Coinvolgere le comunità prima che le decisioni siano già state prese e fare in modo che una parte concreta dei benefici economici resti nei territori che ospitano gli impianti.
Sono i due pilastri della nuova “Public Inclusion Toolbox for Renewable Energy” pubblicata dalla Commissione europea per aiutare gli Stati membri a migliorare l’accettabilità sociale dei progetti rinnovabili.
La pubblicazione (link in basso) era stata annunciata nel Pacchetto reti europee presentato dalla Commissione nel dicembre 2025. In quel contesto Bruxelles aveva proposto anche di rafforzare l’articolo 15 d della direttiva sulle energie rinnovabili, introducendo ulteriori riferimenti alla condivisione dei benefici per i progetti di maggiori dimensioni e alla possibilità di ricorrere a un facilitatore indipendente per agevolare il dialogo tra promotori e comunità locali.
La toolbox raccoglie principi, strumenti ed esperienze nazionali che le autorità possono utilizzare per costruire le proprie politiche. Secondo l’Eurobarometro 2025, l’88% dei cittadini sostiene l’azione europea per aumentare le rinnovabili, ma il consenso generale può trasformarsi in opposizione quando un progetto interessa direttamente un territorio, soprattutto per le preoccupazioni relative al paesaggio, all’uso del suolo, all’ambiente e alla correttezza del processo decisionale.
Ritardi, riprogettazioni, ricorsi e conflitti possono aumentare i costi e rallentare le autorizzazioni anche dopo il rilascio dei permessi. Il documento cita un caso in cui i contenziosi hanno portato alla sospensione giudiziaria di autorizzazioni per oltre 3 GW. Le misure per l’accettabilità, spiega la Commissione, possono richiedere risorse iniziali, ma riducono nel tempo le spese legate a ritardi, battaglie legali e danni reputazionali.
Partecipazione e benefici insieme
L’esecutivo comunitario distingue tra partecipazione procedurale e finanziaria. La prima riguarda la possibilità per cittadini, amministrazioni, associazioni, agricoltori e altri soggetti interessati di ricevere informazioni comprensibili e incidere sulle scelte.
Il momento dell’intervento è decisivo: il coinvolgimento avviato prima che localizzazione, dimensioni e caratteristiche dell’impianto siano definite può ancora produrre modifiche reali. Se arriva quando il progetto è ormai chiuso, rischia invece di essere percepito come un adempimento formale.
Lo stesso vale per la condivisione economica. Le misure più efficaci, sostiene Bruxelles, uniscono un potere effettivo di partecipazione a vantaggi visibili per la comunità. La sola compensazione monetaria può attenuare alcune obiezioni, ma difficilmente costruisce fiducia se i cittadini non hanno avuto voce nel processo.
Le forme di partecipazione finanziaria diretta comprendono la comproprietà degli impianti, l’investimento locale, i prestiti al progetto, il crowdfunding, le cooperative energetiche e i modelli di sale-and-lease-back (un modello in cui l’ente vende l’impianto ai cittadini e lo prende subito in affitto, continuando a utilizzarlo e riconoscendo agli investitori un rendimento).
In questi casi cittadini, imprese o Comuni diventano investitori o proprietari e ricevono dividendi, interessi, energia o risparmi.
La condivisione indiretta redistribuisce invece valore attraverso fondi comunitari, indennizzi, riduzioni delle bollette, imposte e canoni destinati ai Comuni, infrastrutture, occupazione e contratti per le imprese locali. Una parte delle risorse può essere riservata alle famiglie vulnerabili, che spesso non dispongono del capitale necessario per partecipare a un investimento.
Bruxelles invita però a evitare modelli standardizzati. Benefici e modalità di partecipazione devono essere proporzionati al progetto, rispondere alle priorità locali ed essere accessibili anche a chi ha redditi bassi o minori capacità amministrative.
Devono inoltre essere trasparenti: la comunità deve sapere quanto denaro viene distribuito, chi decide come utilizzarlo e quali risultati produce. In assenza di chiarezza e controlli, anche un meccanismo ben costruito può essere percepito come opaco o iniquo.
Due esempi in Irlanda e Austria
Tra le buone pratiche raccolte nell’Allegato 1 al documento si cita ad esempio l’Irlanda, che offre un modello di partecipazione finanziaria indiretta. I progetti sostenuti attraverso il Renewable Electricity Support Scheme devono versare almeno 2 euro per ogni MWh prodotto in Community Benefit Funds, destinati al benessere economico, ambientale, sociale e culturale dei territori ospitanti.
Per l’eolico terrestre sono previsti 1.000 euro l’anno per ogni abitazione entro un chilometro dall’impianto e contributi inferiori per quelle situate tra uno e due chilometri. Almeno il 40% del fondo finanzia iniziative locali collegate agli obiettivi di sviluppo sostenibile, selezionate attraverso una procedura pubblica.
I fondi devono restare attivi per 15 anni, anche qualora l’impianto esca prima dal sistema di sostegno. In base ai calcoli riportati dalla Commissione, un parco eolico da 10 MW trasferisce così alla comunità circa 800mila euro in termini reali, con gli importi adeguati all’inflazione.
Un modello diverso è stato adottato in Austria con la Solar Power Plant Community Initiative. I cittadini acquistano quote corrispondenti agli impianti fotovoltaici installati su scuole, municipi, impianti sportivi e altri edifici pubblici; il Comune li prende poi in locazione e riconosce agli investitori un rendimento annuo dell’1,75%. Dopo circa dieci anni i pannelli tornano di proprietà municipale.
Nel Comune di Wolkersdorf, quattro campagne di finanziamento sono state sottoscritte in poche ore, coinvolgendo più di 200 cittadini. Il caso mostra la capacità di questi strumenti di mobilitare capitale e consenso.
Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:
Prova gratis il servizio per 10 giorni o abbonati subito a QualEnergia.it PRO




























