Gli italiani scelgono sempre più spesso la mobilità condivisa (sharing mobility), anche se flotte e servizi tendono a ridursi. In compenso, i mezzi diventano più puliti, leggeri ed efficienti: oggi il 94% è a zero emissioni.
È quanto emerge dal 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility (allegato in fondo), curato dalla Sezione Mobilità della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che descrive un sistema maturo ma ancora in fase di assestamento.
Riportiamo una panoramica aggiornata della mobilità condivisa in Italia, con particolare attenzione al processo di elettrificazione dei veicoli del settore.
Quando la mobilità condivisa funziona
Secondo il report, la mobilità urbana sostenibile in Italia fatica ancora a decollare. Nel 2024 il tasso di motorizzazione privata resta tra i più alti d’Europa (701 auto ogni 1000 abitanti) e continua a crescere rispetto al 2022.
Anche l’uso dell’auto privata è in aumento: tra il 2019 e il 2024 le percorrenze medie sono salite del 7,3%, con punte del 23% a Milano, 14% a Roma e 10% a Torino.
Il trasporto pubblico, invece, non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemia e nel 2023 resta inferiore del 12%.
Non è dunque solo la sharing mobility a faticare, ma l’intero processo di riequilibrio della mobilità urbana. Il cosiddetto “ventaglio della mobilità condivisa” (immagine in basso), cioè la varietà di soluzioni alternative all’uso del mezzo privato, dovrebbe essere un alleato strategico per la sostenibilità urbana e la riduzione degli impatti ambientali.

Tuttavia, come sottolineano gli autori, la sharing mobility funziona davvero solo se integrata con un trasporto pubblico locale efficiente e con buone infrastrutture per bici e pedoni.
Domanda in crescita, offerta in calo
Oggi la mobilità condivisa italiana è in una fase di consolidamento. I servizi non crescono più a ritmi esplosivi spinti dall’entusiasmo iniziale, ma hanno raggiunto un livello d’uso stabile.
Nel 2024 e nei primi mesi del 2025 la domanda continua ad aumentare, crescono noleggi e percorrenze, mentre l’offerta si riduce: meno veicoli, meno operatori, meno servizi attivi.
Più nel dettaglio, secondo le previsioni 2025 dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility, i noleggi complessivi (auto, bici, scooter e monopattini) sfioreranno i 60 milioni all’anno, con un aumento del 20% rispetto al 2024.
Parallelamente, il numero di veicoli in sharing cala: nel 2024 sono circa 96.000, il 15% in meno rispetto al 2022, e nel 2025 è previsto un ulteriore calo di oltre 4.000 unità, dovuto soprattutto alla contrazione dei monopattini (-6%) e delle auto (-17%), anche per la riduzione delle flotte di operatori come Enjoy.
I servizi attivi passano da 170 nel 2024 a 166 nell’aprile 2025 (-26% sul 2022), principalmente a causa del rallentamento del monopattino sharing. Anche gli operatori diminuiscono: nel 2024 sono 37, nove in meno rispetto al 2022.
Flotte condivise elettriche sempre più leggere
Il grafico, tratto dal rapporto, mostra che nel 2024 in Italia circa il 94% di tutti i mezzi condivisi è a zero emissioni e l’85% di questi è composto da veicoli leggeri come biciclette e monopattini. Circa il 90% della flotta di sharing mobility è elettrica, una quota stabile nell’ultimo biennio.
L’elettrificazione dei servizi di mobilità condivisa si rafforza soprattutto grazie alla crescente quota di bici elettriche, che rappresenta il 31% di tutti i mezzi condivisi (nel 2023 era pari al 26%); mentre le biciclette tradizionali scendono all’11%.
Le auto elettriche in sharing restano stabili al 3% rispetto all’intera flotta di mezzi condivisi, ma aumentano leggermente i veicoli termici, dal 5 al 6%, tornando ai livelli del 2022.

L’elettrificazione produce due benefici distinti: nel car sharing e nello scooter sharing assicura spostamenti urbani a zero emissioni inquinanti, contribuendo a migliorare direttamente la qualità dell’aria; per biciclette e monopattini l’alimentazione elettrica amplia le distanze percorribili e rende il servizio accessibile a un pubblico più vasto, superando limiti fisici e morfologici delle città.
Un altro dato interessante riguarda il peso medio dei mezzi, sceso a 102 kg dai 119 del 2023. Un indicatore che testimonia la diffusione dei veicoli leggeri e la loro efficienza nello spazio urbano.
Una tendenza in netto contrasto con quella del mercato automobilistico, sempre più orientato verso SUV e modelli ingombranti. Le flotte condivise, più leggere, consentono invece di usare meglio lo spazio urbano, ridurre il traffico e aumentare la sicurezza.
Car sharing: più ibridi, elettrico in ripresa
Secondo gli autori del rapporto, negli ultimi sei anni la composizione della flotta car sharing è molto cambiata (grafico in basso a sinistra): tra il 2019 e il 2020 c’è stato un calo del numero delle auto elettriche, ma dal 2022 è tornato a crescere.
Anche se le auto elettriche coprono solo il 3% dell’intera flotta di mezzi condivisi (auto, bici, monopattini, ecc.), nel 2024 queste rappresentano il 34,8% della flotta del car sharing (circa 3.000 veicoli elettrici, con un aumento del 18% in un anno).
Le auto ibride continuano a crescere e nel 2024 raggiungono il 38% del parco car sharing.

Interessante il confronto tra il parco auto in sharing con il parco auto nazionale (grafico in alto a destra): mentre in Italia il 92,5% delle auto circolanti è ancora a benzina o diesel, nel car sharing queste alimentazioni scendono al 27%.
Diffusione eterogenea nei capoluoghi di provincia
Nel 2015 la sharing mobility – dice il rapporto – era presente solo in pochi capoluoghi, concentrati soprattutto nel Centro-Nord.
Negli anni successivi si è espansa rapidamente, arrivando nel 2022 a 62 città e oltre 14 milioni di abitanti potenzialmente serviti, grazie a investimenti e a un contesto normativo favorevole.
Dal 2023, però, la tendenza si è invertita: nel 2025 i capoluoghi con almeno un servizio di sharing scendono a 46, e la popolazione servita cala del 7%.

Il ridimensionamento colpisce soprattutto i centri medio-piccoli e del Sud, dove la domanda è più debole, portando a una razionalizzazione dell’offerta concentrata nelle grandi città.
Serve più integrazione e politiche pubbliche
La sharing mobility può diventare un pilastro della mobilità urbana sostenibile, spiega il documento della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, solo se integrata con il trasporto pubblico locale: servono strategie coordinate tra amministrazioni e operatori, regole chiare, incentivi per i mezzi a zero emissioni e una rete capillare di infrastrutture di ricarica.
Altro aspetto riguarda le politiche pubbliche: con il DL 68/2022 è partita la prima sperimentazione nazionale di cofinanziamento statale per la sharing mobility, finanziata con lo 0,3% del “Fondo per il trasporto pubblico locale”, pari a circa 15 milioni di euro l’anno.
Le Regioni a statuto ordinario hanno usato le risorse in modo diverso: otto le hanno destinate a voucher per abbonati al TPL, tre (Abruzzo, Calabria, Campania) per avviare nuovi servizi, mentre altre (Basilicata, Marche, Molise, Umbria) non le hanno impiegate.
Dal 2026, dicono gli autori dello studio, il “Fondo Sociale per il Clima” potrà finanziare progetti di sharing e TPL nelle aree più svantaggiate, con l’obiettivo di ridurre la povertà dei trasporti e migliorare l’accesso ai servizi. Un passo che unisce finalità ambientali e sociali, rafforzando il ruolo della mobilità condivisa come diritto di cittadinanza.
- Il rapporto (pdf)




























