NZEB: quanti sono gli edifici a energia quasi zero in Italia e che tecnologie usano

Una panoramica sulla diffusione degli edifici NZEB nel nostro paese, grazie alle prime stime pubblicate dall’Enea nel rapporto annuale sull’efficienza energetica. Obblighi normativi, caratteristiche delle costruzioni, tipi di impianti utilizzati dai progettisti.

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Cosa sono le case “a energia quasi zero” e quante possiamo contarne in Italia? Come si sta evolvendo il settore delle costruzioni a basso impatto ambientale?

Il mercato italiano degli edifici NZEB, Nearly Zero Energy Building, è relativamente giovane e ancora molto lontano da una diffusione su vasta scala.

Anche se di nicchia, i numeri stanno crescendo, come evidenzia il rapporto annuale sull’efficienza energetica nel nostro paese, curato dall’Enea, nella sezione che approfondisce lo sviluppo dell’edilizia “sostenibile” (da pag. 93 del documento allegato in basso).

Nel biennio 2016-2017, secondo le prime stime dell’Osservatorio nazionale NZEB lanciato l’anno scorso dall’Enea, in Italia si sono costruiti circa 600 edifici con un fabbisogno energetico quasi nullo, coperto in misura significativa dalle fonti rinnovabili.

Gli obblighi normativi

Certo, si parla di percentuali irrisorie sul totale del patrimonio edilizio (0,005%) ma l’Enea ha rilevato una tendenza all’aumento delle realizzazioni di questo tipo in diverse regioni da un anno all’altro, soprattutto quelle che hanno anticipato l’obbligo di costruire con criteri più severi per quanto riguarda le prestazioni energetiche (obbligo che vale per il nuovo e le ristrutturazioni “importanti”, con requisiti sempre più stringenti nel 2019 e 2021).

Difatti, si legge nel rapporto dell’Enea, in Italia le caratteristiche dello standard NZEB sono stabilite dal DM 26 giugno 2015 sui Requisiti minimi degli edifici.

Sono NZEB gli edifici, chiarisce il documento (neretti nostri), “sia di nuova costruzione che esistenti, per cui sono contemporaneamente rispettati i requisiti prestazionali del decreto stesso e gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili dettati dal decreto legislativo 28/2011 sulle rinnovabili. Come transizione verso gli NZEB, il decreto 2015 fissa già, per gli edifici di nuova costruzione (o soggetti a ristrutturazione importante di primo livello), requisiti di prestazione in termini di energia primaria più severi del 15% rispetto ai precedenti standard e progressivamente più severi al 2017, 2019 e 2021”.

Le tecnologie utilizzate e i costi

Stando ai primi risultati dell’Osservatorio NZEB, la maggior parte degli edifici a energia quasi zero applica un pacchetto abbastanza ridotto di tecnologie: cospicuo isolamento dell’involucro, pompe di calore elettriche (perlopiù aria-acqua) e impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, evidenzia l’Enea, costituiscono la combinazione più frequente, con la variante della caldaia a condensazione abbinata a un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria (per approfondire vedi QualEnergia.it: Come trasformare un edificio esistente in una casa passiva ).

Diffusa in circa metà dei casi, prosegue l’approfondimento dell’Enea, è la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. Irrilevante, invece, “appare la percentuale di teleriscaldamento e l’uso di biomasse, rispettivamente in ambiente urbano e rurale, anche nei climi più freddi e in presenza dei soli servizi di riscaldamento e acqua calda sanitaria”.

Per il momento, osserva l’Enea, l’installazione di sistemi di automazione non è osservabile attraverso i dati degli APE (Attestati di Prestazione Energetica). Regolazione, controllo e monitoraggio del calore, della ventilazione e dell’illuminazione, chiarisce il documento, sono presenti in circa un quarto dei trenta edifici per cui si dispone d’informazioni più dettagliate, fornite all’Osservatorio Enea da progettisti e proprietari.

Ampiamente utilizzata, non solo per le “case passive” e gli edifici monofamiliari, la tecnologia costruttiva in legno con diversi strati di tavole XLAM, che consente anche realizzazioni di strutture edilizie di dimensioni rilevanti, con elevate prestazioni dell’involucro esterno e tempi di montaggio ridotti.

Infine, evidenzia l’Enea, “i dati sui costi sono insufficienti e necessitano di una più capillare indagine”. Finora si sono rilevati costi di costruzione intorno a 3.000-3.500 euro/metro quadrato per le residenze monofamiliari e nell’ordine di 1.500 euro/mq per gli edifici plurifamiliari.

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