La nuova impennata dei prezzi di petrolio e gas rischia di prolungare anche nel terzo trimestre del 2026 gli effetti della crisi mediorientale sull’economia italiana, mentre la Bce ha rinviato a una riunione di settembre una valutazione più completa gli impatti della nuova escalation.
Secondo il quadro tracciato dal Centro studi Confindustria nella “Congiuntura Flash” (pdf) di luglio, l’energia è uno dei principali fattori di rallentamento per industria, investimenti e consumi.
La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha provocato, secondo il documento, una caduta del 32% dei transiti navali attraverso lo Stretto di Hormuz a metà luglio. Il prezzo del Brent è risalito a oltre 100 $/barile (dato rilevato il 23 luglio), dopo essere sceso a 72 $ a giugno. Il valore è stato comunque inferiore al picco di 104 $ raggiunto a maggio, ma è nettamente superiore alla media di 69 $ registrata a febbraio.
Anche il gas ha invertito nuovamente la rotta, con una nuova risalita oltre i 60 €/MWh. Per Confindustria, il rincaro delle materie prime energetiche contribuisce a rendere particolarmente difficile l’avvio del terzo trimestre, dopo che la guerra aveva già frenato il Pil italiano nei tre mesi precedenti.
A rendere più oneroso l’acquisto del greggio contribuisce anche il rafforzamento del dollaro, tornato a essere considerato una valuta rifugio durante la crisi nel Golfo: nella prima metà di luglio il cambio è sceso a 1,14 dollari per euro, contro 1,18 in media a febbraio.
In basso un grafico che riassume sia l’andamento del cambio euro-dollaro (linea verde) sia quello del prezzo del Brent (linea rossa).
Poiché il petrolio è quotato nella valuta statunitense, la dinamica del cambio si somma al rialzo delle quotazioni internazionali.
Le bollette sottraggono risorse agli investimenti
Gli effetti dei prezzi dell’energia si osservano anche nella domanda di credito delle imprese. A maggio i prestiti aziendali sono aumentati del 3,5% su base annua, ma secondo Confindustria la crescita è alimentata soprattutto dalla necessità di reperire liquidità per pagare le bollette energetiche.
Nello stesso periodo si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e sono peggiorate le previsioni delle imprese sulla spesa per investimenti nel secondo trimestre. Il rincaro dell’energia agisce quindi sia direttamente, facendo aumentare i costi operativi, sia indirettamente, riducendo le risorse disponibili per ampliare o ammodernare la capacità produttiva.
A maggio la produzione industriale è diminuita complessivamente dello 0,3%, con flessioni nei beni intermedi e di consumo.
Sull’inflazione, l’indice italiano dei prezzi al consumo è passato dall’1% di gennaio al 3,2% di maggio, un’accelerazione attribuita dal Centro studi allo shock petrolifero innescato dalla guerra e alle limitazioni dei traffici nello Stretto di Hormuz. A giugno il tasso è sceso al 3%, ma Confindustria avverte che la moderazione potrebbe essere lenta.
Anche qualora il rincaro si rivelasse temporaneo, il maggiore livello dei prezzi continuerebbe a pesare sul potere d’acquisto e sul Pil. Inoltre, l’aumento dei costi energetici può essere trasferito gradualmente dalle imprese ai prezzi di beni e servizi. La componente di fondo dell’inflazione, oggi ancora contenuta all’1,8%, tende storicamente a reagire agli shock energetici con diversi mesi di ritardo.
La Bce prepara nuovi scenari su petrolio e gas
Le valutazioni di Confindustria trovano diversi punti di contatto con quelle espresse dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. Dopo aver lasciato invariati i tassi di interesse nella riunione di luglio, la Bce ha rinviato a un meeting programmato per settembre una valutazione più completa degli effetti della nuova escalation in Medio Oriente.
“Abbiamo chiesto allo staff di condurre un’analisi veramente approfondita per la riunione di settembre sui diversi prezzi del petrolio, ma anche sul gas”, ha spiegato Lagarde in conferenza stampa il 23 luglio, ricordando che entrambe le materie prime sono aumentate rapidamente. Sul gas, ha aggiunto, sarà condotta anche un’analisi di sensitività, considerato il livello relativamente basso delle scorte europee.
La Bce vuole comprendere intensità e durata dello shock e verificare se i rincari si limiteranno alla componente energetica o produrranno effetti più ampi sui prezzi. “L’impatto inflazionistico completo dello shock energetico deve ancora manifestarsi”, ha avvertito Lagarde.
Anche il Gruppo di coordinamento petrolifero dell’Unione europea ha richiamato in una nota i rischi legati al protrarsi del conflitto. Nella riunione del 23 luglio, gli esperti hanno avvertito che le ostilità potrebbero avere “un impatto significativo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi” e restringere ulteriormente i mercati.
Al momento non vengono però segnalati problemi fisici di approvvigionamento: la domanda europea può continuare a essere coperta attraverso le scorte commerciali e forniture alternative provenienti dai mercati globali. La Commissione continuerà comunque a seguire la situazione e a sostenere eventuali azioni coordinate.





























