Sostituire la vecchia caldaia con una a condensazione

  • 4 Marzo 2013

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1. INTRODUZIONE

La dipendenza dalle importazioni di energia è destinata a crescere, in assenza di misure urgenti specifiche. L’Europa importa più della metà dell’energia che utilizza e, in assenza di un cambio di rotta, tale trend aumenterà entro il 2030.

La “fotografia” ai giorni nostri testimonia che, in Europa, l’utilizzo di energia è una fonte importante di emissioni ed è responsabile della maggior parte dei gas a effetto serra rilasciati in atmosfera.

Di tutta questa energia oltre il 40% è consumato dagli edifici, come confermato dalla direttiva 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell’edilizia, che sancisce il principio secondo cui è necessario agire prioritariamente in questo settore con misure atte a ridurre il consumo energetico e promuovere l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. All’interno di un edificio, poi, circa l’80% dell’energia utilizzata è asservita al riscaldamento e alla produzione di acqua calda.

Ecco perché, in questo contesto, le caldaie a condensazione si prestano come un’ottima soluzione per colmare quelle lacune di efficienza e prestazioni del parco impiantistico esistente, senza la necessità di interventi importanti ed eccessivamente onerosi per l’utente finale.

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2. LA TECNOLOGIA DELLA CONDENSAZIONE

La condensazione rappresenta una delle tecnologie più avanzate tra quelle disponibili oggi sul mercato, che consente di ottenere un significativo aumento del rendimento utile rispetto ai generatori tradizionali, sia in termini di rendimento istantaneo che stagionale.

Come noto, nella gran parte degli impianti di riscaldamento esistenti il calore per riscaldare gli ambienti in cui viviamo è generato tramite la combustione in una caldaia di un combustibile, sia esso gas naturale, gasolio o altro.

Tecnicamente la combustione è una reazione di ossidazione del combustibile con un comburente (l’ossigeno dell’aria) che genera come prodotti dei gas combusti caldi (i fumi) e, eventualmente, ceneri. In caldaia il calore sviluppato dalla combustione viene trasferito dai fumi caldi all’acqua dell’impianto di riscaldamento. L’acqua calda è poi distribuita ai vari terminali d’impianto (radiatori, pannelli radianti, ventilconvettori, ecc.) dove cede agli ambienti il calore necessario al loro riscaldamento.

Ciò premesso, è evidente che tanto maggiore sarà il raffreddamento dei fumi in caldaia, tanto maggiore sarà il rendimento della stessa, dato che a pari combustibile bruciato un raffreddamento più spinto “estrarrà” dai fumi e cederà all’acqua una quantità d’energia maggiore.

Raffreddando i fumi sotto una certa temperatura (detta temperatura di rugiada dei fumi) si ottiene però un altro notevole vantaggio: il vapore acqueo prodotto dall’ossidazione dell’idrogeno contenuto nel combustibile comincia a condensare, cedendo il suo calore latente di condensazione. Tale calore può essere utilmente trasferito in caldaia all’acqua dell’impianto. Con il gas naturale e gli attuali bruciatori il punto di rugiada dei fumi è intorno a 55 °C.

L’elemento d’innovazione nei generatori di calore a condensazione è quindi dato dalla possibilità di raffreddare i fumi fino a farne condensare il vapore d’acqua contenuto, recuperandone (almeno in parte) il calore latente di condensazione.

Ricapitolando, dal punto di vista tecnico gli incrementi di rendimento sono ottenuti essenzialmente grazie a due condizioni: il recupero del calore latente di condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi e generatosi dall’ossidazione dell’idrogeno presente nel combustibile (con un incremento di rendimento pari a circa il 9%) e il maggior recupero di calore sensibile dei fumi, grazie al più spinto raffreddamento, che garantisce circa 4 punti in più di rendimento.

Il motivo per cui la tecnica della condensazione non è stata utilizzata in passato è dovuto al fatto che le condense che si formano in camera di combustione sono acide (pH circa 4) perché il vapore acqueo si combina con gli altri prodotti della combustione: CO2, NOx, SOx formando una miscela di acidi carbonico, nitrico e solforico (quest’ultimo ovviamente se è presente zolfo nel combustibile), che corrode i materiali tradizionali.

La ricerca di efficienze energetiche sempre più elevate, dettata da motivi economici e ambientali, l’evoluzione tecnologica nella lavorazione dei materiali e la conseguente riduzione dei loro costi, ha portato ormai da diversi anni alla diffusione delle caldaie a condensazione.

È fondamentale però sottolineare che una caldaia a condensazione non condensa a priori il vapore nei fumi, ma bisogna metterla in condizioni di poterlo fare, ossia porla nelle condizioni di lavorare correttamente.

Recupero del calore latente e ampie superfici di scambio portano questi apparecchi ad avere rendimenti maggiori del 100% sul potere calorifico inferiore del combustibile. L’apparente paradosso del superamento della soglia del 100% si spiega considerando che, l’energia messa a disposizione da un combustibile è individuata dal suo potere calorifico; questo si distingue in inferiore (PCI) e superiore (PCS). La differenza tra potere calorifico superiore e inferiore sta proprio a indicare se il calore latente del vapore acqueo generato dalla combustione è perso (potere calorifico inferiore) o recuperato (potere calorifico superiore).

Normalmente il rendimento delle caldaie tradizionali è calcolato prendendo come riferimento il PCI. Ciò spiega come sia possibile che una caldaia a condensazione abbia un rendimento maggiore del 100%. Più correttamente il rendimento andrebbe sempre calcolato sul PCS.

In parole più semplici le caldaie a condensazione, sfruttando anche il calore latente di condensazione del vapore acqueo, permettono di recuperare dai fumi una maggiore energia rispetto alle caldaie tradizionali, garantendo così rendimenti maggiori.

Inoltre le caldaie a condensazione lavorano a temperature medie più basse rispetto alle caldaie tradizionali, ciò permette una riduzione delle perdite di calore al mantello. La bassa temperatura di scarico dei fumi limita inoltre il tiraggio naturale e quindi la circolazione d’aria parassita a bruciatore spento, con conseguente riduzione delle perdite termiche per ventilazione.

Tradotto per l’utente finale, ciò significa che le potenzialità di tale tecnologia portano a vantaggi che si possono riassumere in costi ridotti di gestione, affidabilità e basse emissioni inquinanti.

Affinché una caldaia a condensazione lavori correttamente sono necessarie alcune condizioni:

– Il bruciatore deve modulare la potenza regolando sia la portata di gas, sia quella d’aria. Senza entrare nei dettagli, se ai bassi carichi il bruciatore riduce solo la portata di gas e non quella d’aria, si ha una “diluizione” dei fumi che limita o impedisce la condensazione;

– la superficie di scambio della caldaia deve essere adeguata, garantendo la più bassa differenza di temperatura possibile tra i fumi in uscita dalla caldaia e l’acqua di ritorno dall’impianto.

A tal proposito, va detto che la temperatura di ritorno dell’acqua deve essere la più bassa possibile, in tutte le condizioni di carico. Questa condizione è fondamentale: se l’acqua di ritorno è troppo calda, non sarà in grado di raffreddare i fumi sotto alla loro temperatura di rugiada, impedendo la condensazione. In sede di progetto o rifacimento d’impianto ciò si ottiene curando la scelta delle circuitazioni, delle portate d’acqua in caldaia e delle logiche di regolazione.

– è bene inoltre che la caldaia funzioni il più possibile a carichi ridotti ossia che sia in grado di seguire il carico termico, evitando logiche di funzionamento di tipo on-off.

La caldaia a condensazione deve quindi essere messa in condizioni di lavorare bene, inutile acquistare un’auto sportiva se poi ci si muove su strade sconnesse dove non la si può sfruttare!

Ciò premesso, la sostituzione di un vecchio generatore di calore con una caldaia a condensazione porta sicuramente a un risparmio energetico, ma va ricordato che il risparmio si misura su base stagionale e non sulle mere prestazioni nominali di un apparecchio: un impianto mal gestito e regolato consumerà sempre più del necessario, anche con caldaie a condensazione.

Il miglioramento delle prestazioni sarà quindi tanto maggiore quanto più si curerà l’intero sistema edificio-impianto: circuitazioni corrette per l’allacciamento della caldaia consentendole di condensare in tutte le condizioni di carico, regolazioni accurate e a portata variabile, oltre ovviamente a interventi di isolamento termico dell’edificio possono abbattere significativamente i consumi del 20-30%.

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3. REGOLE PER UNA CORRETTA INSTALLAZIONE

Come visto la tecnica della condensazione si basa su principi tecnici ben diversi da quelli tradizionali per cui impone l’adozione di accorgimenti specifici per la risoluzione di possibili problematiche legate allo smaltimento delle condense.

Da queste considerazioni emerge un primo e fondamentale insegnamento: perché un prodotto trovi larga diffusione nel mercato, deve produrre effetti utili a vantaggio di operatori e utilizzatori, deve consentire risparmi economici ed energetici, ma deve anche essere necessariamente accompagnato da un adeguato supporto normativo che ne faciliti e disciplini l’utilizzo.

E’ evidente che le caldaie a condensazione, pur costituendo una tipologia di apparecchi con soluzioni tecniche innovative tale da collocarle al di fuori della usuale classificazione degli apparecchi utilizzatori a gas, non possono e non devono in linea di principio avere caratteristiche costruttive e funzionali in disaccordo con le norme di sicurezza o con le regole di buona tecnica, valide per gli apparecchi e le installazioni tradizionali.

Ciò è ormai possibile già dal luglio 2003, data di pubblicazione della norma UNI 11071Impianti a gas per uso domestico asserviti ad apparecchi a condensazione e affini. Criteri per la progettazione, l’installazione, la messa in servizio e la manutenzione”, punto di riferimento per gli impianti con apparecchi a condensazione di potenza termica nominale non maggiore di 35 kW.

I contenuti di detta norma sono il risultato dell’analisi di tutti gli aspetti installativi connessi all’utilizzo di apparecchi a condensazione o similari (intendendo con “similare” un apparecchio che, in virtù di un rendimento particolarmente elevato può necessitare dell’evacuazione delle condense formatesi nei condotti da fumo a valle dell’apparecchio stesso).

Per la progettazione dell’impianto interno e la ventilazione dei locali, la norma rimanda poi alle relative UNI 7129 e UNI 7131.

Costringere il vapore acqueo presente nei fumi a ripercorrere in senso inverso la trasformazione, in una parola sola a condensare, significa in definitiva andare a recuperare dai fumi una consistente quantità di energia altrimenti persa nei fumi di scarico.

Una caldaia a condensazione deve essere pensata, progettata, realizzata e installata in modo da trarre il maggior vantaggio possibile derivante dalle sue peculiarità, cosa non possibile con altri generatori non a condensazione nei quali tale energia residua viene fatalmente dispersa.

L’abbattimento della temperatura dei fumi comporta fenomeni secondari quali la generazione di condensati che hanno un grado di acidità che si aggira mediamente, per impianti a gas, tra pH 3,5 e 4,5.

Questo obbliga progettisti e installatori a scegliere materiali adeguati quali ABS, PVC e HPE, per allontanare le condense formatesi all’interno dell’apparecchio e nei prodotti della combustione. Questi sono in grado di resistere all’aggressione delle condense per tutta la vita dell’impianto.

 

    3.1 La norma UNI 11071: gli aspetti più significativi

Dalle considerazioni sin qui espresse appare evidente che molta parte della norma è riservata alle condense, alla realizzazione del sistema di scarico così come ai sistemi per l’evacuazione dei prodotti della combustione. Questi aspetti consentono all’UNI 11071 di assumere l’importanza che le compete divenendo così il testo fondamentale per l’installazione di caldaie a condensazione con potenza non maggiore di 35 kW.

Lo scarico condense

Il cap. 5 è interamente dedicato a tali problematiche; vengono valutate le tipologie di materiali, la  posa in opera dell’apparecchio nonché dei sistemi di scarico delle condense.

Vengono quindi indicate le operazioni per le verifiche di collaudo volte ad accertare l’accuratezza del lavoro svolto. Infine l’ultima parte del cap. 5 è riservata al controllo e alla manutenzione del sistema di scarico delle condense.

Nell’appendice B si affrontano le problematiche relative al trattamento delle condense, comparando la loro acidità con la basicità dei reflui domestici. Ne risulta che i due fenomeni si compensano per cui esiste la concreta possibilità di scaricare la condensa direttamente in fognatura o, come richiesto dalla normativa vigente, va semplicemente previsto un trattamento chimico per ripristinare la neutralità del pH.

Nella appendice B2 si affrontano le problematiche relative al dimensionamento dell’impianto di scarico delle condense sulla base del quantitativo di condensa prodotto dall’apparecchio a condensazione a seconda della tipologia di gas. A titolo indicativo si può affermare che una caldaia a gas metano da 24 kW produce nell’arco delle 8 ore giornaliere una quantità di condensa pari a circa 30 litri.

Negli apparecchi a condensazione la produzione di condensa avviene sia all’interno del generatore, sia nel sistema di scarico fumi, funzionante a umido e asservito all’apparecchio.

Se da un lato il costruttore progetta un sistema di raccolta e smaltimento delle condense per il generatore, l’installatore dovrà porre attenzione nella realizzazione del sistema realizzato in opera, cioè quello che va dal sistema di raccolta dell’apparecchio e/o condotto scarico fumi fino al collegamento con la rete fognaria.

Nella norma, sempre all’appendice B, salve diverse indicazioni del costruttore, si raccomanda di adottare, nel caso di un singolo apparecchio, una sezione dei condotti dell’impianto, non minore della sezione del tubo di scarico condense dell’apparecchio stesso. Il sistema dovrà garantire: la tenuta ai condensati e ai prodotti della combustione, non facendoli fuoriuscire in ambiente o in fogna; evitare ristagni, congelamenti e avere disgiunzioni ispezionabili.

All’installatore è richiesta una verifica della funzionalità del sistema installato e collegato alla rete fognaria. Questa verifica verrà effettuata contemporaneamente alla messa in servizio degli apparecchi d’utilizzazione, come indicato nella UNI 7129, e consisterà nella verifica del corretto collegamento dell’apparecchio al sistema di scarico e alla funzionalità di quest’ultimo.

Quando non esistono indicazioni del costruttore, la prova di funzionalità del sistema consiste nel verificare la capacità di scarico in cinque minuti di un quantitativo minimo di condensati al variare della potenza del generatore, come riportato nel prospetto 1 della norma al punto 5.4.

Sempre allo stesso punto vengono anche date le indicazioni per le operazioni di verifica e manutenzione del sistema di scarico condense.

I condensati prodotti dalla combustione vengono prevalentemente scaricati in fogna. La norma ricorda il rispetto della legge vigente in materia di scarichi, anche quella locale.

Posa in opera del sistema (par. 5.3)

Il paragrafo considera tutta una serie di casistiche che occorre scrupolosamente osservare e che riguardano il collegamento tra apparecchio e impianto di smaltimento reflui domestici e il rispetto di talune misure fondamentali. L’appendice B fornisce indicazioni sulle modalità di esecuzione dell’impianto di scarico delle condense.

I sistemi fumari

Per quanto riguarda i sistemi fumari, i contenuti della norma sono molto ricchi di dettagli in merito, grazie anche alle recenti novità normative.

I sistemi fumari asserviti agli apparecchi a condensazione e affini sono sistemi ad umido; pertanto devono possedere caratteristiche idonee, dichiarate dal costruttore del sistema stesso, in alternativa garantite dal costruttore dell’apparecchio che fornisce anche la fumisteria omologata.

Nella norma vengono riportati al punto 7.2 i requisiti generali che devono possedere i sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione. Nella maggior parte dei casi i condotti fumari delle caldaie a condensazione funzionano in pressione e ad umido.

Nella norma, all’appendice C, viene riportata una tabella dove sono definite le caratteristiche dei sistemi fumari in funzione alla collocazione, pressione di esercizio e valore della perdita ammessa.

I condotti fumari devono resistere all’aggressione delle condense; la norma richiede (par. 7.2.5) che il materiale dei componenti del sistema fumario sia di classe W1 secondo la designazione dell’UNI EN 1443.

Il prodotto camino, per essere commercializzato, deve essere marcato CE; le modalità di marcatura devono seguire le disposizioni delle norme di prodotto dei singoli componenti. Queste norme impongono specifiche prove e riportano le relative modalità di marcatura. Se consideriamo, ad esempio, i camini metallici, questi seguiranno le disposizioni della EN 1856 Camini – Requisiti per camini metallici.

I sistemi di scarico fumi funzionanti ad umido, corrono il rischio del congelamento delle condense; la norma raccomanda di evitare la formazione di ghiaccio durante il funzionamento (par. 7.2.2). Pertanto richiede la verifica della temperatura della parete interna dei condotti d’evacuazione dei fumi che deve essere in ogni punto del sistema, lungo tutta la sua lunghezza, non minore di 0°C.

Nella norma vengono date indicazioni per le caratteristiche dei canali da fumo e dei condotti di evacuazione dei prodotti della combustione (par. 7.3).

Il canale da fumo non è parte integrante dell’apparecchio, mentre il condotto di evacuazione è fornito dal costruttore dell’apparecchio come parte integrante dell’apparecchio stesso. I punti più importanti da rispettare, per questi componenti del sistema fumario, sono la capacità di resistere nel tempo alle sollecitazioni meccaniche, al calore e all’aggressione dei condensati.

I materiali utilizzati per garantire la tenuta devono resistere al calore, condizioni di umido e corrosione. Devono anche essere visibili e ispezionabili.

Inoltre, solo per apparecchi di tipo B a tiraggio forzato e C, se il costruttore lo prevede, è possibile installare il condotto/canale da fumo, con pendenza in direzione camino/canna fumaria/condotto per intubamento posto a valle, purché sia dotato di collegamento all’impianto scarico condense.

Per le condizioni di installazione e dimensionamento del canale da fumo, la norma rimanda all’UNI 7129. Le condizioni di installazione sono di norma definite dal costruttore dell’apparecchio; in caso di loro assenza la norma definisce la distanza minima dai materiali combustibili.

Per il comignolo, oltre ai concetti dell’UNI 7129 per installazione e al rispetto delle quote di sbocco, la norma prescrive che le modalità costruttive consentano di evitare il congelamento delle condense e la fuoriuscita all’esterno del sistema.

In merito alle canne fumarie, collettive e ramificate, la norma precisa che devono essere dotate di sistemi di raccolta condensa, in particolare le CCR (canne collettive ramificate) devono avere il dispositivo di raccolta anche sui secondari; inoltre, mette in evidenza la necessità del progetto e la certificazione delle stesse da parte delle ditte costruttrici o di tecnici qualificati.

Molto spazio viene dedicato ai sistemi intubati, sia per la facilità d’installazione, sia per le soluzioni impiantistiche offerte da questa tecnica; l’intubamento di camini/canne fumarie/cavedi può essere realizzato con componenti in materiale plastico o metallico.

I componenti di un sistema intubato devono essere garantiti dal costruttore; in particolare, deve essere garantito il mantenimento nel tempo delle caratteristiche di tenuta, resistenza meccanica, termica e l’azione dei prodotti della combustione e loro condense.

Per chiudere l’argomento sui sistemi intubati, la norma riporta alcune indicazioni riguardo ai requisiti dimensionali richiesti per condotti in pressione positiva e prospetta alcuni esempi di intubamento in condotti con sezione circolare, quadrata e per sistemi multipli.

Per questi ultimi sono richiesti requisiti specifici. Nella norma è posta l’attenzione sulle modalità di scarico con terminali diretti a tetto o in facciata.

Scarico a parete

Un ulteriore vantaggio della caldaia a condensazione sono le basse emissioni inquinanti. Infatti per ottimizzare il processo di combustione l’apparecchio adotta un bruciatore a premiscelazione che permette di ridurre al minimo i consumi di gas e l’emissione di sostanze nocive. La miscela aria/gas è realizzata completamente all’interno del dispositivo ventilatore, controllato elettronicamente, che la soffia direttamente sul bruciatore.

In tal modo è garantito il rapporto ottimale aria/gas. La combustione risulta oltre che efficiente anche estremamente pulita con emissioni di NOx e CO  bassissime.

Tra l’altro questo sistema di combustione, così sofisticato e preciso, garantisce un rendimento costante in tutto il campo di funzionamento dell’apparecchio, assicurando ulteriori importanti risparmi energetici, impossibili da ottenere con bruciatori atmosferici tradizionali.

Tutto ciò doverosamente premesso giustifica quanto andremo a dire più avanti a proposito dello scarico a parete, opzione prevista anche dalla norma UNI 11071 (par.7.7) pur in ottemperanza di talune situazioni.

Per agevolare e velocizzare ulteriormente il processo di trasformazione di mercato e di sostituzione accelerata dei vecchi impianti più energivori è stata prevista espressamente la possibilità di scaricare i fumi direttamente in facciata utilizzando condotti orizzontali di evacuazione dei prodotti della combustione di lunghezza notevolmente più ridotta rispetto alle canne fumarie a tetto.

Infatti la tecnologia della caldaie a condensazione, con espulsione dei fumi in pressione a mezzo di ventilatore e contenenti umidità, non è idonea secondo le norme di buona tecnica ad espellere i fumi nelle vecchie canne fumarie condominiali di tipo CCR, concepite e sviluppate per apparecchi senza ventilatore e con fumi molto più caldi e meno umidi, e in genere realizzate con materiali contenenti eternit.

In Italia la materia è regolata dalla Norma Tecnica UNI 7129 – Parte 3 (Ed. 2008), che agli artt. 4.3.3. / 4.4.3. / 4.5.4 fornisce le indicazioni tecniche per l’installazione dei terminali di scarico a parete. Tale modalità di installazione è espressamente consentita come alternativa nella Norma UNI 7129 nella generalità dei casi, a condizione che si rispetti la legislazione vigente.

La recente pubblicazione del Decreto Legge “Crescita-bis”, convertito nella Legge n. 221 del 17 dicembre 2012, in vigore dal 19 dicembre 2012 tra gli altri provvedimenti al suo interno, consente,  nel caso d’installazione di caldaie a condensazione ad alta efficienza energetica, lo scarico dei fumi a parete, purché si rispettino le prescrizioni tecniche della norma UNI 7129-3:2008.

Pertanto chi installa una caldaia a condensazione potrà scaricare i fumi a parete, mentre per l’installazione di tutti gli altri tipi di impianti termici ci sarà l’obbligo di collegamento a camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio.

In particolare, la nuova legge – che va ad abrogare quanto sinora veniva stabilito dall’art. 5, comma 9 del D.P.R. n. 412/1993 – prevede che:

(Art.34, comma 53) “Gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione vigente, fatto salvo quanto previsto dal periodo seguente. Qualora si installino generatoti di calore a gas a condensazione che, per valori di prestazione energetica e di emissioni nei prodotti della combustione, appartengano alla classe ad alta efficienza energetica, più efficiente e meno inquinante, prevista dalla pertinente norma tecnica di prodotto UNI EN 297 e/0 UNI EN 483 o UNI EN 15502, il posizionamento dei terminali di tiraggio avviene in conformità alla vigente norma tecnica UNI 7129 e successive integrazioni”.

In questo modo, l’obbligo di scaricare a tetto è diventato generale e l’unica eccezione viene ammessa solo nel caso di installazione di generatori di calore a gas a condensazione aventi le caratteristiche citate, purché si rispettino le prescrizioni indicate dalla norma UNI 7129-3:2008 (es. corretto posizionamento dei terminali di scarico nella parete, distanze da balconi e finestre; aperture di aerazione/ventilazione).

La nuova normativa prevede quindi che, in caso di distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato, di trasformazione da centralizzato ad autonomo, di ristrutturazioni della totalità degli impianti autonomi appartenenti allo stesso edificio, per le caldaie a condensazione non ci sia più l’obbligo di scaricare a tetto, bensì la possibilità di scaricare a parete. Ciò vale anche in caso di singola sostituzione della caldaia, qualora il sistema non sia idoneo a ricevere lo scarico di tali apparecchi ovvero una delle situazioni più probabili che si verifica nel nostro patrimonio edilizio.

Con l’emendamento sparisce inoltre il riferimento alle diverse disposizioni legislative locali più restrittive e quindi le nuove disposizioni varranno incondizionatamente su tutto il territorio nazionale senza deroghe.

In ambito nazionale, per completare il quadro normativo di riferimento sull’argomento, è doveroso citare l’esistenza del progetto di norma CIG E.01.08.929.0 per impianti con generatori di potenza maggiore di 35 kW. Questo, superata l’inchiesta pubblica in corso, si prevede possa diventare norma entro la primavera prossima.

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4. L’INTEGRAZIONE CON LE FONTI RINNOVABILI

Nell’ambito degli obiettivi assegnati dall’Europa al nostro Paese per il 2020, la produzione di calore e acqua calda con fonti rinnovabili termiche dovrà essere ampiamente incrementata e in particolare il solare termico dovrà più che triplicare il proprio contributo nei prossimi anni.

Questo ambizioso traguardo sarà raggiungibile non solo con lo sviluppo delle rinnovabili in sé e per sé, ma anche e soprattutto con una forte attenzione verso l’efficienza energetica e al contenimento dei consumi negli edifici. Proprio per questo nel prossimo futuro è ipotizzabile una sempre maggior diffusione di sistemi integrati con caldaie a condensazione e pannelli solari termici, anche sulla spinta delle imminenti direttive Ecodesign e Labelling, che prevedranno requisiti minimi di prestazione degli impianti e una loro classificazione energetica.

ln linea generale l’abbinamento di un sistema solare termico per la produzione della sola acqua calda sanitaria e di un moderno generatore di calore (sia autonomo oppure anche centralizzato) nelle abitazioni di una palazzina modernamente isolata può contribuire a ridurre significativamente il fabbisogno energetico complessivo per una quota di più del 50% rispetto alle utenze di una casa già isolata secondo lo standard edilizio del 2006.

Ciò è testimoniato anche dalle risultanze di uno studio commissionato da Assotermica e sviluppato da un gruppo di ricerca universitario del Politecnico di Milano e del LEAP di Piacenza, che ha messo a confronto diversi sistemi di riscaldamento in una palazzina di medie dimensioni al variare delle caratteristiche tecniche e stratigrafiche dell’involucro edilizio:

Non da ultimo è ipotizzabile in futuro anche la diffusione di sistemi più complessi con caldaia a condensazione e pompa di calore, che possono combinarsi tra loro dando vita ai cosiddetti “sistemi ibridi”; l’obiettivo è di sfruttare più tecnologie per potere realizzare impianti termici “ibridi” con elevate efficienze e drastiche riduzioni dei consumi.

Caratteristica di questi sistemi più complessi è quella di massimizzare l’efficienza nell’utilizzo dell’energia per la climatizzazione. Le aziende del settore stanno infatti sviluppando sistemi di gestione energetica in grado di scegliere autonomamente il “generatore” più efficiente a disposizione sulla base della domanda, grazie alla conoscenza unica e approfondita dei componenti del sistema da sempre sviluppati e prodotti in larga scala.

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5. GLI INCENTIVI PER LA CONDENSAZIONE

La legge 27.12.2006, n. 296 (Finanziaria 2007) ha introdotto le agevolazioni relative agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, che comprendono, tra gli altri, la sostituzione di impianti di climatizzazione con impianti dotati di caldaie a condensazione e la contestuale messa a punto del sistema di distribuzione.

Successivi provvedimenti, tra i quali il decreto legge n. 83/2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 giugno 2012, hanno prorogato questi incentivi fino al 30 giugno 2013.

Gli interventi ammissibili – per una detrazione d’imposta del 55% fino a un massimo di 30.000 € da ripartire in dieci quote annuali di pari importo – riguardano, oltre alla fornitura del generatore a condensazione, lo smontaggio e la dismissione dell’impianto esistente, la posa in opera e le prestazioni professionali ed eventuali interventi sulla rete di distribuzione, sui sistemi di trattamento dell’acqua, sui dispositivi controllo e regolazione nonché sui sistemi di emissione.

E’ bene ricordare che la stessa ENEA, presentando i risultati delle detrazioni fiscali, ha evidenziato come, tra tutti gli interventi incentivati, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con generatori di calore a condensazione sia tra i più convenienti per quel che riguarda il rapporto costi e benefici.

Assotermica sta pertanto lavorando per rendere stabile e strutturale la detrazione del 55% e sta formulando alcune proposte per renderla ancora più efficacia, tra le quali quella di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di recupero dell’incentivo.

Recentemente è stato anche introdotto un ulteriore meccanismo incentivante, sul modello del Conto Energia, destinato alle rinnovabili termiche e ai piccoli interventi di efficienza energetica (tra cui la sostituzione della vecchia caldaia con una a condensazione), principalmente per agevolare gli interventi di sostituzione degli impianti nella Pubblica Amministrazione. Tale decreto è frutto di un’intensa attività che Assotermica ha sviluppato nell’ultimo anno per sensibilizzare le Istituzioni sull’importanza delle tecnologie impiantistiche legate all’edilizia e prevede un incentivo fino a un massimo del 40% della spesa sostenuta, restituito in un periodo di 5 anni fino a un massimo cumulato di 2.300 € per generatori sotto i 35 kW e 26.000 € per generatori di potenza superiore.

Le caldaie a condensazione, sia condominiali che unifamiliari, possono dare origine anche ai “certificati bianchi”, ovvero a dei titoli di efficienza energetica che sono scambiati sul mercato con un valore economico. Tali titoli sono emessi dal Gestore del Mercato Elettrico a fronte di risparmi energetici verificati e certificati dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e sono finalizzati a promuovere interventi di miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali. Principali soggetti beneficiari accreditatisi nel corso degli ultimi anni per la presentazione di progetti ai fini dell’ottenimento dei TEE sono le ESCO, Società di Servizi Energetici e i Soggetti con Energy Manager, che in cinque mesi hanno raddoppiato il peso dei propri progetti in termini di TEE emessi.

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6. IL MERCATO IN ITALIA

In definitiva l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili (termiche in particolare) sono materie di rilevanza strategica, sia a livello industriale – se si considerano i numerosissimi investimenti che vengono compiuti dalle imprese italiane o che operano in Italia – sia per l’intero sistema Paese. Le tecnologie impiantistiche nazionali in grado di fornire energia per gli impianti di riscaldamento, condizionamento e produzione di acqua calda, consentono di integrare “efficienza energetica e impiego di rinnovabili termiche”, con costi di gestione nettamente inferiori, valorizzando di conseguenza lo stesso patrimonio immobiliare che li ospita.

In Italia abbiamo un parco caldaie di oltre 19 milioni di unità installate, tra sistemi autonomi e centralizzati, composto per la maggior parte da apparecchi di età avanzata con rendimenti piuttosto bassi ed elevati consumi ed emissioni. Si stima addirittura che più di 7 milioni di caldaie siano antecedenti alla direttiva 90/396/CE sugli apparecchi a gas, ovvero abbiano più di 15 anni di età.

Il paradosso è proprio quello che vede da tempo le aziende italiane esportare con successo le loro eccellenze all’estero, ma trovare notevoli difficoltà sul mercato domestico, purtroppo anche a causa di una politica che non riesce a cogliere tutte le potenzialità e le opportunità di un settore strategico per l’economia nazionale.

Ad oggi possiamo stimare che su un mercato nazionale di circa 850.000 caldaie vendute annualmente, poco meno del 30% siano a condensazione ovvero ancora troppo poco rispetto a quello che avviene all’estero. Ciò a maggior ragione se consideriamo che sono ancora poche le famiglie che hanno riammodernato l’impianto termico negli ultimi anni.

Le potenzialità sono comunque elevate perché la tecnologia ben si adatta alle molteplici casistiche edilizie e, soprattutto in prospettiva di sostituzione degli impianti esistenti, costituiscono una tra le soluzioni più efficaci e convenienti.

Una testimonianza di queste potenzialità è emersa anche dal lavoro della Task Force Efficienza energetica di Confindustria, che in cinque anni di attività ha individuato i settori più promettenti ai fini del risparmio energetico con l’obiettivo di indirizzare le Istituzioni verso una politica per l’efficienza di medio-lungo periodo.

La sintesi di quanto emerso, in termini di potenziale di risparmio energetico nel periodo 2010-2020, è ben documentata dal diagramma a fianco, che vede la condensazione tra le tecnologie più “attrattive” per quel che riguarda il rapporto tra costi e benefici, per il singolo e per le casse dello Stato.

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