Il nuovo tetto del gas europeo scatterà quando sul Ttf ci sarà una quotazione month-ahead oltre i 180 euro/MWh per tre giorni consecutivi e, negli stessi tre giorni, uno spread maggiore di 35 euro/MWh tra il Ttf month-ahead e un benchmark Gnl che sarà elaborato sulla base di un paniere internazionale.

Una volta che scatterà, il cap resterà in vigore per almeno 20 giorni lavorativi e sarà disattivato automaticamente se il prezzo sul Ttf scenderà sotto la soglia dei 180 euro/MWh per tre giorni consecutivi.

Il tetto si applicherà dal prossimo 15 febbraio e varrà anche per i contratti derivati a un mese, a tre mesi e a un anno trattati sulle altre piattaforme di trading della Ue, ma non alle negoziazioni over-the-counter e agli scambi day-ahead e intra-day.

Questo il meccanismo su cui ieri il Consiglio Energia ha trovato un accordo, dopo diversi incontri infruttuosi e l’invito a fare presto arrivato dai 27 capi di Stato venerdì scorso. Una soluzione, come è evidente, molto distante dall’ipotesi di un cap a 275 euro/MWh proposta inizialmente dalla Commissione, che era riuscita a scontentare tutti.

Con l’Ungheria contraria e Paesi “frugali” come Austria e Olanda che si sono astenuti, la misura è stata adottata a maggioranza qualificata con la Germania, notoriamente critica sul tetto al prezzo, che ha votato a favore, seppur in cambio di diverse clausole che depotenziano il meccanismo.

Il cap non sarà applicato, ad esempio, se la Commissione dichiarerà un’emergenza a livello Ue o regionale in base al regolamento sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas, in particolare in situazioni in cui le forniture non sono sufficienti a soddisfare la domanda.

Il meccanismo sarà sospeso se la domanda di gas aumenterà del 15% in un mese o del 10% in un bimestre, se le importazioni di Gnl subiranno un calo significativo o se i volumi scambiati al Ttf scenderanno troppo.

Inoltre, per far scattare il tetto servirà un parere tecnico delle agenzie Ue Acer e Esma, che entro il 23 gennaio 2023 pubblicheranno un rapporto preliminare sull’introduzione del meccanismo, che poi continueranno a monitorare, anche in vista di una possibile revisione o dello stralcio che la Commissione valuterà il prossimo novembre.

Anche se fioccano le dichiarazioni soddisfatte, a partire da quelle del governo Meloni, e la Russia minaccia ritorsioni, dunque, il meccanismo sembra molto meno potente di quello che si potrebbe pensare.

La soglia di tolleranza di 35 euro con il prezzo del Gnl, ad esempio, appare “fin troppo ampia, senza contare che il tetto non si applicherà alle transazioni over-the-counter, per cui sarà possibile aggirarlo accordandosi con singoli fornitori fuori mercato”, commenta Giorgio Tomassetti, ceo di Octopus Energy per l’Italia.

Inoltre, prosegue Tomassetti, “il meccanismo partirà a metà febbraio, quando si staranno contrattando – come minimo – i prezzi di marzo: per gran parte dell’inverno non avremo alcun price cap. Infine, si prevede che il price cap salga insieme al prezzo del Gnl, mantenendo lo spread di 35 euro al MWh tra i due prezzi. Questo significa che non c’è un vero limite al prezzo: è un tetto che non ci proteggerà se sui mercati del gas dovesse scatenarsi una nuova tempesta”.

Insomma, determinante per capire se il tetto reggerà, sarà capire se gli stoccaggi saranno sufficienti, cosa che dipenderà sostanzialmente da quanto lungo e freddo sarà questo inverno. Se basteranno, come ci spiegava l’analista di Ecco Michele Governatori, già dalla primavera potremmo vedere un mercato tendente a essere lungo, con prezzi in discesa e nel quale il nuovo cap non servirebbe.

Qualora gli stoccaggi non fossero sufficienti, invece, dovremmo tornare ad acquistare grandi quantitativi di gas, andando a competere per il Gnl con giganti come la Cina: non potendo rimanere senza energia, dobbiamo assicurarci di poter offrire un prezzo competitivo.

“La percezione comune – avverte Tomassetti – è che il peggio sia passato, mentre in realtà la fase più critica potrebbe essere proprio di fronte a noi. Senza allarmismi, dobbiamo essere coscienti che tra un paio di mesi potremmo trovarci in una situazione complicata, con opzioni limitate. E che dobbiamo assolutamente evitare di rivivere la stessa situazione negli anni a venire”.