Nucleare, Sizewell C in Gran Bretagna costerà quasi il doppio del previsto

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Il Segretario Uk all'Energia, Ed Miliband, ha firmato la decisione finale di investimento per il progetto da 38 miliardi di sterline (contro le 20 stimate nel 2020). Governo principale azionista. Intanto forti ritardi per Hinkley Point C.

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La centrale nucleare Sizewell C in Gran Bretagna si farà, ma con ampia partecipazione statale e al costo stimato di 38 miliardi di sterline a prezzi del 2024, quasi il doppio (e la cifra presumibilmente salirà ancora) dei 20 miliardi indicati dal governo Uk e da Edf nel 2020.

Da Londra arrivano altre conferme di quanto sia tortuoso e soprattutto costosissimo il cammino per progettare e realizzare nuovi reattori nucleari, nel già ricco panorama di esempi di ritardi tecnici e budget sforati (Hinkley Point C sempre in Gran Bretagna, Flamanville in Francia, Olkiluoto in Finlandia).

Questo mentre in Italia si favoleggia di tornare all’atomo con tecnologie innovative e più economiche, quelle dei reattori modulari di minori dimensioni (Smr, Small Modular Reactors), che però, come abbiamo scritto, presentano molte incertezze su costi e fattibilità.

Il 22 luglio, il Segretario Uk all’Energia, Ed Miliband, ha firmato la decisione finale di investimento per Sizewell C, “un importante passo avanti verso l’avvio di una nuova ‘età dell’oro’ del nucleare” si legge nella nota ufficiale del governo.

L’obiettivo di Londra, infatti, è “diventare una superpotenza dell’energia pulita, che mira a sostituire la dipendenza del Regno Unito dai mercati dei combustibili fossili” con elettricità a zero emissioni di CO2 prodotta nel Paese, al fine di “ridurre definitivamente le bollette e proteggere le finanze delle famiglie”.

Il governo acquisirà una quota iniziale del 44,9% per diventare il singolo maggiore azionista del progetto; gli altri azionisti di Sizewell C includono La Caisse con il 20%, Centrica con il 15% e Amber Infrastructure con una quota iniziale del 7,6%.

Il colosso elettrico francese Edf, da parte sua, il 22 luglio ha firmato un accordo per investire fino a 1,1 miliardi di sterline in Sizewell C; Edf deterrà una partecipazione del 12,5% e con altre società del Gruppo contribuirà al progetto come fornitore degli studi di ingegneria, del circuito primario principale, inclusi la caldaia nucleare, i generatori di vapore e il sistema di controllo di sicurezza.

Una volta operativa, evidenzia una nota ufficiale sul sito web del progetto, Sizewell C fornirà elettricità per l’equivalente di sei milioni di abitazioni per almeno 60 anni e garantirà un risparmio medio annuo sul sistema elettrico pari a 2 miliardi di sterline.

L’impianto sorgerà presso la cittadina di Sizewell, lungo le coste del Suffolk; avrà due reattori Epr ad acqua pressurizzata sviluppati da Edf per una potenza complessiva di 3,2 GW, gli stessi impiegati nel progetto “gemello” di Hinkley Point C nel Somerset, di cui si vogliono replicare le caratteristiche in modo da ridurre tempi e costi di costruzione.

Come detto, però, depurando gli annunci dalla retorica (nuova età dell’oro del nucleare, risparmi in bolletta per le famiglie…) spiccano i 38 miliardi di sterline da investire, quando nel 2020 nel Funding Statement (pdf) si parlava di circa 20 miliardi.

Intanto Hinkley Point C ha accumulato extra costi e ritardi notevoli: se tutto va bene, il primo nuovo reattore sarà avviato nel 2029 (oppure 2030-2031 in altri scenari delineati da Edf), con una spesa totale di 31-35 miliardi di sterline. È quasi il doppio dei 18 miliardi stimati nel 2016, quando il progetto ottenne il semaforo verde.

Pure le centrali Epr di Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia) hanno registrato ampi ritardi: la prima è entrata in esercizio ad aprile 2023, 14 anni dopo la data inizialmente prevista, mentre la seconda è partita a dicembre 2024, 12 anni dopo le previsioni.

Entrambi questi progetti sono costati più del triplo rispetto alle stime iniziali.

Da ricordare che a gennaio 2025 la Corte dei Conti francese ha evidenziato molte criticità su tempi e costi del nuovo programma nucleare transalpino, che prevede tra 6 e 14 reattori Epr 2 entro il 2050.

In Italia, critiche recenti all’idea del governo di tornare all’atomo sono arrivate da Bankitalia, che in un rapporto ha raccomandato un “approccio prudente” rilevando diversi aspetti problematici, tra cui: costi alti e difficili da quantificare, finanziamento praticamente impossibile senza un aiuto pubblico, impatto irrilevante nel ridurre i prezzi elettrici.

E ancora: tempi di realizzazione troppo lunghi e difficilmente compatibili con gli obiettivi su clima ed energia, smaltimento delle scorie, dipendenza da Paesi inaffidabili per l’uranio, impatto sulle risorse idriche, probabili fenomeni di Nimby e opposizioni locali.

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