Perché gli investimenti in carbone sono sempre meno allettanti

Secondo Carbon Tracker, il sistema ETS sta funzionando ancora bene nonostante il crollo dei prezzi della CO2. Il carbone non se ne avvantaggerà perché è sempre meno conveniente. Nuova potenza da carbone non sarà più redditizia.

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Il comparto del carbone rischiava di mandare in fumo 600 miliardi di dollari di investimenti già prima della crisi provocata dalla pandemia di coronavirus, a causa della maggiore convenienza raggiunta da eolico e fotovoltaico nella generazione elettrica, come abbiamo riferito in un recente articolo.

Secondo le stime fatte da Carbon Tracker, ora, alla luce degli stravolgimenti dei mercati e dell’economia provocati dal Covid19, gli investimenti in carbone potrebbero diventare ancora più rischiosi, tanto che neanche il crollo delle quotazioni europee della CO2 riesce a rendere redditizia la generazione da carbone.

A distanza di poche settimane, infatti, Carbon Tracker ha affinato e aggiornato le sue previsioni sul carbone, fornendo alcune stime di dettaglio su quello che potrebbe essere l’andamento del comparto nella fase post-pandemia.

In estrema sintesi, il centro studi indipendente prevede che la generazione termoelettrica da carbone diminuirà significativamente nel 2020 a causa della pandemia, con cali che saranno compresi tra il 6,8 e il 20,3% su base annua a seconda della gravità della recessione che colpirà l’economia mondiale.

Da notare che la flessione minima del 6,8% della produzione elettrica da carbone avverrebbe anche in presenza di una pur limitata crescita economica mondiale dell’1,5%.

Se il prodotto interno lordo (PIL) mondiale invece quest’anno si contraesse del 2% o del 4%, la flessione della generazione alimentata a carbone sarebbe, rispettivamente, del 15,4% e del 20,3% appunto, come illustrato nel grafico.

Ciò nonostante, alcuni governi continuano a volere ancora più carbone

Secondo il Global Energy Monitor, ci sono circa 200 GW di capacità in costruzione e altri 300 GW in vari stadi di sviluppo. Alcuni di questi progetti sono ora stati sospesi, in una fase in cui i finanziamenti si stanno rapidamente prosciugando a causa della tempesta economica e finanziaria.

La cosa essenziale da comprendere, secondo Carbon Tracker, è che la costruzione di maggiore capacità non si traduce necessariamente in una maggiore produzione termoelettrica.

Per Carbon Tracker, i governi mondiali sono implicitamente coinvolti nella creazione di un problema di asset incagliati, destinati cioè a rimanere improduttivi, da 630 miliardi di dollari, che potrebbe essere esacerbato dagli effetti della pandemia.

Secondo il centro studi, per cercare di navigare fra le secche economiche e gli scogli finanziari determinati dal coronavirus, bisognerà tenere presenti tre punti cardinali, cioè tre variabili principali che influenzano le metriche economiche del carbone, e cioè: i prezzi del carbone, i fattori di capacità produttiva del carbone e i prezzi della CO2.

In base al proprio modello previsivo, che offre una visione della situazione dal punto di vista del funzionamento del singolo asset, cioè della singola “caldaia”, Carbon Tracker prevede che per ogni dollaro la tonnellata di variazione del prezzo del combustibile, i flussi di cassa operativi degli operatori termoelettrici aumenteranno o diminuiranno di 0,44 $/MWh.

I prezzi del carbone rappresentano infatti il 75% del costo marginale a lungo termine degli operatori e sono quindi la variabile più importante.

Metà della produzione e del consumo di carbone per la generazione termoelettrica proviene dalla Cina, cosa che rende il comportamento del governo cinese estremamente importante nella determinazione del prezzo del combustibile.

Se i responsabili politici cinesi non cambieranno la loro politica dei prezzi del carbone e non introdurranno forti stimoli per il carbone, allora Carbon Tracker si attende che i prezzi rimarranno ai livelli attuali.

Secondo il centro studi, poi, per ogni singolo punto percentuale di variazione del fattore di capacità produttiva, cioè del tasso di generazione effettivo degli impianti rispetto alla loro capacità nominale, i flussi di cassa operativi aumenteranno o diminuiranno di 0,42 $/MWh.

I fattori di capacità influenzano i costi fissi di esercizio e di manutenzione (O&M) in quanto spalmati su un numero maggiore o minore di ore di funzionamento e ciò riduce o aumenta i costi di esercizio. L’O&M fisso rappresenta l’8% del costo marginale di lungo periodo.

La terza variabile è il prezzo medio della CO2, che nell’UE è crollato del 45%, precipitando da 24 €/t a 15 euro/t a marzo e portando a richieste di adeguamento della riserva di stabilità del mercato.

Carbon Tracker ritiene che questo sia un errore

I livelli di prezzo della CO2 che giustificherebbero un passaggio dal gas al carbone per la generazione elettrica nell’UE sono di 9 €/t, cioè ben al di sotto del prezzo prevalente attuale di 16 €/t.

Secondo Carbon Tracker, ciò significa che, nonostante i prezzi più bassi della CO2, il Sistema di trading delle emissioni (ETS) dell’Ue sta comunque funzionando bene, espellendo il carbon fossile dal sistema energetico europeo in un modo che non ha precedenti storici.

Inoltre, il prezzo medio della CO2 per l’intero parco globale del carbone è di soli 2,7 $/t, livello che rende quasi banale il crollo dei prezzi nella Ue da un punto di vista macroeconomico, ha indicato il centro studi.

Via via che i governi attueranno le proprie misure di stimolo, è auspicabile che non vi includano la creazione di nuova capacità di carbone, poiché il suo costo elevato rispetto alle alternative rinnovabili non farà altro che peggiorare ulteriormente la redditività già negativa di buona parte del parco carbone esistente.

Miliardi di euro o dollari riversati su attività già ora per lo più inutili e insostenibili rischierebbero insomma di moltiplicare le risorse sprecate, congelando per sempre liquidità in caldaie destinate a rimanere spente per via dei loro costi troppo alti rispetto alle rinnovabili.

Al contrario, le dimensioni storiche dei pacchetti di stimolo economico prefigurati dai governi forniscono un’opportunità altrettanto storica per realizzare soluzioni vantaggiose per i consumatori, gli investitori e le comunità, ha concluso Carbon Tracker.

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