per accedere all’aliquota maggiorata del Superbonus 110%, la normativa richiedeva un miglioramento di due classi energetiche dell’edificio, da certificare tramite attestazione di prestazione energetica (APE) ante e post intervento. Se questo obiettivo non è raggiunto, la detrazione non spetta, anche se i lavori risultano formalmente terminati.
In caso di mancato miglioramento di almeno due classi, il diritto decade indipendentemente dall’avanzamento reale del cantiere e l’Agenzia è tenuta a recuperare gli importi fruiti. Le contestazioni possono riguardare sia le APE sia le asseverazioni dei tecnici e includono la possibilità di recuperare l’intero beneficio con sanzione del 25% e interessi.
Contestazioni su asseverazioni, materiali e SAL
La fase attuale dei controlli guarda con attenzione alla qualità e alla coerenza delle asseverazioni.
Il Sole 24 Ore documenta casi in cui i lavori dichiarati non coincidono con quelli realmente eseguiti, oppure in cui i materiali installati differiscono da quelli indicati nelle certificazioni tecniche.
In molte situazioni, per rispettare scadenze ravvicinate, nei SAL sono stati imputati materiali consegnati in cantiere ma non ancora installati. È una pratica che in alcuni casi è stata adottata nei primi mesi del Superbonus, anche in assenza di chiarimenti puntuali, ma che oggi viene contestata perché la detrazione spetta esclusivamente per lavorazioni effettivamente eseguite: la mera consegna non costituisce “avanzamento” e non può generare un credito fiscale.
Le irregolarità nelle asseverazioni sono un altro dei motivi principali di revoca dell’incentivo. Da notare che, anche quando l’errore nasce da tecnici o amministratori, la responsabilità fiscale ricade in prima battuta sui condòmini, in quanto committenti e beneficiari della detrazione.
Solo la prova di un comportamento doloso o gravemente negligente da parte di terzi consente di trasferire la responsabilità, mentre gli errori tecnici o documentali non escludono l’obbligo di restituzione del beneficio indebitamente fruito.
Le frodi sui crediti d’imposta
Accanto alle irregolarità nei cantieri, una quota importante dei controlli riguarda le frodi sui crediti d’imposta. I 9,3 miliardi di sequestri della Guardia di Finanza (GdF) derivano da operazioni fraudolente basate su società “cartiere”, cioè produttrici di fatture false per lavori mai realizzati e catene di cessione multiple.
La GdF documenta diversi casi emblematici, come quello di Chieti, dove una società si è sostituita all’impresa reale falsificando documenti tecnici e generando 25 milioni di crediti inesistenti poi ceduti a terzi, oppure quello di Siracusa, in cui un albergo dismesso è stato trasformato solo sulla carta in un condominio da 101 appartamenti.
Questi casi non rappresentano la maggioranza dei crediti generati dai bonus edilizi, ma mostrano quanto l’apertura iniziale del meccanismo di cessione, unita alla generosità dell’incentivo e a controlli stringenti tardivi attuati dal legislatore, abbiano reso il sistema vulnerabile, soprattutto nella sua prima fase.
Il caso italiano nel contesto internazionale
Il confronto con altri Paesi mostra che i problemi emersi con il Superbonus, come frodi, cantieri incompleti, criticità nelle verifiche, non sono un unicum italiano, ma effetti ricorrenti quando gli incentivi energetici operano su larga scala. Capita quando i decisori politici gestiscono male il meccanismo nei suoi vari ingranaggi tecnici, legislativi, fiscali e di mercato.
In Francia, il programma MaPrimeRénov’, principale incentivo per l’efficienza energetica residenziale, ha distribuito tra 3,29 e 3,77 miliardi di euro nel 2024. Le frodi individuate o “evitate” sono state pari a 229 milioni di euro, circa il 6-7% degli importi annuali: una quota superiore alla stima italiana del 4% sui crediti ceduti. Anche oltralpe si registrano casi di lavori incompleti, operatori improvvisati e un aumento delle segnalazioni, tanto che nel 2025 il governo ha imposto restrizioni e pause operative al programma.
Nel Regno Unito, il Green Homes Grant, attivo solo tra settembre 2020 e marzo 2021, è stato chiuso anticipatamente dopo un avvio fallimentare, con meno di 50.000 abitazioni raggiunte su 600.000 previste. Le frodi (pdf) stimate dal National Audit Office sono comprese tra lo 0,2% e l’1,8%, una quota inferiore all’Italia, ma in un programma molto più piccolo, rapidamente ridimensionato e di brevissima durata.
Anche in Germania, il Bundesförderung für effiziente Gebäude (BEG), cioè il principale piano federale tedesco di incentivi per l’efficienza energetica degli edifici, e il più simile per dimensione e finalità al Superbonus italiano nell’Ue, ha conosciuto tensioni significative, più o meno analoghe a quelle registrate in Italia, come le interruzioni improvvise e i cambiamenti in corsa del piano.
Nel 2022, per esempio, il governo tedesco ha sospeso improvvisamente le domande per gli edifici Effizienzhaus a causa dell’eccesso di richieste e dei limiti di bilancio. Le autorità segnalano anche i rischi di frodi sugli aiuti (subventionsbetrug), sebbene non esistano stime consolidate come quelle italiane sui crediti inesistenti.
In Olanda, il problema non riguarda i crediti fiscali ma la falsificazione delle etichette energetiche, con centinaia di certificazioni irregolari scoperte nel 2024 e un nuovo organismo di vigilanza istituito dal governo. Anche il principale fondo per il retrofit dei Paesi Bassi ha ricevuto critiche per la sua scarsa trasparenza.
Negli Stati Uniti, programmi come il Weatherization Assistance Program hanno mostrato rischi elevati di frodi e lavori non conformi nelle fasi di espansione, mentre l’Internal Revenue Service, omologo Usa della nostra Agenzia delle Entrate, ha avvertito nel 2024 dei rischi connessi ai nuovi crediti fiscali trasferibili dell’Inflation Reduction Act, riconoscendo una vulnerabilità strutturale simile a quella italiana.
Il quadro internazionale suggerisce quindi che le criticità vissute dal Superbonus non derivino da un presunto “caso italiano” legato specificatamente al Superbonus, troppo spesso demonizzato negli ultimi anni (Dal Superbonus effetti positivi per lo Stato”, lo studio dei Commercialisti e Superbonus, realtà virtuale della contabilità statale vs realtà aumentata delle costruzioni).
Si tratta più verosimilmente di stravolgimenti “viziosi” di programmi “virtuosi”, legati alla combinazione di incentivi molto generosi, rapida crescita della domanda e strumenti di monetizzazione complessi, spesso implementati in maniera contraddittoria o farraginosa.
Tutto ciò in una cornice di mancanza di certezza del diritto che finisce per scoraggiare gli operatori virtuosi e scrupolosi e incentivare i comportamenti viziosi di una minoranza con molti meno scrupoli.
L’Italia si distingue, insomma, soprattutto per la scala senza precedenti del programma: una dimensione che rende “fisiologiche” percentuali relativamente modeste di dolo, ma con numeri che in assoluto e presentati senza contesto creano un effetto sproporzionato sulle prime pagine dei giornali (Il polverone Superbonus e blocco dei crediti: strumentalizzazioni e vie di uscita).
Una lettura più equilibrata
I controlli in corso vanno inquadrati come il risultato probabilmente inevitabile della chiusura di un programma senza precedenti per dimensione, velocità di attuazione e grado di confusione regolatoria da parte del legislatore.
È ipotizzabile che alcune criticità avrebbero potuto incidere ancora meno di quanto abbiano fatto se i crediti d’imposta e gli sconti in fattura fossero stati gestiti meglio. Ciò in riferimento sia ai bastoni ripetutamente messi fra le ruote all’incontro fra domanda e offerta di tali crediti, sia al modo sbagliato in cui sono stati contabilizzati a bilancio in sede Ue e italiana (Cessione del credito, le nuove regole Eurostat e il futuro del Superbonus e Superbonus, Eurostat conferma: tutto il peso sul bilancio 2023).
Questo da parte di un governo di unità nazionale prima e di centro-destra poi, a parole paladini della piccola e media impresa, ma che nei fatti hanno lasciato decine di migliaia di imprese e privati finanziariamente esposti e angosciati in una bufera di incertezze e contraddizioni da essi stessi alimentata.
Il Superbonus è stato un programma ambizioso, ma questa non dovrebbe essere considerata una “colpa”. Era sicuramente perfettibile, ma i lavori non conclusi rappresentano un’esigua minoranza in percentuale, anche se consistenti in valore assoluto, mentre le frodi costituiscono una quota molto circoscritta dei crediti complessivi, pur generando un impatto rilevante ma distorto sui conti pubblici
Il Sole 24 Ore evidenzia che “le indagini portate avanti dopo analisi di rischio mirate hanno tutte un comune denominatore: il ricorso alle frodi è sempre messo in atto da complesse reti criminali”. Sarebbero, cioè, opera della criminalità organizzata o simili, che una volta esaurito il Superbonus attaccheranno altre fonti di possibili guadagni. La soluzione non dovrebbe mai essere buttare il bambino con l’acqua sporca, ma assicurare procedure più sicure, cosa che la politica ha fatto tardivamente.
Il confronto con altri Paesi mostra comunque che problemi di questo tipo tendono a verificarsi regolarmente, a volte anche in misura maggiore dell’Italia, in presenza di schemi generosi e complessi, esponendo i sistemi a frodi, errori e ritardi. Fa parte della natura umana, purtroppo. Questo non vuol dire che non valga la pena attuare programmi di vasta portata.
La sfida ora è duplice: da un lato attuare i controlli in modo efficace, distinguendo le frodi reali dagli errori solo formali; dall’altro evitare letture caricaturali e sbagliate del Superbonus, valorizzando ciò che ha funzionato, cioè l’accelerazione della riqualificazione energetica, che ci vede ora già avanti nella prossima implementazione della Direttiva Casa Green (EPBD) (Direttiva edifici green: non c’è nessuna “follia“ e Direttiva edifici green, serve una programmazione migliore che per il Superbonus).
Anche questa fase di controlli a tappeto, se sarà gestita con equilibrio, potrà fornire lezioni utili per i futuri strumenti di riqualificazione energetica in Italia ed Europa.



























