Superbonus, Eurostat conferma: tutto il peso sul bilancio 2023

Ennesimo capitolo nella saga della cessione dei crediti legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi. Ma fra meno di nove mesi potrebbe cambiare tutto di nuovo.

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Al momento, e al più tardi fino a metà del prossimo anno, le cessioni del credito legate al Superbonus maturate fino al 2023, prima del Decreto “blocca cessioni” di febbraio, sono da considerarsi completamente “pagabili” dal punto di vista della contabilità nazionale. Quindi andranno registrate immediatamente e in toto nel bilancio dello Stato come credito d’imposta da pagare per intero nel 2023.

Per le detrazioni maturate sempre nel 2023, ma dopo il decreto “blocca cessioni” (Dl 11 del 16 febbraio 2023, convertito nella Legge 38 dell’11 aprile 2023), si presume che la maggior parte di tali detrazioni continui a essere coperta dalla legislazione precedente al blocco, usufruendo ancora delle cessioni.

Si tratterebbe cioè degli interventi anti-sismici o nelle zone alluvionate coperti dalle eccezioni consentite dal decreto. Poiché queste detrazioni continuano a essere trasferibili tramite cessione del credito, si stima che ricadano anch’esse fra i crediti “pagabili”, da contabilizzare subito e per intero sempre nel 2023.

Sono questi alcuni dei punti salienti contenuti nel parere con cui ieri, 26 settembre, Eurostat ha temporaneamente confermato l’interpretazione fornita a Istat lo scorso febbraio, secondo cui l’Italia doveva contabilizzare le detrazioni fiscali e le cessioni del credito immediatamente, cioè per l’anno d’imposta in cui sono state generate, e nella loro totalità, invece che spalmarle sui bilanci di quattro o 10 anni.

Questi punti sono rilevanti perché ingoiare i crediti in un sol boccone ha chiaramente un impatto diverso sulla loro digeribilità contabile per lo Stato che non suddividerli in tanti bocconi da distribuire un po’ alla volta nel giro di diversi anni in bilanci separati.

“Non sono attualmente disponibili dati affidabili”

Eurostat ha però sottolineato che “non sono attualmente disponibili dati affidabili sull’entità dei crediti d’imposta ottenuti con la nuova e con la vecchia legislazione” sulla detrazione fiscale 110% e sulla cessione dei crediti d’imposta legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi.

L’ente statistico europeo ha notato che “nel corso del 2023, sono emerse preoccupazioni significative relative a notevoli difficoltà nei trasferimenti dei crediti fiscali (occasionalmente bloccati/sospesi), derivanti sia da alcune incertezze legali (ad esempio, l’implicazione di casi di crediti fiscali rifiutati dalle autorità fiscali) sia dalla preoccupazione che le banche e altri potenziali acquirenti possano aver raggiunto la loro capacità fiscale”.

Eurostat ha proseguito la sua disamina indicando che le preoccupazioni e il blocco dei crediti riguardano “tutti i tipi di crediti d’imposta originati fino ad oggi, e non solo quelli originati nel 2023. Questi sviluppi hanno fatto prevedere all’epoca che i crediti d’imposta eventualmente sprecati non si rivelassero poi così trascurabili, contrariamente a quanto dichiarato finora dalle autorità statistiche italiane”.

In altre parole, Eurostat è consapevole della possibilità che tanti crediti potrebbero risultare alla fine “non pagabili”, andando sprecati per i loro beneficiari. Se si dovesse verificare questa evenienza, la contabilizzazione di tali crediti dovrebbe tornare a essere spalmata su più anni in bilanci dello Stato diversi.

Eurostat ha quindi stabilito che la situazione complessiva dovrà essere rivalutata al più tardi entro la fine del primo semestre del 2024.

“Eurostat invita l’Istat a fornire entro tale data le informazioni più precise e aggiornate in materia, al fine di prendere una decisione definitiva, comprese le misure che saranno presentate dal governo a questo proposito”, si legge nel parere dell’ente europeo di statistica, consultabile dal link in fondo a questo articolo.

Posta in gioco per il governo italiano

Il governo italiano, da parte sua, è fiducioso che, grazie al decreto “blocca cessioni” e alle nuove misure che adotterà, tutte le incertezze saranno presto risolte e che non si tradurranno in un significativo spreco di crediti d’imposta.

Questo esito è importante per il governo in quanto, se il grosso dei crediti risultasse “pagabile” e soprattutto effettivamente pagato, il peso contabile del Superbonus e degli altri bonus edilizi rimarrebbe concentrato sugli anni passati e sul 2023.

Quest’anno, infatti, vige ancora una maggiore flessibilità di bilancio, grazie alla sospensione post-pandemica del Patto di stabilità europeo, che però è destinato a tornare in vigore dal prossimo anno.

Se, invece, tanti crediti non fossero pagabili e non venissero effettivamente pagati quest’anno, il governo dovrebbe tornare a contabilizzarli negli anni a venire, via via che vengono smaltiti, andando a pesare di più su bilanci già ristretti dal ritorno dei vincoli del Patto di stabilità.

Conclusioni

La gestione delle detrazioni fiscali e delle cessioni del credito generate dal Superbonus e dagli altri bonus energetici ed edilizi hanno generato un paralizzante caos fiscale e contabile da cui si stenta a uscire.

La scarsa visione politica e il poco coraggio degli ultimi governi, sanciti dal decreto “blocca cessioni” e da continue modifiche in corsa della normativa, provocano ricadute devastanti per molte imprese, insabbiando in modo autolesionistico uno dei pochi motori di crescita economica e gettito fiscale netto positivo che il Paese e lo Stato hanno avuto negli ultimi anni. E tra meno di nove mesi, tutto potrebbe essere rimesso in discussione.

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