Introdurre negli aiuti di Stato un sostegno basato sulla produzione, in modo da aumentare la finanziabilità dei progetti in nuova capacità manifatturiera di tecnologie pulite nell’Unione europea.
Questa la richiesta presentata alla Commissione europea in una lettera aperta, datata lunedì 6 luglio e firmata da oltre 50 soggetti tra aziende, associazioni industriali, organizzazioni della società civile, investitori e sviluppatori di progetti.
I firmatari vorrebbero che l’esecutivo comunitario modificasse la disciplina degli aiuti di Stato per le industrie pulite, adottata il 25 giugno 2025 (Cisaf: Clean Industrial Deal State Aid Framework), in vigore fino al 31 dicembre 2030.
Gli aiuti del Cisaf, come abbiamo scritto, possono assumere diverse forme, tra cui importi predefiniti (fino a 200 milioni di euro) e gare competitive.
Tra i settori ammessi ai sostegni: fonti rinnovabili, efficienza energetica, reti elettriche, sistemi di accumulo, biogas-biometano, combustibili alternativi a basse emissioni e altre soluzioni per decarbonizzare le industrie (come la cattura e lo stoccaggio della CO2), nucleare e (a determinate condizioni) anche il gas fossile.
Prevista anche la possibilità di scontare i prezzi elettrici alle imprese con elevati consumi e particolarmente esposte al rischio di delocalizzare le attività produttive.
I sottoscrittori della lettera aperta ora chiedono all’esecutivo Ue di emendare l’art. 6.2 del Cisaf riguardo gli “Aiuti ad hoc”, destinati ai progetti di investimento in nuova capacità produttiva di tecnologie pulite. Le modifiche potrebbero essere inserite, si spiega, nel Piano d’azione per l’elettrificazione che la Commissione dovrebbe presentare il prossimo 15 luglio.
“È necessario rendere gli aiuti alla produzione realmente finanziabili”, si legge nella lettera, in modo da ridurre i rischi di investimento e facilitare l’afflusso di capitali privati.
Ciò richiede “che i livelli di sovvenzione siano noti ex ante attraverso criteri oggettivi, che le condizioni rimangano sotto il controllo del beneficiario e che il quadro giuridico sia stabile”.
Inoltre, “gli aiuti non devono limitarsi a sostenere l’investimento iniziale, ma anche supportare finanziariamente le imprese nei primi anni di attività, poiché si trovano ad affrontare una concorrenza difficile e talvolta sleale”, affermano i firmatari, secondo i quali l’art. 6.2 del Cisaf andrebbe dunque migliorato e reso più incisivo.
Al momento, infatti, l’Ue richiede una valutazione individuale, in cui l’importo dell’aiuto è stabilito tramite un calcolo del deficit di finanziamento (ossia l’importo minimo necessario per incentivare la realizzazione dell’investimento nell’Ue anziché in un paese terzo), o in riferimento alla sovvenzione ottenibile in un paese terzo.
La Commissione dovrebbe invece introdurre un sostegno temporaneo basato su un premio fisso per unità di produzione verificata: ad esempio, €/kWh di celle per batterie, €/kg di idrogeno rinnovabile, €/W di moduli fotovoltaici e di inverter, €/km di cavo ad alta tensione.
Di seguito le altre richieste:
- applicare chiari principi di proporzionalità: rendere il sostegno a tempo determinato e progressivo, con limiti massimi per impresa, al fine di mantenere una distribuzione equilibrata delle risorse e prevenendo vantaggi sproporzionati per coloro che dispongono di maggiori capacità fiscali;
- riservare l’ammissibilità alle imprese con una presenza sostanziale a livello di governance e operativo nell’Ue, in linea con l’approccio proposto dall’Industrial Accelerator Act (Iaa), ad esempio applicando i limiti alla proprietà o all’influenza straniera negli investimenti diretti esteri e nelle strutture di joint venture, ove pertinenti, consentendo al contempo ai partner internazionali affidabili che investono in modo significativo in Europa di rimanere ammissibili;
- sviluppare criteri di ammissibilità chiari, che consentano procedure di approvazione rapide e prevedibili per i casi standard e applicare tempistiche vincolanti per completare eventuali valutazioni rimanenti.
Ancora in tema di manifattura europea di tecnologie pulite e relativi finanziamenti, da segnalare che il 23-24 giugno si sono riuniti in Norvegia, a Trondheim, i 16 partner del progetto di ricerca EuroCZFactory, nell’ambito del programma Horizon Europe, per definire la roadmap tecnica dell’iniziativa e avviare le prime fasi di implementazione.
Nei prossimi 42 mesi, spiega una nota di SolarPower Europe, il consorzio di partner (tra cui l’istituto tedesco Fraunhofer) svilupperà le tecnologie e i processi necessari a supportare la produzione europea di lingotti e wafer di silicio con il metodo Czochralski.
Ciò include il miglioramento dei metodi di crescita e lavorazione dei cristalli di silicio, l’integrazione di strumenti digitali nei processi produttivi e la dimostrazione della tecnologia attraverso operazioni pilota con apparecchiature su scala reale.
EuroCZFactory punta quindi a sviluppare competenze e know-how europei e dare impulso alle future iniziative industriali in Europa. SolarPower Europe coordinerà il coinvolgimento degli stakeholder, tra cui operatori industriali, investitori, responsabili politici, autorità regionali ed esperti ESG, al fine di identificare i colli di bottiglia, le lacune negli investimenti e gli ostacoli normativi che frenano l’espansione della produzione europea di lingotti e wafer.
- La lettera aperta (pdf)




























