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La startup che riscalda le piscine pubbliche col calore di scarto dei data center

Nel Regno Unito Octopus Energy investe 200 milioni in un sistema che ricicla il calore proveniente dai centri di elaborazione dati dei computer e lo mette a disposizione della comunità.

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Nuotare nell’acqua a 27° nelle piscine pubbliche grazie al calore di scarto generato dai centri di elaborazione di dati informatici.

Potrebbe presto essere possibile in 150 strutture del Regno Unito grazie al progetto della startup tecnologica Deep Green reso possibile da un investimento di 200 milioni di sterline da parte di Octopus Energy, gruppo energetico britannico specializzato in rinnovabili e soluzioni intelligenti per l’energia.

L’idea di fondo è molto semplice: il data center, delle dimensioni di una lavatrice, riscalda un serbatoio pieno di un olio biodegradabile, che viene poi pompato in uno scambiatore di calore per riscaldare la piscina. Il trasferimento di energia all’acqua raffredda contemporaneamente le apparecchiature.

Il meccanismo è stato sperimentato lo scorso anno a Exmouth, nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, ed è probabile che il nuovo investimento annunciato lunedì 15 gennaio porti all’estensione di questa innovativa soluzione energetica ai centri ricreativi in ​​tutto il Paese nei prossimi due anni.

Mark Bjornsgaard, amministratore delegato di Deep Green, ha illustrato le potenzialità del progetto: “Se solo l’1% della domanda di data center nel Regno Unito funzionasse sui nostri server, potremmo implementarli in ogni piscina pubblica del Paese”, ha affermato, lasciando intuire che l’idea potrebbe andare ben oltre la fornitura di energia per le piscine. “Abbiamo ricevuto interesse da un’ampia gamma di altri potenziali partner – ha aggiunto – che potrebbero sfruttare il nostro calore gratuito, come le reti di teleriscaldamento”.

Recupero del calore: una fonte di risparmio

L’elaborazione dei dati genera solitamente molto calore, che viene puntualmente sprecato. Luoghi ad alta intensità energetica, colpiti dall’impennata delle bollette, potrebbero quindi trarne giovamento

Il 96% dell’energia immessa nei data center viene trasformata in calore, il cui trasferimento porterebbe un risparmio di gas per le piscine calcolato circa al 62%. A Exmouth una piscina pubblica è riuscita a ridurre la bolletta del riscaldamento di oltre il 60%, risparmiando 20mila sterline e dando a Deep Green il raffreddamento gratuito delle apparecchiature che le ha permesso di accumulare vantaggio competitivo sui data center tradizionali. Per non parlare del contenimento dell’impatto ambientale, con circa 25,8 tonnellate di CO2 evitate.

Zoisa North-Bond, amministratrice delegata di Octopus Energy Generation, ha dichiarato: “Per affrontare frontalmente la crisi energetica, abbiamo bisogno di soluzioni innovative a problemi insoliti. Utilizzando il calore in eccesso dei data center, Deep Green risolve due problemi con un’unica soluzione. Non vediamo l’ora di implementarlo rapidamente e di avere un impatto positivo su un numero ancora maggiore di persone mentre ci dirigiamo verso un futuro energetico più pulito ed economico”.

I 200 milioni di sterline provenienti da Octopus Energy sono stati stanziati attraverso l’Octopus Energy Transition Fund (Oetf), lanciato nel 2023 per sostenere le aziende attive nella decarbonizzazione. Attraverso questo fondo Octopus ha anche sostenuto la società di pompe di calore geotermiche Kensa Group.

Teleriscaldmento: l’esempio londinese

Alcuni data center condividono già il calore in eccesso con le comunità, spesso tramite reti di teleriscaldamento. Un progetto di questo tipo è stato annunciato lo scorso anno a Londra, e vedrà 10mila nuove case collegate a un vicino centro di storage dati per utilizzarne l’energia di scarto.

Nei quartieri londinesi di Hammersmith, Fulham, Brent ed Ealing la “Old Oak and Park Royal Development Corporation” sarà la prima nel suo genere a riciclare il calore di scarto proveniente dai data center per fornire riscaldamento alla comunità locale: lo farà attraverso una rete di calore – resa possibile grazie allo stanziamento di 36 milioni di sterline di finanziamenti governativi – che collegherà 10mila case e 250.000 metri quadrati di spazi commerciali.

L’approccio di Deep Green è però diverso, perché invece di avere un grande data center in un’unica posizione, lo divide in unità più piccole e le distribuisce in diversi punti. Le apparecchiature di Deep Green installate in loco non richiedono autorizzazioni di pianificazione e possono quindi essere operativi in ​​poche settimane.

Il futuro dei data center in Europa

Il settore sta iniziando a interrogarsi sulla sua crescente domanda di energia e sulle emissioni di carbonio ad essa associate. Circa il 45% dei consumi di un data center tradizionale è dovuto soltanto al raffreddamento.

Prevedendo che in futuro i centri di storage dati europei avranno un bisogno sempre maggiore di energia, dato che il loro consumo elettrico – che nel 2018 ammontava a 76,8 TWh – è destinato ad aumentare di circa il 30%, fino a 98,5 TWh, entro il 2030, l’Unione europea ha messo in cantiere lo scorso 11 dicembre un regolamento sulla base della direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica (EED), entrata in vigore il 10 ottobre 2023, che dovrebbe obbligare i data center dell’Ue con un consumo energetico annuo superiore a 2780 MWh a rendere pubbliche le proprie prestazioni energetiche.

Gli operatori di settore dovranno riferire su vari aspetti della sostenibilità, tra cui l’efficienza energetica, l’impronta di carbonio, il consumo di acqua, la gestione dei rifiuti, l’impatto sulla biodiversità, i diritti umani, le pratiche di lavoro e la sicurezza informatica.

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