A poco meno di due settimane dalla revisione del sistema di scambio di quote di emissioni annunciato dalla Commissione europea, si anima il dibattito intorno all’Ets.
C’è il pressing di governi e settori energivori per alleggerire i costi del sistema, ma allo stesso tempo ci sono le richieste di chi chiede di non indebolire il segnale di prezzo del carbonio e di orientare meglio i proventi alla decarbonizzazione.
Nel frattempo Bruxelles rivendica anche il ruolo finanziario dell’Ets: il 2 luglio Commissione europea e Bei hanno annunciato una nuova erogazione da 2,5 miliardi di euro dal Fondo per la modernizzazione, alimentato dai ricavi del sistema, per 51 progetti di decarbonizzazione energetica in 11 Stati membri.
La riforma in arrivo
Il prossimo 17 luglio sono attese le nuove proposte dell’esecutivo comunitario, sollecitato a più riprese ad intervenire soprattutto su due elementi, le quote gratuite e i benchmark utilizzati per assegnarle all’industria.
Le quote gratuite sono uno degli strumenti con cui l’Ets cerca di bilanciare l’obiettivo climatico con la tutela dei settori esposti al rischio di rilocalizzazione produttiva. In linea generale, il sistema impone alle industrie soggette all’Ets di restituire quote corrispondenti alle proprie emissioni di CO2, ma una parte di queste quote può essere assegnata gratuitamente ai comparti considerati più vulnerabili alla concorrenza internazionale.
La revisione attesa dalla Commissione dovrebbe intervenire proprio su questo equilibrio, con la possibilità di aumentare o rimodulare le assegnazioni gratuite a favore dell’industria, in particolare quella energivora.
Il secondo fronte riguarda i benchmark, cioè i parametri utilizzati per calcolare quante quote gratuite spettano agli impianti. I valori proposti per il periodo 2026-2030 hanno sollevato critiche da parte di associazioni industriali, sindacati e governi, perché potrebbero ridurre in modo significativo le assegnazioni ad alcuni settori.
Negli ultimi giorni circola anche l’ipotesi che la revisione includa l’allargamento del sistema al settore dei rifiuti e ai voli extraeuropei e alcune modifiche al funzionamento della Market Stability Reserve.
Mantenere il segnale di prezzo del carbonio
Intanto le associazioni di categoria fanno sentire la propria voce. WindEurope, che rappresenta la filiera dell’eolico europeo, ha chiesto formalmente alla Commissione di mantenere un “segnale chiaro e prevedibile” del prezzo del carbonio e di garantire che i ricavi dell’Ets siano orientati all’elettrificazione industriale.
“Nella prossima revisione – si legge nella nota dell’associazione – la Commissione deve garantire che gli strumenti di finanziamento collegati alla misura diano priorità ai settori che possono essere elettrificati utilizzando tecnologie commercialmente disponibili”. L’Ets ha generato 43 miliardi di euro nel 2025, “ma oggi solo circa il 5% dei ricavi dichiarati è destinato alla decarbonizzazione industriale. Questa revisione rappresenta un’opportunità unica per cambiare questa situazione”, denuncia l’associazione
L’elettricità copre infatti solo il 4% del calore utilizzato dall’industria europea nei suoi processi. Le tecnologie esistenti, come le pompe di calore industriali e le caldaie elettriche, potrebbero già elettrificare 930 TWh di tale domanda, spiega WindEurope, la maggior parte del quale a temperature inferiori a 500 °C. L’ostacolo alla decarbonizzazione industriale tramite l’elettrificazione è quindi “la mancanza di una strategia chiara” su come l’Europa spende i proventi del sistema Ets.
Insieme alla revisione del meccanismo dovrebbe essere anche pubblicato un nuovo Piano d’azione per l’elettrificazione, “tabella di marcia” della Commissione europea per sostituire i combustibili fossili con l’elettricità pulita nei settori dell’industria, dei trasporti e degli edifici. Il piano dovrebbe vedere la luce il 15 luglio per rispondere a un problema di lunga data, ossia la stagnazione del tasso di elettrificazione dell’Ue, fermo per oltre un decennio intorno al 23% del consumo finale di energia.
Ricordiamo che il Clean Industrial Deal e il Piano d’azione per un’energia accessibile hanno fissato l’obiettivo di aumentare la quota di elettricità nel consumo finale di energia al 32% entro il 2030.
Continua il pressing italiano
Tra i Paesi che si sono maggiormente opposti all’attuale Ets e ne hanno a più riprese chiesto una revisione c’è l’Italia. Dopo essersi battuta sui macro-temi delle quote gratuite e dei benchmark, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato la scorsa settimana che il governo “continuerà a portare avanti il proprio impegno in Europa per rivedere l’Ets marittimo, un meccanismo che rischia di penalizzare i nostri porti a vantaggio di quelli del Nord Africa, peraltro senza ottenere benefici in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo”.
Nel dettaglio, stiamo parlando dell’estensione del mercato europeo della CO₂ al trasporto navale. Dal 2024 le grandi navi cargo e passeggeri che fanno scalo nei porti dell’Unione devono acquistare quote per coprire una parte crescente delle proprie emissioni: il sistema si applica integralmente alle tratte intra-Ue e alle emissioni in porto, mentre copre il 50% delle tratte tra uno scalo europeo e uno extra-Ue.
Nel frattempo Confindustria Ceramica, in rappresentanza di una filiera energy intensive, ha recentemente incontrato gli eurodeputati Nicola Procaccini e Stefano Cavedagna (entrambi di Fratelli d’Italia) chiedendo una revisione rispetto ad un sistema che, dovesse restare com’è, comporterebbe per il settore ceramico costi diretti per il settore italiano dovuti all’Ets da 70 a circa 150 milioni di euro all’anno.
“Per questo – ha detto Graziano Verdi, vicepresidente di Confindustria Ceramica e presidente del CET, la Federazione europea del settore – la nostra associazione con tutti gli altri produttori della Ue ha chiesto di sostenere l’introduzione di parametri dedicati, in grado di garantire un’applicazione più equa del sistema”.
Netta la posizione di Cavedagna: “È tempo di bloccare e rivedere l’Ets: le nostre imprese non possono essere vittime delle ‘follie ideologiche’ del Green Deal, mentre i concorrenti indiani e cinesi producono con regole molto meno stringenti”.
Dopo la pubblicazione del testo di revisione, la proposta verrà negoziata con il Parlamento europeo e con gli Stati membri. L’auspicio è di raggiungere un accordo nel primo trimestre del 2027 e di applicare le nuove regole dal 2028.
Ets: 2,5 mld in sistemi energetici puliti
L’Ets sta però producendo risultati tangibili e, nelle stesse parole dei leader politici riuniti nel Consiglio europeo poco più di due settimane fa, conserverà un “ruolo essenziale” nella transizione climatica ed energetica (si veda Il Consiglio europeo guarda alla revisione dell’Ets).
Lo scorso 2 luglio la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti hanno annunciato l’erogazione di 2,5 miliardi di euro dal Fondo per la modernizzazione a sostegno di 51 progetti energetici in 11 Stati membri, finanziato dai proventi Ets.
Il Fondo per la modernizzazione sostiene i Paesi beneficiari a basso reddito nella modernizzazione dei loro sistemi energetici, nel raggiungimento dei loro obiettivi climatici ed energetici e nell’attuazione dei loro piani nazionali per l’energia e il clima.
A godere di questa tranche di finanziamenti sono stati Repubblica Ceca (516,8 milioni di euro), Estonia (44,8 milioni di euro), Grecia (233,9 milioni di euro), Croazia (109 milioni di euro), Lettonia (40 milioni di euro), Lituania (169 milioni di euro), Ungheria (552,3 milioni di euro), Polonia (180 milioni di euro), Portogallo (81,4 milioni di euro), Romania (636,9 milioni di euro) e Slovenia (20,2 milioni di euro).
Questi investimenti contribuiranno a migliorare l’efficienza energetica nei settori dell’energia, dell’industria e dei trasporti, favorendo al contempo la riduzione delle emissioni di gas serra. L’erogazione contribuirà inoltre alla competitività dell’industria dell’Ue, sostenendo infrastrutture energetiche moderne, efficienti e resilienti, incentivando la produzione e lo stoccaggio di energia rinnovabile, promuovendo l’innovazione e contribuendo a ridurre le importazioni di combustibili fossili nell’Ue.
Tra gli interventi finanziati rientrano la decarbonizzazione del calore nei sistemi di teleriscaldamento della Repubblica Ceca, lo sviluppo della geotermia per il teleriscaldamento in Croazia e nuovi programmi di efficienza energetica per gli edifici pubblici in Portogallo.
Altri progetti riguardano la mobilità elettrica, con la sostituzione di veicoli diesel con filobus o autobus a zero emissioni in Estonia e Lettonia, e la modernizzazione delle reti, come nel caso dell’Ungheria e della Slovenia. In Romania, invece, una parte delle risorse andrà allo sviluppo di sistemi autonomi di accumulo elettrico con batterie, mentre in Lituania e Grecia i fondi sosterranno interventi di efficientamento e sostituzione tecnologica nei processi industriali più energivori.





























