Piano Ue per l’elettrificazione: molto resta da scrivere

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Le associazioni chiedono un legame più stretto con l'Ets, per accelerare gli investimenti nelle misure che consentono di elettrificare i consumi finali di energia.

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Con il Piano d’azione presentato il 17 luglio assieme alla proposta di revisione dell’Ets, l’Unione europea si è data per la prima volta un obiettivo indicativo, particolarmente ambizioso, di elettrificazione dei consumi energetici finali, pari al 46% entro il 2040, ossia il doppio rispetto a oggi (23%).

L’esecutivo Ue punta così a ridurre le importazioni di combustibili fossili e aumentare la competitività delle tecnologie che consentono di elettrificare diversi settori, come le pompe di calore per il riscaldamento degli edifici e i veicoli 100% elettrici nei trasporti stradali, oltre alle varie soluzioni applicabili nei processi industriali a bassa e media temperatura.

Come ha spiegato in conferenza stampa il commissario Ue all’Energia, il danese Dan Jørgensen, “i combustibili fossili sono fortemente sovvenzionati e non sopravvivrebbero in un mercato veramente competitivo”. Perciò “dobbiamo smettere di finanziare la nostra dipendenza con i soldi dei contribuenti”. “Entro la fine dell’anno” – ha dichiarato il commissario – “proporremo misure per eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili”.

Tra le altre priorità citate da Jørgensen: premiare la flessibilità con le tariffe di rete, raggiungere 200 GW di capacità di accumulo elettrico entro il 2030 e una diffusione dei contatori “intelligenti” presso almeno il 50% dei clienti finali, oltre a tassare l’energia elettrica meno del gas.

Previsto anche un legame del Piano con il nuovo Ets: la strada comune è decarbonizzare le attività industriali, “convogliando gli investimenti verso la riduzione delle emissioni, inclusa l’elettrificazione”, ad esempio con forni elettrici e caldaie elettriche (si veda Il nuovo Ets può aiutare l’industria ma non piace alle imprese).

Commenti e proposte al piano

Tra le prime associazioni a commentare il Piano proposto da Bruxelles, SolarPower Europe ha rimarcato la necessità di un sostegno finanziario concreto.

Il programma di incentivi agli investimenti, basato sul sistema Ets da 30 miliardi di euro e la Banca per la decarbonizzazione industriale da 100 miliardi di euro, “dovrebbe essere esplicitamente mirato all’elettrificazione”, si legge in una nota dell’associazione europea del fotovoltaico.

La Commissione dovrebbe poi adottare misure specifiche per incentivare la diffusione dell’accumulo elettrochimico e di altre soluzioni di flessibilità, come i sistemi demand response che permettono di gestire in modo attivo la domanda per adattarla alla produzione in tempo reale.

Un esempio è la tecnologia V2G (Vehicle-to-Grid), che consente un flusso bidirezionale di energia tra l’auto elettrica e la rete: la batteria può sia ricaricarsi sia cedere elettricità, con la possibilità di fornire servizi di vario tipo, come il bilanciamento dei carichi e la regolazione della frequenza.

Riguardo ai trasporti, l’organizzazione indipendente Transport&Environment (TE) ha evidenziato che il Piano deve essere accompagnato da altre misure. In particolare, l’Ue dovrebbe “attuare concretamente gli standard sulle emissioni di CO2 per auto e camion”, oltre a implementare il sistema Ets 2 per lo scambio di quote di emissioni per i combustibili fossili utilizzati nel riscaldamento e nei trasporti.

Il Piano per l’elettrificazione e il nuovo Ets “devono procedere di pari passo”, ha sottolineato WindEurope. Tuttavia, la proposta di revisione della Commissione Ue presenta diverse criticità sotto questo profilo, secondo l’associazione europea che rappresenta l’industria eolica.

In particolare, la riforma del sistema Ets “non dà priorità all’elettrificazione industriale nell’ambito del Fondo per l’innovazione e della Banca per la decarbonizzazione”. WindEurope “invita il Parlamento europeo e il Consiglio a garantire la piena coerenza delle politiche, sfruttando il sistema Ets per rendere l’elettrificazione industriale finanziabile”.

Si ricorda che la tecnologia attuale è già in grado di elettrificare 930 TWh di calore di processo industriale a temperature inferiori a 500 °C, in settori come quello alimentare e delle bevande, della carta e cellulosa e farmaceutico.

In definitiva, come scriveva il think tank italiano ECCO riguardo alla bozza del Piano per l’elettrificazione, la direzione sembra quella giusta ma tanti dettagli rimangono da scrivere. Si dovrà capire, nel corso dei prossimi negoziati istituzionali, “come questo orientamento si tradurrà in proposte legislative operative e vincolanti e come la Commissione europea e gli Stati membri sapranno tradurlo in pratica”.

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