Il futuro è nell’auto elettrica, ma ci sarà una revisione dell’obiettivo zero emissioni al 2035 aprendo alla “neutralità tecnologica” (biocombustibili e carburanti sintetici chiesti da Italia e Germania).
Il futuro è nelle rinnovabili, ma con il nucleare a garantire “il carico di base” (un assist alla politica francese pro-atomo e agli Stati membri che parlano di “nuovo nucleare”, Italia compresa).
Sono due punti potenzialmente controversi che emergono dal discorso sullo Stato dell’Unione tenuto questa mattina, 10 settembre, da Ursula von der Leyen al Parlamento europeo.
In un testo focalizzato inizialmente sui temi geopolitici con i conflitti in Ucraina e Gaza, ci sono vari richiami alle questioni energetiche.
La presidente della Commissione europea, al suo secondo mandato, annuncia anche diverse iniziative per sostenere l’industria delle tecnologie pulite, tra cui un “Battery Booster” e un piano per le reti.
“Dobbiamo mantenere la rotta verso i nostri obiettivi climatici e ambientali”, afferma von der Leyen, rafforzando almeno a parole la centralità del Green Deal.
Tuttavia, le recenti spinte da destra all’azione dell’esecutivo Ue hanno prtato a una maggiore attenzione verso la competitività delle industrie, a costo di indebolire le misure ambientali, ad esempio per quanto riguarda la direttiva greenwashing.
Più industria made in Europe
“Il settore europeo delle tecnologie pulite deve restare in Europa”, evidenzia la presidente. E tra le misure annunciate, come detto, un pacchetto di sostegno per le batterie (Battery Booster), che sbloccherà 1,8 miliardi di euro di equity per potenziare la produzione nel nostro continente.
Per incentivare la domanda di clean-tech, “introdurremo negli appalti pubblici un criterio relativo al made in Europe”.
“La tecnologia pulita di domani continuerà a essere prodotta in Europa ma affinché questo accada, dobbiamo assicurarci che la nostra industria possa procurarsi i materiali qui”, precisa von der Leyen, in modo da creare un’economia più circolare e aumentare la sicurezza e l’indipendenza degli approvvigionamenti di materie prime strategiche.
Occorre anche “assicurare condizioni di parità a livello mondiale, in particolare puntando sulla fissazione del prezzo della CO2”.
L’Europa quindi punterebbe a ridurre la dipendenza “dalle importazioni, siano esse di acciaio per i produttori di auto o di fertilizzanti per gli agricoltori”, altrimenti “saremmo alla mercé dei prezzi, dei volumi e della qualità che altri sono disposti e in grado di offrirci”, dice.
Si cita ad esempio la sovracapacità globale nella produzione di acciaio e altri metalli, che “erode i margini e non incentiva a pagare un extra per prodotti puliti”, rendendo più difficile investire in processi industriali “decarbonizzati”.
Perciò “la Commissione proporrà un nuovo strumento commerciale a lungo termine che si sostituirà alle misure di salvaguardia sull’acciaio, ormai prossime alla scadenza”.
Rinnovabili, reti, auto
Von der Leyen si concentra anche sulla necessità di liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili russi per ridurre i costi dell’energia.
“Dobbiamo produrre più energia da fonti rinnovabili interne, affidandoci al nucleare per il carico di base”. Inoltre “dobbiamo investire con urgenza nelle infrastrutture e negli interconnettori e provvedere alla loro modernizzazione”.
Ricordiamo che Bruxelles sta per lanciare una consultazione su un nuovo piano per sviluppare la tecnologia dei piccoli reattori modulari (SMR, Small Modular Reactors).
La Commissione quindi proporrà un nuovo pacchetto sulle reti per accelerare le autorizzazioni; prevista anche un’iniziativa sulle autostrade energetiche.
“Abbiamo individuato otto punti critici di congestione nelle nostre infrastrutture energetiche, dallo stretto di Øresund al canale di Sicilia. Ci adopereremo per sbloccarli uno a uno”, afferma la presidente.
Sulle auto von der Leyen sostiene che “per quanto riguarda la neutralità tecnologica, stiamo preparando il riesame del 2035”.
Inoltre, “proporremo all’industria di collaborare a un’iniziativa su auto di piccole dimensioni a prezzi contenuti”, perché “sono del parere che l’Europa dovrebbe avere la sua e-car” ecologica, economica, costruita nel Vecchio Continente. “Non possiamo lasciare il mercato in mano alla Cina e agli altri concorrenti. Non ci sono dubbi: il futuro è elettrico e l’Europa ne farà parte”.




























