La Corte dei Conti Ue contro gli aiuti alle fossili: “frenano la transizione ecologica”

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Secondo la Corte europea le aliquote non riflettono le emissioni reali di CO2.

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La tassazione europea sui prodotti energetici non è allineata agli obiettivi climatici e le sovvenzioni alle fonti fossili continuano ad avere un peso molto forte, soprattutto in alcuni Paesi, tra cui Finlandia, Irlanda, Cipro, Belgio e Francia.

Questa, in estrema sintesi, è una delle osservazioni principali della Corte dei conti Ue nella sua analisi intitolata “Tassazione dell’energia, fissazione del prezzo del carbonio e sovvenzioni all’energia” (link in basso).

Intanto in Italia si è riacceso il dibattito politico su quando e come ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (Sad).

Il ministero della Transizione ecologica ha annunciato che presenterà un piano di uscita da tali sussidi entro metà del 2022, mentre il decreto Sostegni appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha eliminato le riduzioni delle accise su alcuni (pochi) prodotti energetici inquinanti.

Anche se il punto più controverso del decreto è il tetto al prezzo di vendita della elettricità da fonti rinnovabili con il meccanismo di compensazione che intende colpire gli extra profitti di alcuni impianti green, ma che contiene diverse criticità (si veda Le tante criticità del provvedimento “Sostegni ter”).

Il punto, tornando alle valutazioni della Corte dei conti Ue, è che non può esserci una piena transizione energetica pulita senza un taglio dei sussidi ai combustibili fossili (si veda anche questo intervento di Massimo Scalia, docente di fisica ambientale alla Sapienza di Roma: Non c’è transizione ecologica senza un taglio ai sussidi alle fossili).

Difatti, si legge nel documento (neretti nostri nelle citazioni), “le sovvenzioni per i combustibili fossili ostacolano il raggiungimento degli obiettivi climatici, poiché frenano la transizione all’energia verde”.

In totale, “le sovvenzioni assegnate dagli Stati membri per i combustibili fossili ammontano a oltre 55 miliardi di euro all’anno” e sono rimaste “relativamente stabili nel corso degli ultimi dieci anni, nonostante gli inviti a eliminarle gradualmente. Alcuni Stati membri spendono più in sovvenzioni per i combustibili fossili che in sovvenzioni destinate all’energia verde”.

Si evidenzia, più in generale, che le sovvenzioni all’energia sono aumentate nel tempo, trainate da un incremento di quelle destinate alle fonti rinnovabili, “che sono cresciute di 3,9 volte nel periodo compreso tra il 2008 e il 2019”, come riassume il grafico sotto, tratto dal documento.

Tuttavia, si precisa poi che le aliquote fiscali medie per i prodotti energetici “oscillano tra 1,7 euro per MWh e 107,8 euro per MWh” e queste variazioni “non riflettono le differenze a livello di efficienza in termini di emissioni di carbonio”.

Il carbone, ad esempio, “è tassato meno del gas naturale (che è più efficiente sul piano delle emissioni di carbonio) e alcuni combustibili fossili sono soggetti a imposte notevolmente inferiori rispetto all’elettricità (che potrebbe essere prodotta con fonti a bassa emissione di carbonio)”.

La Corte poi osserva che eliminare i sussidi alle energie fossili “comporterà una transizione sociale ed economica impegnativa”.

In ballo c’è il pacchetto “Fit for 55” che punta essenzialmente a:

  • creare una base imponibile per l’energia più ampia e aumentare le aliquote fiscali minime sull’energia;
  • estendere a edifici e trasporti il sistema Ets per lo scambio di quote di emissioni;
  • istituire un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, per rispecchiare le emissioni di CO2 imputabili alle importazioni di determinati prodotti.

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