Lo scandalo del Qatar rende ancora più complicata la nuova politica europea del gas.

La vicenda sottolinea, ancora una volta, quanto siano alti i rischi geopolitici associati alla continua dipendenza dalle risorse energetiche fossili.

Così dalle minacce di Putin sullo stop alle forniture di gas, alle quali l’Ue ha risposto con una corsa a potenziare i legami con altri partner commerciali (tra cui appunto il Qatar), si è passati agli avvertimenti, per ora più sfumati, degli emiri di Doha.

Tutto nasce dallo scandalo che ha coinvolto alcuni eurodeputati e funzionari a Strasburgo, tra cui la ex presidente del Parlamento Ue, la greca Eva Kaili.

Le accuse, ricordiamo brevemente, sono di  corruzione: presunte tangenti, per centinaia di migliaia di euro (circa 1,5 milioni in totale), che il Qatar avrebbe pagato a esponenti Ue per influenzare le decisioni delle istituzioni europee su alcuni temi.

Intanto il Parlamento Ue ha votato una risoluzione in cui si chiede di sospendere gli accessi dei rappresentanti delle autorità qatariote al Parlamento. E gli eurodeputati hanno già sospeso tutti i lavori sui fascicoli legislativi che riguardano il Qatar, ad esempio sulla liberalizzazione dei visti.

La risposta di Doha non si è fatta attendere. Fonti diplomatiche, citate dalle agenzie di stampa internazionali, sostengono che le indagini della Ue sul Qatar-gate si basano su informazioni “inaccurate” e che potrebbero avere delle ripercussioni negative anche in campo energetico.

Secondo le stesse fonti diplomatiche del Qatar, infatti, “la decisione di imporre una restrizione così discriminatoria che limita il dialogo e la cooperazione con il Qatar prima che il procedimento legale sia concluso, influenzerà negativamente la cooperazione in materia di sicurezza regionale e globale, nonché le discussioni in corso sulla povertà energetica globale e sulla sicurezza” (neretti nostri).

Il punto è che il Qatar sta diventando strategico nella nuova geopolitica europea degli approvvigionamenti di gas.

Dovendo rinunciare a tutto o quasi il gas russo, Bruxelles ha cercato nuove rotte commerciali per soddisfare la sua domanda energetica, guardando soprattutto al mercato del gas naturale liquefatto (Gnl) importato via nave.

Il Qatar sta pianificando una maxi espansione della sua capacità produttiva di Gnl, tramite i progetti North Field Est e North Field South, che dovrebbero incrementare la produzione complessiva nazionale da 77 a 110 milioni di tonnellate/anno dal 2025 e poi da 110 a 126 entro il 2027.

La Germania ha già siglato un contratto di lungo termine con QatarEnergy e ConocoPhillips, per avere 2 milioni di tonnellate/anno di Gnl per 15 anni dai nuovi giacimenti.

Anche alcuni colossi energetici europei, come TotalEnergies e la nostra Eni, hanno delle quote nei progetti di espansione di Gnl in Qatar.

In sostanza, i legami tra Europa e Qatar sul versante energetico si stanno rafforzando e il futuro gas proveniente dal Golfo Persico potrebbe essere indispensabile per garantire maggiore sicurezza delle forniture a Paesi come la Germania.

Soprattutto guardando ai prossimi inverni, a partire da quello 2023-2024, quando la Ue dovrà tornare a riempire per tempo i suoi stoccaggi con la possibilità che si realizzi uno scenario di zero forniture di gas dalla Russia.

Intanto, mentre scriviamo, è in corso il Consiglio Energia Ue: in ballo ci sono decisioni importanti per lo sviluppo del mercato del gas, come la fissazione di un tetto massimo al prezzo di questo combustibile fossile.

Un eventuale price cap europeo potrebbe avere delle conseguenze sulle forniture: gli esportatori (questo è sempre stato il timore della Germania) potrebbero prediligere altre rotte commerciali, ad esempio verso la Cina, dove vendere il Gnl senza restrizioni di prezzo, aumentando i rischi per la sicurezza energetica Ue.