Elettrificare conviene già, ma l’Europa resta agganciata ai fossili

Pompe di calore, auto elettriche e calore industriale sono spesso più competitivi nel ciclo di vita, mostra la IEA. Ma costi iniziali, tariffe, connessioni e inerzie frenano il passaggio da convenienza economica ad adozione reale.

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La convenienza economica dell’elettrico è già realtà in una parte dell’economia europea, ma questo non vuol dire che si siano innescati automatismi di mercato capaci di rendere questo processo rapido e indolore.

Nell’Ue, circa il 70% della generazione elettrica arriva già da fonti domestiche a basse emissioni. Eppure industria, edifici e trasporti ricavano dall’elettricità meno di un quarto dei consumi finali, mentre circa due terzi dipendono ancora dai combustibili fossili, importati per oltre l’80%.

È quanto emerge da un’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), che confronta il costo lungo la vita utile di diverse tecnologie elettriche con quello delle alternative alimentate da gas, petrolio o altri combustibili fossili.

Da questo scarto fra convenienza lungo la vita utile e adozione reale può nascere una frattura con effetti duraturi su sicurezza energetica, competitività e riduzione delle emissioni.

Nell’illustrazione IEA, i paesi con un rapporto più basso fra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas tendono ad avere quote più alte di elettrificazione nei consumi finali e consumi elettrici pro capite più elevati.

Quando l’elettrico costa già meno

L’elettrificazione è spesso un’opzione già conveniente in molti usi finali, visto che le tecnologie elettriche consumano molta meno energia delle alternative fossili e possono risultare più economiche anche quando l’elettricità costa di più.

La soglia cambia da settore a settore. Auto elettriche e calore industriale ad alta temperatura hanno bisogno di rapporti più bassi fra prezzo dell’elettricità e prezzo dei combustibili fossili, di solito fra 1 e 2. Edifici e calore industriale a bassa temperatura possono invece restare competitivi anche fra 2 e 3,5, grazie all’efficienza delle pompe di calore.

Jan Rosenow, professore di politica energetica e climatica all’Università di Oxford, senior associate all’Università di Cambridge e consulente della Banca mondiale scrive in un post che la domanda è se “oggi spostarsi sull’elettrico sia effettivamente più economico”. La risposta: “per una quota ampia della domanda, la risposta è sì”.

L’agenzia mostra che, in molti usi finali, scegliere una tecnologia elettrica può già costare meno, lungo la vita utile dell’impianto o del veicolo, rispetto a continuare con gas, petrolio o altri combustibili fossili. Allo stesso tempo, questo vantaggio economico non è sufficiente a produrre nuove installazioni.

Il passaggio decisivo è quello “dalla parità di costo, alla proposta investibile, alla connessione eseguibile, all’adozione operativa, al beneficio di sistema”, commenta Bartek Stefczyk, analista applicato ai processi decisionali, coerentemente con l’analisi della IEA. In altre parole, una prima soglia è già stata superata in molti casi, ma servono strumenti per trasformare questo passaggio in decisioni praticabili.

Il caso italiano conferma però che non esiste una sola elettrificazione. Nel riscaldamento residenziale il confronto economico è già favorevole alle pompe di calore; nel calore industriale a bassa temperatura il quadro è più complicato; nelle auto elettriche, invece, il rientro resta molto più lento che in molti altri paesi europei.

Il calore industriale è vicino al punto di svolta

Nel calore industriale a bassa temperatura, sotto 150 °C, la convenienza delle pompe di calore è già molto concreta. Secondo la IEA, ai prezzi del 2025 questa tecnologia ha costi lungo la vita utile inferiori alle caldaie a gas in 17 Paesi, cioè nel 40% della domanda europea di calore industriale a bassa temperatura.

Un altro 35% della domanda si trova in Paesi dove il costo del calore prodotto con pompa di calore è entro il 5% dell’equivalente da gas. La distanza economica è spesso minima e può essere colmata da tariffe più favorevoli, incentivi mirati o una diversa ripartizione degli oneri fra elettricità e gas.

Il potenziale delle pompe di calore industriali è ancora circoscritto soprattutto agli usi a bassa temperatura, che valgono circa il 15% della domanda energetica industriale; un limite tecnico, poiché molti processi industriali richiedono calore oltre i 150 °C, ma anche economico, perché le tecnologie elettriche necessarie per le temperature più alte non offrono lo stesso vantaggio di efficienza e oggi sono generalmente meno competitive del gas per usi continui.

La IEA osserva che in alcuni Paesi europei il prezzo finale dell’elettricità può restare troppo alto rispetto al gas anche quando il prezzo all’ingrosso scende sotto zero, perché gli oneri di rete sono spesso poco variabili e non riflettono pienamente le ore in cui l’elettricità costa meno.

L’Italia si colloca fra i paesi con costi delle pompe di calore più elevati rispetto a molti altri mercati europei. Il confronto con le alternative fossili appare quindi meno favorevole che altrove, ma mostra quanto pesino i prezzi finali dell’elettricità, oneri di rete e profilo di utilizzo degli impianti (Elettrificazione e recupero del calore, così l’industria può decarbonizzarsi).

Pompe di calore, il risparmio incontra la casa reale

Nel riscaldamento residenziale, il vantaggio tecnico delle pompe di calore è netto. La IEA ricorda che sono da tre a cinque volte più efficienti delle tecnologie convenzionali, una differenza che riduce i consumi energetici e, in quasi tutti i Paesi europei, anche la spesa annua di esercizio rispetto alle caldaie a gas.

Sui costi totali lungo la vita utile, le pompe di calore sono già competitive con le caldaie a gas in 16 Paesi, pari a circa un terzo della domanda europea di riscaldamento. Fuori dai Paesi nordici, il possesso di una pompa di calore è dal 15% al 30% più economico nei Paesi Bassi, in Portogallo e in Bulgaria.

Anche per l’Italia, l’agenzia colloca le pompe di calore per il riscaldamento residenziale fra le tecnologie già più convenienti delle caldaie a gas; il vantaggio non è fra i più ampi del campione, ma è sufficiente a inserire l’Italia nel gruppo dei paesi in cui la convenienza economica è già raggiunta.

Su scala europea, negli altri 11 Paesi, fra cui Germania, Polonia e Francia, le pdc risultano uguali o più costose nel ciclo di vita, ma in tutti i paesei, tranne cinque, lo scarto resta sotto il 5%: un miglioramento del rapporto elettricità/gas o un sostegno ai costi iniziali potrebbe spostare rapidamente il confronto.

Una caldaia a gas costa alcune migliaia di euro in meno al momento dell’acquisto, richiede meno lavori collaterali e offre più certezza su tempi e prezzo finale. E per questo la IEA collega la diffusione delle pompe di calore a certezza regolatoria, finanziamenti a tasso basso o nullo e supporto nella gestione dei lavori.

Auto elettriche, il rientro migliora

Nel trasporto privato, la convenienza dell’elettrico è sostenuta da un’efficienza ancora più evidente. Le auto elettriche vendute oggi consumano 4 o 5 volte meno energia per km percorso rispetto ai nuovi veicoli con motore a combustione interna.

Il confronto fra il modello a combustione più venduto e un equivalente elettrico a batteria in ciascun Paese UE mostra che, senza incentivi, il tempo di rientro dell’auto elettrica è inferiore a 8 anni in 11 Paesi su 27. In Germania e Francia, un sostegno di circa 4.000 euro può dimezzare un rientro tipico di 7-10 anni, portandolo a 3-5 anni.

L’Italia è uno dei casi meno favorevoli quanto a costo totale di possesso delle vetture elettriche: il differenziale di costo rispetto ai veicoli a combustione è fra i più alti del campione e il tempo di rientro è fra i più lunghi, nella parte destra del grafico.

Il limite principale è il prezzo d’acquisto. La IEA indica un divario medio di circa 10.000 € fra auto elettriche a batteria e auto a combustione nell’UE. Nel 2025, erano disponibili circa 10 modelli elettrici con prezzi da circa 25.000 €, ma servono ancora più modelli economici e sostegni fiscali.

Anche qui la convenienza totale non coincide con la liquidità disponibile al momento dell’acquisto. Una famiglia può sapere che l’auto elettrica costa meno nel tempo, ma rinviare la scelta se il prezzo iniziale è troppo alto o se la ricarica non offre abbastanza fiducia o convenienza.

Una nuova fase della politica energetica

L’agenzia per l’energia ricorda che fra il 1975 e il 1985 l’UE aggiunse 80 GW di generazione nucleare e che l’efficienza dei nuovi veicoli venduti in Francia aumentò del 20%. Dopo la crisi del gas del 2022, l’Ue è ora nella posizione di eliminare tutto il gas russo dal proprio sistema energetico entro il 2027.

La crisi fra USA, Israele e Iran rafforza il vantaggio relativo dell’elettrico, tanto che in aprile i risparmi associati alla guida di un’auto elettrica nell’UE sono aumentati del 35% rispetto ai livelli del 2025. Nei primi quattro mesi del 2026, le vendite di auto elettriche sono cresciute di circa il 30%, mentre quelle delle pompe di calore residenziali in 11 mercati europei chiave sono aumentate del 17% nel primo trimestre.

In Italia, i risultati cambiano molto da una tecnologia all’altra; la convenienza delle pompe di calore residenziali non cancella le difficoltà del calore industriale e delle auto elettriche, ma mostra dove la politica può agire con priorità diverse.

La priorità è di ridurre il costo iniziale, accelerare le connessioni, rivedere oneri e tasse che penalizzano l’elettricità rispetto al gas, premiare la flessibilità e costruire filiere affidabili. Senza questi passaggi, l’Europa rischia di avere elettricità sempre più domestica e a basse emissioni, ma consumi finali ancora legati a gas, petrolio e inerzie industriali.

Se la convenienza è già una realtà, il ritardo dipende molto dalla capacità di trasformare un vantaggio economico ancora difficile da attivare in una scelta semplice, finanziabile e realizzabile per famiglie e imprese.

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