L’Europa resta vulnerabile sul fronte energetico e climatico e, nel complesso, la sua preparazione rispetto ai rischi climatici ed energetici è peggiorata rispetto agli anni precedenti al 2023.
Secondo l’Energy and Climate Security Risk Index (ECSRI) del Center for the Study of Democracy (CSD), la riduzione dei rischi geopolitici legati al gas russo è stata più che compensata dall’aumento dei rischi economici, di affidabilità e di sostenibilità.
Ne risulta un continente diviso: Francia, Austria e Svezia guidano la classifica grazie a sistemi più resilienti e decarbonizzati, mentre Polonia, Bulgaria e Grecia sono tra i Paesi più fragili.
L’Italia è abbastanza attardata, cioè 18ma su 25 Paesi europei considerati, con punti di forza sulla sostenibilità e debolezze legate alla dipendenza dal gas e all’alto costo dell’energia.
“Senza risolvere il trilemma dell’energia, ovvero sicurezza, economicità e sostenibilità, l’Europa non può rimanere una potenza industriale. Non può nemmeno raggiungere in modo credibile gli obiettivi climatici che si è prefissata. E non può proteggere la sua sovranità economica in un mondo caratterizzato dalla rivalità tecnologica e dal rischio climatico”, scrivono gli autori del rapporto.
Quattro pilastri per misurare la sicurezza energetica
L’indice ECSRI considera la sicurezza energetica come il risultato di fattori interconnessi:
- il rischio geopolitico è legato alla dipendenza da importazioni di gas, petrolio e materie prime critiche, spesso concentrate in Paesi instabili;
- l’accessibilità economica riflette i costi sostenuti da famiglie e imprese, ancora elevati nonostante la discesa dei prezzi all’ingrosso rispetto al picco del 2022;
- l’affidabilità riguarda la capacità del sistema elettrico e infrastrutturale di garantire continuità e stabilità di approvvigionamento, oggi messa alla prova dall’integrazione accelerata delle rinnovabili;
- la sostenibilità misura il divario tra obiettivi di decarbonizzazione e realtà industriale e ambientale.
Nel complesso, il rapporto evidenzia un’Europa spaccata. Le economie più avanzate e integrate hanno ridotto i rischi, mentre diversi Paesi dell’Est e del Sud Europa restano intrappolati in alti costi energetici, dipendenze fossili e scarsa resilienza delle reti.
I paesi più resilienti e i più fragili
La Francia emerge come il Paese più sicuro, grazie a un mix elettrico decarbonizzato al 90% e alla centralità del nucleare. Svezia e Lussemburgo beneficiano di reti affidabili e forti politiche di sostenibilità, mentre l’Irlanda ha guadagnato posizioni grazie all’accelerazione delle rinnovabili.
All’opposto, Polonia e Bulgaria pagano un mix energetico ancora dominato dal carbone e da alti costi legati al sistema ETS europeo, mentre la Grecia resta esposta a criticità economiche e infrastrutturali. Questi Paesi combinano elevata intensità emissiva, prezzi energetici elevati e forti dipendenze esterne.
L’Italia, fra dipendenze e punti di forza
L’Italia presenta un profilo di rischio medio o medio-alto, con 41 punti, 18ma posizione. Il fattore più critico è la dipendenza dal gas naturale, che copre ancora oltre un terzo dei consumi finali e proviene in larga parte da Paesi instabili come Algeria e Libia. Questo aumenta il rischio geopolitico e tiene elevati i costi per famiglie e imprese, con un punteggio di rischio economico fra i più alti in Europa.
Sul piano della sostenibilità, l’Italia mostra progressi grazie all’elevato tasso di riciclo e alla circolarità dei materiali, che riducono la vulnerabilità alle catene di approvvigionamento globali. Ci sono però ancora ritardi nell’elettrificazione dei consumi finali e nella decarbonizzazione dei trasporti e dell’industria.
Quanto ad affidabilità, il nostro Paese ha introdotto nuove infrastrutture di rigassificazione e investito in interconnessioni elettriche, ma il blackout del 28 aprile 2025 in Spagna ha acceso l’allarme sulla necessità di potenziare le tecnologie grid-forming e la flessibilità di sistema anche in Italia (Batterie grid-forming, la nuova base per una rete stabile e Una rete elettrica che si regge sugli inverter grid-forming).
Come leggere i dati
Nella tabella c’è il riepilogo delle posizioni riscontrate dall’ECSRI, che si basa su dati che vanno dal 2008 al 2023, ultimo anno per cui sono disponibili dati completi.
La colonna di destra rappresenta il risultato complessivo dei quattro parametri considerati, illustrati nelle altre colonne. L’indice ECSRI misura i rischi su una scala relativa: 0 corrisponde alla media UE del 2015.
- Valori positivi indicano un rischio più alto della media di riferimento (maggiore vulnerabilità).
- Valori negativi indicano un rischio più basso della media (maggiore sicurezza).
Per questo la Francia, con un punteggio totale di -28, è tra i Paesi più resilienti, mentre la Polonia, con +127, è tra i più esposti.
Strategie e prospettive
Il CSD evidenzia come i rischi non vadano letti isolatamente: chi è esposto su un fronte tende ad esserlo anche sugli altri. Elevata intensità emissiva significa spesso più costi e più dipendenza geopolitica.
Per ridurre il divario, il rapporto suggerisce di puntare su sei direttrici:
- diversificazione delle forniture e delle catene di approvvigionamento
- contratti a lungo termine per l’energia pulita
- potenziamento delle reti e dello stoccaggio
- accelerazione della dismissione delle fossili
- rafforzamento delle capacità amministrative
- sostegno all’innovazione tecnologica.
La vera sfida è trasformare la transizione da risposta emergenziale a strategia strutturale, in grado di rendere l’energia europea non solo più pulita, ma anche più sicura e competitiva.
Mediterraneo, un’area divisa
L’ECSRI conferma che la sicurezza energetica e climatica è il perno della competitività e della sovranità europea.
Francia, Austria, Danimarca e Svezia mostrano che resilienza e decarbonizzazione possono andare di pari passo, mentre Polonia e Bulgaria evidenziano i rischi di ritardi e dipendenze strutturali, secondo il rapporto, consultabile dal link in fondo a questo articolo.
Nei Paesi mediterranei emerge un quadro più sfumato. Dell’Italia abbiamo già detto. Anche la Spagna (6a) e il Portogallo (22°) combinano progressi nella riduzione dei rischi geopolitici e nella sostenibilità, ma sono esposti ad alti costi energetici e a vulnerabilità infrastrutturali. La Grecia (23a) si colloca fra i Paesi più fragili, con punteggi elevati in accessibilità e geopolitica.
Il Mediterraneo, dunque, nonostante le similarità geografiche e climatiche, resta un’area divisa: da un lato economie con buoni progressi, dall’altro sistemi ancora segnati da dipendenze e costi elevati. La capacità di ridurre queste fragilità determinerà non solo la posizione futura nell’indice, ma anche la stabilità economica e politica dell’intera regione, cruciale per gli equilibri energetici dell’Europa.
Il dato di fondo è che la situazione europea nel complesso è peggiorata: la riduzione della dipendenza dal gas russo non ha compensato l’aumento dei rischi di accessibilità, affidabilità e sostenibilità. In particolare, il rischio di accessibilità economica è cresciuto di oltre cinque volte nei tre anni precedenti al 2023.
L’indice fotografa un continente più diviso e più fragile, dove la sfida non è solo accelerare la transizione energetica, ma farlo in modo coerente e coordinato, per evitare che i costi e le vulnerabilità compromettano stabilità economica e politica.
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