Gli italiani e l’auto elettrica: entusiasmi, paure e falsi miti

Tra dubbi, fake news e consigli utili. Un'intervista a Ugo Bardi sul giovane mercato dell'auto elettrica in Italia: "comunque una rivoluzione inevitabile, anche per gli italiani”.

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Sempre più italiani, al momento di cambiare auto, si trovano a considerare l’opzione elettrica. Le domande, però, sono spesso le stesse: dubbi pratici, timori legati a costi e ricariche, ma anche alcune convinzioni scaturite spesso da fake news sui media e sui social.

Di questo abbiamo già discusso con il professor Ugo Bardi, docente di Chimica all’Università di Firenze fino al 2022 ed esperto di mobilità elettrica, sempre efficace per la sua capacità di spiegare concetti complessi con semplicità e un pizzico di ironia (La mobilità elettrica in Italia: una rivoluzione tra sfide e ancora tanti preconcetti).

Nel suo ultimo libro “Auto Elettrica: un colpo al cuore dei signori del petrolio (240 pp.), Bardi non si limita a descrivere come funzionano i veicoli elettrici, ma li presenta come una vera rivoluzione nel nostro modo di utilizzare l’energia.

Il libro  si apre con un’analisi delle campagne denigratorie finanziate dall’industria petrolifera – emblematico il caso dell’associazione “CO2 Coalition” – ma il messaggio che trasmette è chiaro: non serve forzare la transizione, perché il cambiamento arriverà comunque, in modo inevitabile.

Dopo aver ripercorso la storia dei trasporti su strada e illustrato le tecnologie alla base della trazione elettrica, l’autore dedica spazio al confronto tra i diversi modelli disponibili, comprese le microcar, e offre un capitolo ricco di consigli pratici per chi si avvicina adesso all’elettrico.

Si parla di autonomia, risparmi, costi di acquisto e manutenzione, stato delle batterie e mercato dell’usato.

Non mancano anche riflessioni sui limiti percepiti dagli utenti, come l’“indovinometro”, nome utilizzato dall’autore per indicare lo strumento di bordo che calcola l’autonomia residua, senza però poter prevedere velocità, salite o altri fattori del percorso.

Oltre alla competenza scientifica, Bardi porta con sé oltre dieci anni di esperienza diretta alla guida di veicoli elettrici: un ingrediente che rende le sue spiegazioni ancora più concrete e vicine alla vita quotidiana.

Lo abbiamo intervistato per approfondire un aspetto secondo noi cruciale: come gli italiani stanno vivendo il loro primo contatto con la mobilità elettrica.

Professore, quali sono oggi i comportamenti più diffusi tra gli italiani che si avvicinano alla mobilità elettrica?

Non tutti hanno lo stesso atteggiamento. Possiamo distinguere tre gruppi: gli entusiasti, coloro che scelgono l’elettrico perché convinti, quelli che lo adottano solo per necessità e, infine, chi cerca di evitarlo il più possibile. Io appartengo ai “temerari”: oltre dieci anni fa ho iniziato a sperimentare mezzi elettrici perché ci credevo davvero. Siamo comunque in piena fase di transizione. Basta guardare alla Cina: lì metà delle auto vendute sono elettriche. A Shanghai non si sente più l’odore dei gas di scarico, non c’è particolato nell’aria. Prima o poi ci arriveremo anche noi in Italia.

Come si presenta oggi il mercato dell’usato elettrico?

L’usato esiste, ma i prezzi sono ancora alti. Fino a qualche anno fa il problema principale era l’incertezza sulle condizioni delle batterie, e questo frenava molti acquirenti. Oggi però la situazione è diversa: le batterie sono molto più affidabili e, soprattutto, è possibile verificarne facilmente lo stato. Quando compri un’auto termica usata non puoi sapere davvero come sta il motore senza smontarlo. Con l’elettrico è diverso: basta una ricarica completa per capire la capacità residua. Una batteria che, dopo qualche anno, arriva al 90% è qualcosa di normale. Se invece non supera il 50-60%, è chiaro che non conviene acquistare.

Quali sono i passi fondamentali da fare prima di comprare un’auto elettrica?

Il primo punto è verificare la disponibilità di colonnine vicino a casa. Ormai, però, la rete si sta ampliando molto e le occasioni di ricarica non mancano. In più, le statistiche dicono che oltre il 40% delle famiglie italiane ha un cortile o uno spazio privato dove ricaricare. Quindi, per la maggioranza degli italiani, il problema non si pone.

Quindi impianto fotovoltaico e colonnine di ricarica domestica non sono necessari…

No, non sono indispensabili. Esiste anche il fotovoltaico plug & play: fino a 800 watt si può installare senza burocrazia, basta una semplice comunicazione al Gse. Si può montare su un balcone o un davanzale, e già così si ottiene un buon risparmio. Certo, un’auto elettrica richiede almeno 3 kW, ma anche con 800 watt in una giornata di sole si riducono i costi di ricarica. Detto questo, non è necessario avere un impianto domestico.

Quali errori commettono più spesso i nuovi acquirenti?

Il più comune è comprare un’auto sovradimensionata, cosa che in realtà succede anche con i motori termici. Le elettriche pesano circa il 20% in più rispetto alle endotermiche, ma si tratta comunque di scelte sempre correggibili: il mercato dell’usato è molto dinamico, quindi si può rivendere senza grossi problemi. Le racconto un episodio: quando ho cambiato casa, ho comprato un’elettrica pur non avendo un cortile per la ricarica. A 50 metri da casa c’erano quattro colonnine, e ho pensato: “Perfetto!”. Solo dopo ho scoperto che tre erano per i motorini, e l’unica per le auto era posizionata tra un bar, una farmacia e un ufficio postale: un incubo. Non ho però abbandonato l’elettrico, ho risolto caricando a casa di mia suocera.

E per quanto riguarda i costi di acquisto?

Oggi le auto elettriche di fascia alta costano meno delle equivalenti a motore tradizionale. Il problema è sulle utilitarie. Per fare un esempio, una Panda elettrica costa ancora molto di più di una Panda termica. Si giustifica la cosa dicendo che bisogna ammortizzare gli investimenti iniziali, ma in realtà l’elettrico dovrebbe costare meno perché è più semplice, ha meno componenti e richiede meno manutenzione. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma ci arriveremo. In Europa, inoltre, le case automobilistiche cercano di rallentare il passaggio all’elettrico per svuotare gli stock. In Cina, un’auto che qui costa 30mila euro la paghi 10mila; con i dazi, tornerebbe comunque a 30mila. Questa differenza andrà col tempo a ridursi.

Le microcar elettriche potrebbero essere una soluzione in città?

Sì, potrebbero esserlo. Però oggi circa il 30% delle auto elettriche vendute sono SUV, enormi e pesantissimi: la domanda va in quella direzione. Eppure, un’auto elettrica leggera, poco energivora e magari ricaricata con pannelli solari, è perfetta per tanti spostamenti quotidiani. In certi casi, non ha rivali rispetto al trasporto pubblico, che per forza di cose è rigido e non porta mai esattamente dove ti serve. Il futuro può essere anche lì, ma sarà il mercato a decidere.

Quanto contano gli incentivi in Italia?

Al momento non molto. Gli incentivi ci sono, ma sono pochi, e in più c’è tanta propaganda contraria all’elettrico. Qualche risparmio si può ottenere, ma nessuno regala nulla, ed è giusto così: l’auto elettrica deve affermarsi per i suoi vantaggi, non perché viene finanziata dallo Stato.

Quali strategie servirebbero per accelerare la transizione in Italia?

Tra i vari ostacoli c’è quello culturale e comunicativo. Le campagne pubblicitarie delle aziende legate ai combustibili fossili continuano a condizionare l’opinione pubblica. Questo frena un cambiamento che sarebbe utile a tutti. Però non mi preoccuperei troppo: prima o poi il cambiamento sarà inevitabile. Non è che in Italia usiamo ancora l’ascia di pietra per andare a caccia di mammut: seguiremo la direzione del resto del mondo. Ci arriveremo gradualmente, ma ci arriveremo.

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