“Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, come cantavano negli anni ’60 I Giganti per protestare contro la guerra in Vietnam.
Riadattando questo ritornello al contesto geopolitico attuale, si potrebbe dire “Mettete delle rinnovabili nei vostri cannoni”, stando a quanto si legge in due recenti analisi di Wwf e Legambiente, ma anche guardando a un fatto molto emblematico avvenuto proprio in Vietnam.
La guerra mette in crisi il Gnl
L’agenzia Reuters riporta oggi, 31 marzo, che Vingroup (una delle maggiori aziende multi settore del Vietnam) ha comunicato al Governo locale di voler abbandonare la costruzione della più grande centrale termoelettrica a Gnl del paese asiatico, in favore di un progetto di rinnovabili e Bess, giudicato più oneroso economicamente, ma più sicuro come investimento in questa fase storica.
I timori della società sono legati agli effetti della guerra in Iran sul mercato del Gnl, che proprio nel Sud-est asiatico vede una delle aree di maggiore importazione.
Secondo quanto ricostruito dall’agenzia il problema è legato a prezzi del gas naturale liquefatto in crescita e senza certezze per il futuro. Da qui il dietrofront sulla centrale in favore di un progetto energetico più sostenibile, nonostante fosse già stata selezionata GE Vernova come fornitore di turbine e generatori a gas pari a circa 1,6 GW complessivi.
I lavori per la realizzazione del termoelettrico erano partiti a settembre 2025 nella città di Haiphong e sarebbero dovuti terminare entro il 2030 con un investimento di circa 5 miliardi di euro.
Ora la decisione di abbandonare il progetto e concentrarsi sul portafoglio Fer, che conta già iniziative in via di sviluppo per 20,5 GW da rinnovabili, per un investimento intorno ai 25 miliardi di dollari.
Il report “Rinnovabili, energie per la pace”
Abbandonare la strada delle fossili in favore delle fonti sostenibili è una scelta promossa anche dal Wwf nel suo nuovo report “Rinnovabili, energie per la pace” (disponibile in basso).
“La crisi energetica ha reso ancor più evidente come soltanto uno sviluppo alimentato interamente da rinnovabili e fondato sul risparmio e l’efficienza nell’uso dell’energia e delle risorse possa garantire costi giusti e affidabili nonché sicurezza e pace. Il momento della transizione è ora – sottolinea l’associazione – accelerarla non è solo un obiettivo climatico e ambientale”.
A riprova di ciò si citano alcuni dati Irena sui costi delle varie tecnologie riferiti al 2025
- impianti fotovoltaici utility scale, da 38 a 78 dollari
- impianti fotovoltaici utility con storage, da 50 a 131 dollari
- impianti eolici a terra, da 37 a 86 dollari
- impianti eolici a terra con sistema di accumulo, da 44 a 123 dollari
- impianti eolici offshore, da 70 a 157 dollari
- impianti a gas di picco (turbogas), da 149 a 251 dollari
- impianti a ciclo combinato, da 48 a 109 dollari
- impianti a carbone, da 48 a 109 dollari
- impianti nucleari, da 141 a 220 dollari
I principali ostacoli italiani allo sviluppo delle Fer, individuati nel rapporto, sono le barriere amministrative, i ritardi e le ambiguità nell’attività di pianificazione e uno scarso coinvolgimento dei territori.
Sul fronte opposto, il Wwf ricorda come per costruire un nuovo rigassificatore si impieghino, nella migliore delle ipotesi, cinque anni. Anche i tempi dei rigassificatori mobili offshore, per quanto le infrastrutture siano relativamente più leggere, non sono più rapidi, evidenzia il report.
“Peraltro, si tratta di impianti molto meno efficienti, dal momento che le operazioni di scarico del Gnl possono avvenire solo con determinate condizioni del mare, aspetto che influisce negativamente sui costi gas. Discorso leggermente diverso per siti mobili collocati nei porti, dove però subentrano altri gravi problemi che impattano sulla sicurezza e sulle ricadute negative (anche economiche) per tutte le altre attività portuali”.
Per questi motivi il Wwf chiede di minimizzare le nuove infrastrutture gas: “Occorre stare attenti a non legarsi mani e piedi a nuovi vincoli e a nuovi contratti molto onerosi, a iniziare dai molteplici progetti di rigassificazione, non solo inutili per il calo complessivo dei consumi gas (destinato a scendere ulteriormente e in modo sensibile con l’avanzare dello sviluppo delle rinnovabili), ma per lo stesso rischio di ritrovarci con investimenti fossili inutili che i cittadini italiani saranno costretti a pagare nei prossimi decenni”.
L’esempio fatto dall’associazione è delle due navi Fsru a Piombino e Ravenna, “diventate operative con molto ritardo”.
Oggi, data la crisi in corso, “il Governo è costretto a puntare meno sul gas liquido, aumentando l’import via tubi. Come si vede, lavorare sull’emergenza fa sprecare molto denaro in infrastrutture che troppo presto si confermano sovradimensionate o addirittura obsolete”.
Un passaggio del rapporto riguarda anche le centrali a carbone, riportate al centro dell’attenzione con un emendamento al Dl Bollette, che consente di mantenerle in riserva fredda.
Per il Wwf andrebbe invece compreso se siano realmente necessarie in situazione di effettiva e grave emergenza, stabilendo con quali costi e su quali voci di bilancio.
Legambiente: le guerre seguono le rotte di petrolio e gas
Sulla stessa linea del Wwf la posizione espressa da Legambiente in un lungo post pubblicato oggi su Linkedin.
“Dal Medio Oriente all’Ucraina – si legge – le guerre seguono ancora le rotte del petrolio e del gas. Così le economie restano schiave dei rincari dell’energia, sempre più ricattabili e vulnerabili. Le rinnovabili non sono più solo una scelta ambientale: sono l’unica possibilità di indipendenza. Difendere oggi la transizione energetica significa ridurre le tensioni, sottrarsi alle dinamiche geopolitiche più instabili e costruire le basi per un futuro più sicuro”.
Eppure, sottolinea l’associazione, “l’Italia continua a incentivare le fonti fossili, mentre Fer, accumuli, reti ed efficienza restano in panchina. Una direzione che ci rende più deboli, non più forti”.
Il dito è puntato in primis contro i sussidi ambientalmente dannosi arrivati a 48,3 miliardi di euro nel 2024 (si veda anche Sussidi dannosi in aumento e fondi Ets inutilizzati: il doppio paradosso italiano).
Di contro, Legambiente mette in evidenza la decisione della Spagna di investire 5 mld € nelle rinnovabili per ridurre la dipendenza dalle fossili.
Tutto ciò mentre le sole due settimane iniziali del conflitto in Medio Oriente hanno generato 5 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra.
In altre parole: “Ogni attacco missilistico è un ulteriore passo verso un pianeta più caldo e instabile”, come dichiarato da Patrick Bigger, direttore del Climate and community institute statunitense.
- Report Wwf Italia (pdf)


























