L’Europa e l’Italia hanno perso da diversi anni la loro leadership industriale nel fotovoltaico. Oggi il baricentro dell’industria FV è fortemente, se non esclusivamente, spostato verso l’Asia, che ha la forza della parte alta della filiera, quella che detta i prezzi e l’offerta.

Riuscirà l’Europa a spostare una parte della produzione di celle e moduli nel vecchio continente? Ne varrà la pena? E in quanto tempo sarà possibile farlo?

Su questi aspetti ci sarà bisogno di fare molti investimenti ma soprattutto tanta ricerca. Un documento coordinato da Eurac Research, Enel Green Power e CNR, dal titolo “Un piano strategico di ricerca e innovazione per rilanciare il settore fotovoltaico italiano e contribuire agli obiettivi del piano nazionale energia e clima” (allegato in basso), ha messo a punto l’ipotesi di coordinare tutti i laboratori presenti nel nostro paese per poter dare prodotti pronti per il mercato all’industria.

Su questa strategia pubblichiamo, con l’autorizzazione di Eurac Research, un’intervista a David Moser (pubblicata su Eurac Magazine) tra i principali promotori dell’iniziativa che si inserisce nel progetto PV IMPACT, finanziato dalla Commissione Europea per sostenere e monitorare il ruolo dell’Europa nell’ambito delle energie rinnovabili.

La redazione di QualEnergia.it

 

Una squadra di accademici e ricercatori del settore energetico si è confrontata con i dipartimenti di ricerca e sviluppo delle aziende italiane del fotovoltaico per identificare una serie di azioni che favorirebbero il rilancio dell’industria fotovoltaica in Italia.

Le hanno spiegate in un documento strategico. L’obiettivo? Fare in modo che sia impiegata più tecnologia made in Italy per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici che l’Italia si è data insieme agli altri paesi europei.

Nel gruppo di lavoro era presente anche David Moser, esperto di sistemi fotovoltaici dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research, che lavora oltre 15 anni a contatto con le aziende, a livello regionale, nazionale ed europeo.

Ingegner Moser, nel tavolo di lavoro nazionale sul fotovoltaico, di cui Eurac Research è uno dei promotori, avete avuto modo di conoscere ancora più a fondo gli attori dell’industria fotovoltaica italiana, in particolare le aziende più impegnate nella ricerca e sviluppo. Ci puoi fare una panoramica dei trend di questo settore?

Innanzitutto, diciamo che il panorama italiano in questo settore è fortemente connesso a quello europeo, quindi la dinamica di sviluppo dell’industria fotovoltaica nel nostro paese e in Europa vanno sostanzialmente di pari passo.

In Europa il settore fotovoltaico è passato dalla costruzione dei prodotti necessari agli impianti fotovoltaici, nella prima decade degli anni 2000, a un mondo più concentrato sui servizi: quindi installazione, manutenzione, verifica delle prestazioni.

A partire dalla fine della decade 2000-2010, infatti, la produzione dei moduli si è progressivamente spostata verso i paesi asiatici. Invece in Europa è rimasto il lato dei servizi connessi al fotovoltaico che ha una forte componente di presenza sul territorio. In questo settore in Italia ci sono aziende importanti che operano non solo a livello nazionale, ma anche europeo e mondiale.

Anche l’integrazione del fotovoltaico negli edifici, che deve tenere in conto anche degli aspetti estetici e architettonici, rimane un aspetto fortemente legato al territorio. Qualcosa però è cambiato negli ultimi due anni…

Cosa è successo?

C’è una diversa consapevolezza. Siamo all’inizio di un nuovo trend di sviluppo. Da una parte si è capita l’importanza di non essere dipendenti da produttori asiatici per quanto riguarda la produzione del modulo fotovoltaico stesso.

Siamo in presenza, in Italia come in tutta Europa, di diversi tentativi di riportare in Europa parte della manifattura fotovoltaica, in particolare quella ad alto contenuto tecnologico. Si parla delle cosiddette gigafactory, che sono già una realtà nei paesi asiatici ma che in Europa non hanno per adesso mai attecchito: fabbriche che permettano di arrivare a produzioni annuali nell’ordine dei gigawatt di capacità produttiva.

Allo stesso tempo abbiamo piani ambientali ambiziosi, in Italia il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC), che per essere raggiunti impongono di avere la tecnologia adatta. Dovremmo installare molto più fotovoltaico di quanto si sta facendo ora e, allo stato attuale dell’industria, il rischio è di raggiungere questi obiettivi comprando la tecnologia dai paesi non europei e quindi perdendo un forte treno di ripresa economica e di politica industriale.

È partendo da questa situazione e da questa nuova consapevolezza che, in un tavolo di lavoro con altri rappresentanti della ricerca e sviluppo del settore fotovoltaico, abbiamo elencato una serie di azioni utili a rendere più solido lo sviluppo dell’industria. Vogliamo fare in modo che il raggiungimento degli obiettivi climatici sia al tempo stesso positivo per l’ambiente e per la crescita dell’industria fotovoltaica italiana. È da questi presupposti che nasce la nostra strategia per il rilancio. il nostro supporto al rilancio del mercato dal nostro punto di vista ovviamente: quello della ricerca e sviluppo.

Il mondo della ricerca che ruolo ha in tutto questo?

La ricerca ha un ruolo molto importante. Teniamo anche in considerazione che a livello di know-how e di ricerca e sviluppo l’Europa ha ancora un certo vantaggio rispetto ai paesi concorrenti in questo momento.

Nel settore dei grandi impianti, la ricerca può aiutare pensando a nuovi prodotti ad alto contenuto tecnologico e anche a tutto ciò che è necessario per ridurre i costi di produzione mantenendo l’alta qualità. Nel settore del fotovoltaico distribuito e integrato negli edifici, può trovare soluzioni per una migliore integrazione, durabilità e flessibilità nella progettazione dei prodotti.

Ci sono realtà importanti in questo settore, tra cui la nostra attività in Eurac Research. All’interno del tavolo di lavoro abbiamo censito oltre 40 laboratori fotovoltaici appartenenti ad università, enti pubblici di ricerca e imprese del settore (mappa a fianco), alcuni di questi sono già riconosciuti come riferimenti nazionali e internazionali per specifiche tematiche di ricerca sul fotovoltaico e sarebbero quindi in grado di svolgere il ruolo di hub.

Un’idea contenuta nel nostro documento strategico è quella di strutturare i laboratori in un cluster: un’infrastruttura diffusa che potrebbe diventare l’interlocutore naturale per l’industria fotovoltaica che per sviluppare nuovi prodotti richiede risposte rapide, alto livello di coordinamento e massa critica.

Insomma: le singole competenze ci sono, dobbiamo però coordinarle e metterle a sistema.

Nel documento leggiamo anche dell’istituzione di centri per la creazione di prototipi industriali…

Sì, l’istituzione di alcuni centri di prototipazione industriale rientra nell’idea di mettere a sistema le nostre eccellenze e di avvicinare ancora di più il mondo della ricerca e quello dell’industria.

Al momento la ricerca e l’industria lavorano su scale molto diverse: quello che esce dai laboratori di ricerca, pur essendo estremamente innovativo, è ancora in qualche modo troppo “grezzo” per essere subito accolto e venduto dalle aziende. Questi centri permetterebbero all’idea innovativa di arrivare molto più velocemente all’industrializzazione e di conseguenza al mercato.

Ci siamo basati su realtà già parzialmente esistenti. Un’esperienza positiva a riguardo è proprio quella di Bolzano, qui in Eurac Research abbiamo aperto la strada a un nuovo approccio per l’integrazione di una componente o funzione fotovoltaica in prodotti come finestre, elementi di facciata o coperture negli edifici, lavorando insieme a partner industriali del settore edilizio a livello regionale.

Questa esperienza potrebbe essere efficacemente estesa a livello nazionale. Il sogno concreto è quello di diventare uno dei primi centri di prototipazione industriale su larga scala di questo tipo in Europa.

Per quanto riguarda invece i grandi impianti fotovoltaici cosa suggerite nel documento?

Qui Enel Green Power, che ha promosso e partecipato al tavolo di lavoro con le aziende, ha portato l’attenzione sul loro sito di produzione di celle solari e moduli a Catania. È quello in più rapida espansione in Europa e si basa su una tecnologia innovativa per il miglioramento dell’efficienza. La loro idea è quella di realizzare una delle prime gigafactory del fotovoltaico in Europa.

Nel documento abbiamo suggerito come una nuova fabbrica di questo tipo dovrebbe essere supportata da una filiera dei grandi impianti fotovoltaici, una serie di aziende che si occupano di tecnologie come quella degli inseguitori solari, degli inverter, dei cavi e di soluzioni per la costruzione, l’assemblamento e la gestione.

Queste aziende ad alto contenuto tecnologico, e con una forte vocazione alla ricerca e sviluppo, da una parte potrebbero essere trainate dalla gigafactory, dall’altra potrebbero lavorare e presentarsi sul mercato in maniera indipendente.

Con chi avete lavorato per elaborare questo documento strategico?

Il lavoro è stato coordinato da un team di accademici e ricercatori. La maggior parte di queste iniziative sono state sostenute all’interno del progetto PV IMPACT promosso da Eurac Research, Enel Green Power e del CNR. All’interno di questo progetto abbiamo organizzato alcuni tavoli di lavoro, di persona e digitali, con le aziende italiane del settore che al loro interno hanno un dipartimento di ricerca e sviluppo. Abbiamo messo insieme sia aziende che si occupano di grandi impianti fotovoltaici sia aziende del fotovoltaico distribuito, e non è affatto una cosa scontata visto che i due mondi lavorano in maniera abbastanza distante. Le indicazioni che abbiamo elaborato sono tutte contenute nel documento.

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Nella foto in alto: Il PV Integration Lab di Eurac Research al parco tecnologico dell’Alto Adige NOI Techpark. L’infrastrutt​​ura testa prodotti e prototipi per l’integrazione di sistemi fotovoltaici in edifici e reti​​​​. © Eurac Research | Ivo Corrà