Si aggiornano gli Ndc: più obiettivi economy-wide, rinnovabili e giustizia climatica

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Analisi dell'Unfccc sugli ultimi piani nazionali climatici aggiornati dai Paesi firmatari dell'Accordo di Parigi: il 44% prevede di triplicare la potenza di rinnovabili al 2030. Ma il quadro è ancora parziale.

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I Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi stanno gradualmente e faticosamente incrementando i propri sforzi per contenere le emissioni.

L’ultima tornata di Nationally determined contributions (Ndc), i piani contenenti gli impegni climatici ufficiali che ogni Paese firmatario dell’Accordo di Parigi presenta alle Nazioni Unite, mostra “un cambiamento radicale in termini di qualità, credibilità e ampiezza economica”, osserva l’Unfccc.

L’organismo dell’Onu, che rappresenta la cornice giuridica internazionale della lotta al cambiamento climatico, ha pubblicato il 28 ottobre l’ultimo Rapporto di sintesi sugli Ndc (link in basso) sulla base dei 64 nuovi piani presentati tra gennaio 2024 e settembre 2025 (l’Italia non è tra questi), riferiti a Paesi responsabili di circa il 30% delle emissioni globali totali nel 2019.

Sebbene non sia possibile trarre conclusioni o deduzioni definitive di ampio respiro da questo insieme di dati raccolto,  l’indagine evidenzia comunque alcune tendenze sui progressi compiuti, a distanza di dieci anni dallo storico accordo della COP francese che sancì l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 °C rispetto all’era pre-industriale, obiettivo in realtà ormai fin troppo ambizioso.

Ad esempio, gli Ndc stanno rispondendo sempre più al Global Stocktake, il meccanismo di verifica collettiva previsto dall’Accordo di Parigi per valutare, ogni cinque anni, i miglioramenti globali complessivi nella lotta al cambiamento climatico.

L’88% dei Paesi analizzati afferma che il proprio Ndc è stato guidato dai risultati dell’ultimo Global Stocktake e l’81% ha spiegato nel proprio Ndc in che modo concreto ciò è avvenuto.

Inoltre, la gran parte dei Paesi adotta ormai una strategia climatica non più limitata a singoli settori specifici (come ad esempio i trasporti o l’energia): l’89% degli Ndc fissa obiettivi nazionali complessivi, che coprono l’intera economia.

L’adattamento e la resilienza stanno anch’essi diventando fattori sempre più centrali e ad oggi sono inclusi in quasi tre quarti (73%) dei nuovi Ndc.

Sul fronte della giustizia climatica, il 70% dei Paesi ha inserito principi di just transition nelle strategie nazionali, e quasi il 90% riconosce la necessità di coinvolgere imprese, società civile e comunità locali.

In forte crescita anche l’attenzione a foreste e uso del suolo: l’84% dei Paesi include nei propri obiettivi il settore LULUCF (uso del suolo, cambiamenti d’uso e foreste), il 69% cita azioni di riforestazione e il 56% di gestione forestale sostenibile.

L’energia negli Ndc

Il 75% dei Paesi che hanno aggiornati i propri Ndc ha incluso obiettivi quantitativi relativi ad almeno uno degli sforzi globali in materia di energia sanciti a partire dalla COP di Glasgow (2021) in poi. Questi includono:

  • triplicare la potenza rinnovabile a livello globale entro il 2030: il 44% dei Paesi ha indicato obiettivi quantitativi in merito, per un totale di 0,6 TW aggiuntivi; ricordiamo che il target di fine decennio è 11,2 TW e al ritmo attuale delle installazioni rischia di non essere raggiunto;
  • raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030: il 5% ha comunicato obiettivi per questo target;
  • ridurre gradualmente la produzione di energia elettrica da carbone senza abbattimento delle relative emissioni: riguarda il 13% dei Paesi, per una riduzione attesa pari a 33 TWh; inoltre, il 16% ha comunicato obiettivi anche per il 2035, per una riduzione di 776 TWh;
  • tagliare gradualmente l’uso dei combustibili fossili nei sistemi energetici “in modo ordinato ed equo”: quasi la metà degli Ndc (47%), relativa a Paesi che rappresentano il 9% della produzione totale mondiale di energia elettrica da combustibili fossili del 2023, ha indicato obiettivi quantitativi per ridurre la quota fossile non mitigata (ad esempio con Ccs) nella produzione di energia elettrica entro fine decennio.

Un’analisi incompleta

Senza sbilanciarsi troppo, l’Unfccc riconosce comunque che i Paesi stanno “definendo chiare tappe verso le emissioni nette zero”. Ciononostante, i dati contenuti nel rapporto forniscono un quadro limitato, poiché gli Ndc sintetizzati sono in capo a Paesi responsabili di meno di un terzo delle emissioni globali.

Per fornire una panoramica più ampia dei progressi globali in vista della COP30, l’Unfccc ha effettuato alcuni calcoli aggiuntivi che tengono conto anche dei nuovi Ndc ancora da definire o di altri obiettivi nazionali presentati o annunciati prima della pubblicazione del report.

Questo quadro più ampio, sebbene ancora incompleto, mostra una riduzione delle emissioni globali di appena il 10% entro il 2035.

Un dato giudicato troppo basso e che arriva anche alla luce di una defezione importante. Uno degli impegni climatici principali è stato infatti ritirato: è quello preso l’anno scorso dall’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden, secondo cui gli Usa – il secondo inquinatore al mondo dopo la Cina – avrebbero ridotto le proprie emissioni di almeno il 61% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2035.

Trump ha rinnegato il target e ha invece riconfermato l’impegno del Paese a produrre ed esportare più combustibili fossili, facendo pressione sugli alleati affinché acquistassero più petrolio e gas dagli Stati Uniti (Il grande bluff energetico Ue-Usa: 750 miliardi ai fossili, meno sicurezza e transizione).

Inoltre, la maggior parte dei paesi del G20 non ha ancora presentato formalmente i propri piani aggiornati all’Onu. Oltre agli Stati Uniti, solo Australia, Canada, Brasile, Giappone, Russia e Regno Unito lo hanno fatto.

Le prossime proposte probabilmente miglioreranno le previsioni attuali. Va però precisato che l’analisi non prende in considerazione Paesi altamente inquinanti come Cina e Turchia, che non hanno ancora presentato ufficialmente i loro piani.

Anche l’Unione europea per ora non è inclusa, visto che presenta un Ndc a sé stante ma sta ancora negoziando la sua strategia sulle emissioni con i Paesi membri.

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