Retrofit elettrico: come le officine meccaniche diventano “meccatroniche”

Nonostante le tante difficoltà, il retrofit sta motivando alcune officine italiane a innovarsi. Con due esperienze cerchiamo di capire come gli imprenditori cercano di avvicinarsi al traguardo… quello del mercato.

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Il retrofitting, cioè la tecnologia che permette di trasformare un veicolo a motore termico in elettrico, non decolla nel nostro Paese, nonostante siamo stati tra i primi a dotarci di una legge per poterlo fare.

Tuttavia sono molte le officine italiane che stanno sperimentando questa tecnologia, in maniera artigianale o industriale, perché spinte dalla necessità ma anche dalla voglia di innovarsi.

Il retrofit in Italia

Anche se il Decreto Retrofit è stato approvato nel lontano 2015, non è riuscito a far partire la filiera della conversione in Italia. 

Soltanto nell’ottobre 2022 è stato pubblicato il regolamento che disciplina sia procedura per ricevere l’approvazione all’omologazione, sia il metodo per installare i sistemi di riqualificazione elettrica sui veicoli con motore termico.

Secondo la legislazione italiana, per poter fare retrofit le officine devono ricevere un certificato di accreditamento da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Solo in questo caso, può presentare la richiesta di omologazione di un kit di conversione del motore. Dopo un’ispezione, il Ministero può decidere se rilasciare o meno il certificato di idoneità della produzione in serie dell’impianto.

Una volta che il kit è stato montato da un installatore affiliato, la motorizzazione fa il collaudo finale, verificando che sia stato ben installato e rilascia un timbro finale. Come per la conversione al Gpl, non è previsto un crash test.

A quanto pare le difficoltà maggiori si incontrano soprattutto per il rilascio dell’omologazione finale, necessaria per far circolare sulle strade pubbliche l’automobile convertita in elettrica.

Nonostante gli ostacoli, per alcune officine italiane il retrofitting è visto come un’opportunità per innovarsi, sperimentare e aprirsi a nuovi clienti, ma anche come una necessità per salvare i posti di lavoro.

Vediamo due esempi. Una startup di Milano che fa retrofit in produzione seriale industriale e un’officina di Roma che invece produce su commissione.

Retrofit in produzione industriale di serie: Sonoelettrica.it

Tra le varie aziende italiane accreditate, che si stanno specializzando nella produzione di kit di conversione omologati per diversi modelli di auto, c’è Sonoelettrica.it srl, startup milanese che tratta il retrofit in produzione seriale.

Uno dei suoi obiettivi è aumentare e qualificare il lavoro delle officine esistenti, attraverso l’aggiornamento professionale.

Infatti l’azienda, oltre a vendere direttamente i suoi prodotti, collabora con “officine verdi”, cioè officine non più meccaniche ma meccatroniche, nelle quali si agisce con la meccanica, l’elettronica e l’informatica insieme.

Le officine verdi, dopo aver ricevuto la formazione di Sonoelettrica.it, possono installare nelle vetture dei clienti il kit retrofit fornito dalla start up. Ad oggi, alla rete hanno aderito 12 officine verdi.

Inoltre, la startup milanese collabora con “punti verdi”, cioè installatori fotovoltaici che propongono il kit retrofit alla loro clientela che, in questo modo, può ricaricare i veicoli con energia rinnovabile autoprodotta.

Caratteristiche del retrofit di Sonoelettrica.it

La società milanese ha stimato che la durata di un motore elettrico per retrofit è di 2 milioni di km, con una prima manutenzione a 500.000 km. Un periodo molto lungo da invogliare il suo riuso anche su altri veicoli di proprietà.

Infatti il kit può essere trasferito da un veicolo a un altro, di qualsiasi modello purché dello stesso range di peso del precedente. Il kit retrofit dovrà soltanto essere rinviato in azienda per un adattamento dell’intero sistema al nuovo veicolo.

Pensato soprattutto per spostamenti urbani o di ultimo miglio, il kit permette un’autonomia di 100/120 chilometri.

Retrofit su commissione: Affari Sbullonati

Un’altra officina italiana che si sta reinventando è Affari Sbullonati. Seguendo le dirette sui social di Fabio e David, a capo dell’azienda romana che restaura auto d’epoca, è possibile capire nel dettaglio come avviene il retrofit, partendo dal recupero della carrozzeria, fino ai test dei mezzi convertiti.

Un messaggio che Affari Sbullonati spesso ribadisce durante le dirette è che stanno sperimentando il retrofit per adeguarsi alle normative europee di mobilità elettrica. Questa direzione è vista come una necessità imprenditoriale e per garantire la continuità dei posti di lavoro in azienda.

Gli abbiamo quindi chiesto di raccontarci la loro esperienza con la conversione delle auto d’epoca in elettriche.

Affari Sbullonati, perché avete deciso di iniziare questa attività?

Per la notevole richiesta, prima di tutto. Siamo un’azienda privata che restaura auto storiche da anni, ovviamente con motore endotermico. Abbiamo salvato dalla pressa oltre 180 auto. Ma, in questa fase di transizione, ci arrivano richieste di clienti che vogliono restaurare le loro auto storiche, trasformandole in elettriche, oppure che vogliono acquistare direttamente da noi un’auto storica “retrofittata”. Quindi per poter continuare la nostra attività, per mantenere i nostri dipendenti, ci stiamo innovando, testando nuovi prodotti in grado di soddisfare le richieste di tutti i nostri clienti.

Dove acquistate le auto da convertire in elettriche?

Acquistiamo le auto direttamente da privati collezionisti di auto storiche, si tratta soprattutto di modelli Fiat 500 Vintage da restauro. Abbiamo per esempio realizzato e testato un prototipo di Fiat 500 Jolly Spiaggina elettrica, sulla quale abbiamo installato il nostro kit elettrico innovativo. (vedi immagine di copertina, ndr)

Perché il vostro kit elettrico sarebbe innovativo?

Perché non va a modificare la struttura e gli organi meccanici della macchina. Si smonta in 1 ora e si può rimontare il vecchio motore in altrettanto tempo, senza modificare l’auto. Ci sono altri kit in commercio che cambiano la struttura della vecchia 500 e hanno un pacco batteria enorme, sia in termini di peso che di volume: su una Fiat 500 che pesa circa 850 chili non puoi installarne 400 di batteria e motore. Il nostro kit, tra motore, cambio, batteria e accessoristica, pesa circa 170 kg.

Quali sono le caratteristiche della vostra Fiat 500 Spiaggina elettrica?

Si tratta di un progetto su commissione, quindi per il momento è un prototipo, ma che potrebbe attirare altre richieste, che soddisfaremo. Questo mezzo è in grado di percorrere circa 80/90 chilometri, un’autonomia adeguata all’uso che ne verrà fatto ma si possono aumentare sia la percorrenza in chilometri, sia la potenza, utilizzando motore o batterie più potenti. Nel veicolo sono previsti 2000 cicli di ricarica.

Dove circolerà la vostra Fiat 500 Spiaggina convertita?

La nostra Spiaggina è stata progettata per essere utilizzata in resort balneari, in proprietà private, o da collezionisti. Quindi si tratta di un mercato di nicchia.

Com’è pensato il motore elettrico del vostro prototipo?

Nel cofano anteriore c’è una cassa che racchiude il pacco batteria di trazione di 48 volt, contenente celle al litio da 6 chilowattora. Poi abbiamo il BMS, cioè la scatola con tutto il Sistema di Gestione della Batteria. C’è il caricabatterie, dotato di una presa di ricarica tipo 2, standard per i veicoli elettrici. Poi abbiamo inserito un convertitore DC-DC, che porta la tensione della batteria da 48 a 12 volt per alimentare il funzionamento di servizi, fari e frecce, originali Fiat. Come in tutte le auto, è presente anche la classica fusibiliera di protezione. Con il nostro sistema abbiamo alleggerito il peso di circa 20-22 chili.

Ci sono altri elementi sostituiti nella macchina trasformata?

All’interno della macchina è stato riposizionato il blocchetto di accensione. Poi abbiamo il nuovo acceleratore elettrico, collegato alla centralina motore, e un selettore per le marce: una avanti e una indietro. È stato poi mantenuto il cruscotto originale.

E nel cofano posteriore?

Nel cofano posteriore dell’auto non c’è nulla oltre al motore elettrico e alla centralina motore, collegata con il resto del sistema. Nel nostro prototipo si tratta di un motore elettrico di 4,5 chilowatt: sufficiente per spingere la Spiaggina a circa 70-75 chilometri orari.

Dove vendete, o pensate di vendere, l’auto trasformata elettrica?

Il nostro business è rivolto a una clientela amante del vintage e del retrofitting. I nostri mercati di riferimento sono Stati Uniti, Australia, Giappone ed Europa, in particolare Francia e Germania.

E in Italia?

In Italia ci sono difficoltà per entrare nel mercato, anche di tipo culturale e informativo. La cultura alla transizione ecologica ed energetica, quindi al cosiddetto green, dovrebbe essere insegnata fin dai primi anni di scuola.

Siete molto attivi sui social, come sono state le reazioni dei followers al vostro prototipo?

Presentando questo prototipo sui social abbiamo ricevuto molti attacchi da parte dei sostenitori del motore endotermico, ma ci teniamo a innovarci per coloro che amano spostarsi senza inquinare e senza generare rumore. Ci teniamo a sensibilizzare soprattutto la popolazione italiana del vintage, ancora pigra verso questa nuova frontiera.

Come vendete le vostre auto trasformate elettriche?

I nostri clienti acquistano le auto con un click, come se fosse un pacco su Amazon, ma per noi è importante essere in contatto con loro, per esempio tramite le dirette sui social o partecipando alle fiere. Nei giorni scorsi siamo stati alla Fiera di Bologna su auto e moto d’epoca, presentando anche la nostra Fiat 500 Spiaggina elettrica.

In Italia, il Bonus Retrofit 2023 concede un contributo statale fino a 3.500 euro ai proprietari che hanno convertito la loro auto endotermica in elettrica (vedi Contributi per il retrofit elettrico di veicoli per il trasporto di merci e persone). Ci sono contributi anche per voi imprenditori, per incentivare il retrofitting?

Le aziende come la nostra, che investono con i propri capitali nella sostenibilità del proprio Paese meriterebbero benefici, attualmente inesistenti. Inoltre, sarebbe propedeutico un intervento governativo anche per semplificare il processo di omologazione.

Vantaggi del retrofit rispetto al veicolo elettrico nuovo

In molti si chiedono se invece del retrofitting, sia più conveniente acquistare un veicolo elettrico nuovo o usato. Sonoelettrica.it dice la sua: il retrofitting è più conveniente rispetto al nuovo elettrico per diversi motivi.

I prezzi dei nuovi veicoli elettrici sono ancora alti e, per renderli appetibili, i concessionari normalmente li pubblicizzano escludendo dal costo le necessarie e costose batterie che poi vanno aggiunte, facendo lievitare ulteriormente il prezzo.

“È un modo scorretto di operare – dicono da Sonoelettrica.it – e che ormai sembra prassi diffusa. Il costo dell’intera operazione con i kit retrofit è invece pari a meno di un terzo rispetto all’acquisto di un veicolo elettrico nuovo della stessa categoria, costo batterie compreso”.

Un altro vantaggio esposto dall’officina milanese è che ad oggi i veicoli convertiti sono tutti guidabili dai neopatentati, al contrario dei limiti che si hanno con quelli elettrici nuovi, per problemi di normative e peso/potenza.

Infine, Sonoelettrica.it ritiene che nel caso del retrofit l’investimento iniziale si ammortizza rapidamente e il kit può essere riusato nel tempo, cosa non possibile con i nuovi mezzi elettrici.

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