Il nucleare mondiale rallenta, le rinnovabili corrono

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Presentato a Roma il World Nuclear Industry Status Report 2025. Un'industria senescente, mentre gli Smr restano solo una promessa, come lo erano 10 anni fa.

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Il nucleare esistente è di fatto in stallo, nonostante un piccolo rimbalzo della produzione di energia nel 2024. Quello del futuro, di cui fantastica il governo italiano, cioè i piccoli reattori modulari (Smr), è di fatto ancora un’incognita, con nessun progetto avviato in Occidente e costi che sono 3-4 volte quelli del fotovoltaico abbinato alle batterie, peraltro in forte discesa.

Intanto, a rivoluzionare davvero il mondo dell’energia sono appunto le rinnovabili. Nel 2024, nel paese che ha installato più nucleare, la Cina (3,5 GW), sono stati aggiunti ben 278 GW di solare.

A livello mondiale, eolico e fotovoltaico sommati hanno aggiunto 565 GW di nuova potenza (secondo Irena 741 GW comprendendo tutte le rinnovabili, ndr), contro i 5,4 GW di capacità nucleare netta addizionale.

È questa la fotografia che emerge dal World Nuclear Industry Status Report 2025, rapporto compilato da analisti indipendenti e presentato oggi a Roma in un evento co-organizzato da Kyoto Club, Fondazione Heinrich-Böll, Fondazione Friedrich-Ebert, Base (Ufficio federale tedesco per la sicurezza della gestione delle scorie nucleari), Mycle Schneider Consulting e Coordinamento Free (report in basso).

Peso nel mix dimezzato

Secondo il rapporto, a metà 2025 erano 31 i Paesi con reattori operativi, uno in meno rispetto al 2024, dopo la chiusura dell’ultimo impianto a Taiwan.

In totale i reattori attivi erano 408, ben 30 sotto al picco registrato nel 2002. Altri 33 risultano in “Long-Term Outage” (fra cui 19 in Giappone e 6 in Ucraina). Dal 2005 al 2024 si contano 104 nuove attivazioni e 101 chiusure: fuori dalla Cina il bilancio netto è -48 unità.

La produzione nucleare mondiale nel 2024 ha toccato 2.677 TWh, solo 14 TWh in più rispetto al record del 2006, un incremento equivalente alla resa annua nominale di un singolo reattore. Escludendo la Cina, la generazione nucleare è scesa del 14% rispetto al 2006.

Questo il confronto con le rinnovabili, idroelettrico escluso:

La quota dell’energia nucleare sulla produzione lorda di elettricità globale è invece diminuita leggermente (-0,13%), raggiungendo il 9% nel 2024, rispetto al picco del 17,5% del 1996.

 

Ritardi e controllo di Russia e Cina

Anche sul fronte delle costruzioni il quadro non è incoraggiante: a metà 2025 erano aperti 63 cantieri in 11 Paesi, due in meno rispetto al 2024.

Oltre un terzo di questi è in ritardo, e 14 hanno registrato nuovi slittamenti. L’analisi dei reattori avviati tra il 2022 e il 2024 mostra una forte discrepanza tra tempi previsti e reali: a fronte di una pianificazione di circa 5 anni, i 19 reattori entrati in funzione in 10 Paesi hanno richiesto in media 10,8 anni, quindi il doppio del previsto (con grandi differenze caso per caso).

La Cina guida con 32 progetti, mentre la Russia ne controlla 27 (20 dei quali in sette Paesi diversi) ed è il principale fornitore mondiale di tecnologia nucleare, con progetti in Paesi newcomers come Bangladesh, Egitto e Turchia, oltre a Cina e India.

Anche in Africa, si è spiegato nella presentazione, Mosca e Pechino stanno proponendo a vari paesi partnership atomiche, mentre con l’amministrazione Trump, sembra entrata in pausa la diplomazia Usa a favore degli Smr di compagnie statunitensi.

Dal 2020 a metà 2025, 44 dei 45 nuovi cantieri sono stati avviati da società statali cinesi o russe.

Dei 63 reattori in costruzione nel mondo, 60 sono in Paesi dotati di armi nucleari o in progetti guidati da industrie controllate da questi Stati (Rosatom per la Russia, EDF per la Francia, CNC/CGN per la Cina). Solo tre, in Corea del Sud, sono fuori da questo schema.

La promessa degli Smr

Un capitolo specifico del rapporto è dedicato agli Small Modular Reactor (Smr), presentati spesso come la “nuova frontiera” del nucleare.

I dati però raccontano altro: il progetto Carem in Argentina, in cantiere dagli anni ’80, è stato abbandonato dopo dieci anni di lavori e in Canada il reattore di Chalk River sembra arenato.

Gli unici due progetti di Smr operativi (per due reattori ciascuno) sono Akademik Lomonosov in Russia e TR-PM in Cina, ma stanno avendo prestazioni deludenti, con fattori di carico a vita utile del 28% e 36%.

In tutto questo, le stime del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation australiano indicano che l’Lcoe degli Smr sarebbe 3-4 volte superiore rispetto a eolico e solare con accumulo.

La conclusione, si spiega, è uguale a quella che lo stesso rapporto diceva 10 anni fa, nel 2015: “Per decenni, i reattori modulari di piccola taglia sono stati presentati come una grande promessa (…). Ma in nessun luogo queste promesse si sono concretizzate”.

La differenza è che oggi diversi governi stanno spendendo ingenti somme per gli Smr: vengono da fondi pubblici circa due terzi dei 15,4 miliardi di dollari che si sono investiti a livello mondiale in questa tecnologia.

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