L’Italia destinerà un miliardo di euro per rifinanziare il fondo nazionale per i semiconduttori, componente fondamentale per la transizione energetica in quanto base tecnologica di gran parte delle apparecchiature necessarie alla decarbonizzazione.
Sulla Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il Dpcm 13 giugno 2025 dal titolo “Rifinanziamento del fondo per promuovere la ricerca e lo sviluppo della tecnologia dei microprocessori e l’investimento in nuove applicazioni industriali di tecnologie innovative”. Il documento è stato registrato alla Corte dei conti il 12 agosto 2025
All’articolo 1 del Dpcm si specifica che la somma da un miliardo verrà così ripartita:
- 20 milioni per il 2026
- 30 milioni per il 2027
- 50 milioni per ciascuno degli anni dal 2028 al 2030
- 100 milioni per ciascuno degli anni dal 2031 al 2038.
Risorse che saranno utilizzati per sostenere la crescita e lo sviluppo tecnologico della filiera nazionale dei semiconduttori anche mediante la riconversione di siti industriali esistenti sul territorio nazionale e l’insediamento di nuovi stabilimenti.
Il sostegno verrà fornito attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo. La gestione della misura resta in capo a Invitalia.
La misura, inoltre, intende favorire l’implementazione e lo sviluppo degli ambiti produttivi connessi al settore dei semiconduttori, attraverso l’attrazione di nuovi investimenti, anche esteri, destinati alle imprese della relativa filiera.
Chi può accedere al fondo
Lo sportello del Mimit per la presentazione delle domande è stato aperto per la prima volta il 30 aprile 2024. Al lancio della misura vennero destinate risorse per 3,292 miliardi di euro.
Per essere ammessi, i progetti devono contribuire ad almeno uno di questi due obiettivi:
- sviluppo dell’industria nazionale dei semiconduttori, nelle diverse fasi che ne compongono il processo di produzione;
- crescita e sviluppo tecnologico delle imprese appartenenti alla catena di approvvigionamento dei semiconduttori.
In linea con la disciplina dei contratti di sviluppo, i programmi devono prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 20 milioni di euro.
L’impegno europeo sui semiconduttori
L’impegno economico dell’Italia nel rafforzare la filiera industriale dei semiconduttori, piuttosto esiguo soprattutto per i prossimi anni e se paragonato agli investimenti pubblici di altri paesi, si inserisce nell’accordo raggiunto lo scorso marzo con altri otto Paesi Ue (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Paesi Bassi), che compongono la cosiddetta “Semicon Coalition”, per rendere più competitive le imprese del settore (L’impegno europeo sui semiconduttori può aiutare l’Italia).
“Garantire un settore europeo dei semiconduttori resiliente e competitivo – hanno spiegato i Paesi in un comunicato congiunto (pdf) – non è solo una priorità economica, ma una necessità strategica per la prosperità e la sicurezza”.
Per garantire la sovranità tecnologica, la resilienza e l’autonomia strategica, l’Ue deve “rafforzare notevolmente la cooperazione tra governi, industria e istituti di ricerca” e “creare e coordinare congiuntamente una strategia comune per aumentare la capacità produttiva, investire nella ricerca all’avanguardia e sviluppare una forza lavoro qualificata”.
Questo approccio coordinato deve garantire che nuove tecnologie “affidabili e innovative” siano sviluppate e industrializzate nell’Ue e che le attuali posizioni di leadership dell’Europa vengano rafforzate ed estese a nuovi settori.
Un’alleanza che dovrebbe porre le basi per definire il futuro Chips Act 2.0, sul quale la Commissione europea si è impegnata a lavorare con l’obiettivo di adottarlo entro il 2026.





























