Impianti utility scale, strategie per una buona accettazione sociale

CATEGORIE:

Esempi virtuosi e raccomandazioni per superare le opposizioni locali e far emergere gli impatti positivi dei grandi impianti rinnovabili: un dibattito a KEY Rimini.

ADV
image_pdfimage_print

Coinvolgimento delle comunità locali fin dalle prime fasi dei progetti, l’uso di compensazioni territoriali trasparenti e la partecipazione dei cittadini al finanziamento o all’azionariato dei grandi impianti a energie rinnovabili.

Sono queste le tre direttrici operative emerse nel convegno organizzato da Coordinamento Free e Italia Solare alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, dedicato all’analisi delle migliori pratiche nazionali e internazionali per favorire l’integrazione degli impianti rinnovabili di scala utility nei territori.

“Le migliori pratiche ruotano intorno a tre livelli chiave”, ha spiegato Francesco Luise, project advisor del Coordinamento Free, associazione che riunisce numerose organizzazioni del settore delle energie rinnovabili. “Tre livelli cui dovrebbero fare riferimento tutti gli stakeholder, come istituzioni nazionali, amministrazioni locali, sviluppatori e investitori”.

Con queste tre direttrici in mente, l’associazione ha sviluppato un manuale che verrà presto diffuso contenente diverse raccomandazioni per una buona riuscita dell’integrazione dei grandi impianti nei territori. 

La costruzione di impianti rinnovabili di grande taglia (utility scale), leva imprescindibile per raggiungere gli obiettivi nazionali di installato, infatti, incontra spesso ostacoli legati all’accettabilità territoriale, con resistenze da parte delle comunità locali e conflitti nell’uso del suolo o per l’impatto visivo e ambientale. 

Le raccomandazioni da seguire

Alle istituzioni nazionali si chiede di rendere obbligatoria la predisposizione di piani energetici a livello comunale e di garantire la consultazione anticipata delle comunità locali.

Andrebbe inoltre resa obbligatoria per i Comuni la pubblicazione annuale di un rapporto sui benefici territoriali delle rinnovabili elettriche che includa l’ammontare e la destinazione delle compensazioni ricevute, i progetti realizzati e gli impatti generati.

Sul fronte economico, invece, il governo dovrebbe stabilire quadri normativi che promuovano l’investimento diretto e indiretto delle comunità locali, ad esempio tramite co-finanziamento o co-proprietà. 

I Comuni, dal canto loro, possono giocare un ruolo fondamentale sulle compensazioni. A questi si raccomanda ad esempio di destinare i proventi a interventi specifici per benefici ambientali o sociali, come riduzione del prelievo fiscale, mense, trasporto pubblico, presidi socio-sanitari e misure di contrasto alla povertà energetica. 

Tra le indicazioni per gli sviluppatori e gli investitori, invece, quelle principali riguardano sia le compensazioni, ad esempio attivare programmi di protezione della biodiversità o di riqualificazione degli spazi pubblici in prossimità degli impianti, sia la partecipazione pubblica.

Valorizzare gli impatti occupazionali impiegando personale locale e coinvolgere attivamente le comunità già nelle fasi preliminari di sviluppo dei progetti sono variabili che possono fare la differenza per l’accettabilità degli impianti. “Se lo sviluppo dei progetti parte già dall’inizio con l’intenzione di coinvolgere le popolazioni locali c’è solo da guadagnare”, ha osservato Attilio Piattelli, presidente di Coordinamento Free. 

Alcuni casi reali

I relatori hanno affrontato alcuni casi concreti sul processo di accettazione sociale degli impianti.

Marco Giusti, di Magis S.p.A. (ex Agsm Aim), ha parlato dell’iter dell’impianto eolico di Monte Giogo del Villore, nel Mugello (quello protagonista di recente di un violento caso di sabotaggio).

“Quando è iniziato l’iter autorizzativo in Paur, l’amministrazione ci chiese se volessimo sottoporci a un’inchiesta pubblica, e noi accettammo”, ha spiegato. “Fu un’esperienza pesantissima come proponente, che si può affrontare solo con un progetto molto solido. Ma oggi penso che tutti i progetti dovrebbero sottoporvisi, è uno strumento valido. Gli irriducibili restano irriducibili, ma molti hanno sentito le due campane e si sono fatti la loro idea”. 

Giovanna Pizzanelli, professoressa associata di diritto all’Università di Pisa, fu chiamata a mediare tra le parti. “L’inchiesta pubblica funziona – ha detto – finché non rappresenta un momento per i cittadini di contrapporsi, ma per dare un contributo”. 

Il Comune di San Sostene, in provincia di Catanzaro, deve invece al suo parco eolico da 80 MW, entrato in funzione nel 2010, parte della propria stabilità finanziaria. “Senza, saremmo a rischio dissesto”, ha dichiarato il sindaco, Luigi Aloisio.

Quando si discuteva del progetto però c’erano stati “problemi nel far capire alla comunità e alla sovrintendenza regionale perché il parco eolico fosse una risorsa positiva”. Ora però che in oltre 15 anni di attività sono emersi i benefici la popolazione è “contentissima” ed è allo studio un “ampliamento con tre nuove turbine”. 

Nel corso del convegno sono anche state esplorate alcune strategie di finanziamento collettivo. Rossana Tenerelli di RWE ha portato l’esempio di un parco eolico a San Severo, in Puglia, cui i cittadini hanno potuto contribuire attraverso un lending crowdfunding. Si tratta di una forma di finanziamento in cui molti investitori prestano piccole somme a un progetto o a un’azienda tramite una piattaforma online, ricevendo in cambio la restituzione del capitale con interessi (si veda anche Consigli per migliorare l’accettabilità sociale dei progetti di energia rinnovabile).

“Volevamo raggiungere una somma tra i centomila e i duecentocinquantamila euro, e ci siamo riusciti in pochissimo”, ha raccontato. I cittadini potevano investire da un minimo di 250 euro a un massimo di 5mila. “Abbiamo coinvolto circa 165 green investors, che ricevevano il 9% lordo se erano residenti nel Comune di San Severo o nella provincia e l’8% lordo se venivano da altre aree della Regione”.  

Il punto di vista degli operatori è stato portato al tavolo da Maria Sabella, consigliera di Italia Solare, che si è auspicata che “tutte queste raccomandazioni diventino la prassi” ed ha assicurato che l’associazione farà “sensibilizzazione verso gli operatori”. 

Sulle inchieste pubbliche ha commentato che si tratta comunque di “attività molto time consuming”, che si sommano al lavoro solito di progettazione degli impianti.

La responsabile energia di Legambiente, Katiuscia Eroe, ha sollecitato le imprese a prevedere già nei progetti autorizzativi “tempi e soldi” per fare partecipazione collettiva, e ha chiuso lanciando una provocazione sulle “compensazioni” che i proponenti sono chiamati a fornire: “Non chiamiamole più così, ma ‘opere rigenerative’. Gli impianti fossili devono ‘compensare’, perché arrecano un danno, non le rinnovabili”. 

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy