Finanziamenti all’energia, il low-carbon è quasi alla pari con i fossili

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Nel 2025 le banche hanno facilitato 1.150 mld $ per attività a basse emissioni e poco meno di 1.190 mld per quelle fossili. Il rapporto sale a 0,97:1, ma secondo BloombergNEF dovrebbe arrivare a circa 4:1 in questo decennio.

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Nel 2025 i finanziamenti bancari destinati alle attività energetiche a basse emissioni hanno quasi raggiunto quelli legati ai combustibili fossili.

Secondo il nuovo rapporto Energy Supply Banking Ratios 2026 di BloombergNEF, le banche hanno facilitato complessivamente circa 2.300 miliardi di dollari di operazioni nel settore dell’offerta energetica, il 15% in più rispetto al 2024. Di questi, circa 1.150 miliardi sono riconducibili alle attività low-carbon e poco meno di 1.190 miliardi a quelle fossili.

Il cosiddetto Energy Supply Banking Ratio (Esbr), che misura quanti dollari di finanziamenti a basse emissioni vengono mobilitati per ogni dollaro destinato alle fonti fossili, è così salito da 0,95:1 nel 2024 a 0,97:1 nel 2025.

I flussi low-carbon sono aumentati del 16% su base annua, contro il 13% di quelli fossili. Nonostante il miglioramento, Bnef osserva che il valore globale resta molto lontano dal rapporto medio di circa 4:1 che, secondo le proprie stime, sarebbe necessario raggiungere nel corso di questo decennio per una traiettoria coerente con gli obiettivi climatici.

Analisi degli investimenti “low-carbon”

Il termine “low-carbon” utilizzato nell’analisi ha un perimetro particolarmente ampio. Vi rientrano fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermia, accumuli, bioenergie, reti elettriche, ma anche nucleare, CCS (cattura, trasporto e stoccaggio della CO2) e altre tecnologie considerate funzionali a un sistema energetico a basse emissioni.

Bnef considera integralmente come low-carbon i finanziamenti alle reti di trasmissione e distribuzione, sulla base del ruolo svolto dalle infrastrutture elettriche nell’integrazione della nuova potenza pulita. Proprio le reti sono state uno dei principali motori della crescita registrata nel 2025: i finanziamenti al settore hanno raggiunto quasi 287 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a due anni prima, contribuendo per il 40% all’aumento complessivo dei flussi low-carbon tra il 2024 e il 2025.

Un ruolo rilevante è arrivato dalla Cina, dove la sola State Grid Corporation ha emesso circa 105 miliardi di dollari di debito legato alle reti. Anche l’eolico è tornato a crescere, con finanziamenti pari a 219 miliardi di dollari, mentre il solare ha registrato una flessione dell’11%, a 171 miliardi.

Il quadro varia inoltre molto tra le diverse aree geografiche. In Europa il rapporto tra finanziamenti low-carbon e fossili è salito a 2,5:1, sostenuto soprattutto dall’aumento del project finance nell’eolico offshore. In Cina l’Esbr è arrivato a 1,6:1, mentre in Nord America è sceso a 0,5:1: nell’area i finanziamenti alle fonti fossili sono aumentati di 92 miliardi di dollari, contro appena 8 miliardi aggiuntivi per le attività low-carbon.

La stessa dinamica emerge osservando le singole banche. Tra i dieci maggiori istituti mondiali per volume di finanziamenti all’offerta energetica, soltanto due hanno migliorato l’Esbr rispetto al 2024. JPMorgan Chase è rimasta al primo posto, con circa 100 miliardi di dollari di finanziamenti, ma il suo rapporto è sceso a 0,63:1, soprattutto per l’aumento dell’attività legata ai combustibili fossili negli Stati Uniti.

Al secondo posto c’è la giapponese MUFG, con 77 miliardi di dollari e un rapporto di 0,62:1, anch’esso in calo.

In controtendenza la Bank of China, che tra i primi dieci istituti presenta il valore più alto, 1,84:1, con 34 miliardi di dollari attribuiti al low-carbon e 18 miliardi ai fossili. Secondo Bnef, la banca è passata da un rapporto di appena 0,58:1 nel 2021 a 1,04:1 nel 2024 e poi all’attuale 1,84:1, con la crescita dei finanziamenti alle reti come principale motore.

Nell’analisi si segnala inoltre che State Grid avrebbe già emesso altri 61 miliardi di dollari di debito nella prima metà del 2026 e che Bank of China, tra i principali intermediari di queste operazioni, potrebbe quindi continuare a beneficiare di questa dinamica.

Con i capex il rapporto cresce

Il rapporto introduce anche una seconda modalità di calcolo dell’Esbr, pensata per cogliere meglio la direzione in cui si stanno muovendo le imprese.

La metodologia principale attribuisce i finanziamenti alle attività fossili o low-carbon sulla base dell’esposizione dei ricavi delle società nei diversi settori. Questo approccio, osserva Bnef, tende però a fotografare soprattutto la composizione attuale del business, che deriva da investimenti realizzati negli anni precedenti.

Per questo è stato aggiunto un indicatore supplementare basato sui capex, cioè sugli investimenti in conto capitale delle imprese: una misura che può mostrare con maggiore anticipo se una società sta spostando le proprie risorse verso tecnologie a basse emissioni. Utilizzando questo metodo, il rapporto globale 2025 sale a 1,32 dollari di finanziamenti low-carbon per ogni dollaro fossile, contro lo 0,97 della metodologia basata sui ricavi.

Da questa prospettiva, le banche avrebbero facilitato più finanziamenti low-carbon che fossili già dal 2022. Bnef invita però a leggere il risultato con cautela: i dati sui capex sono disponibili per un numero di società molto inferiore rispetto a quelli sui ricavi e, quando mancano, il modello deve comunque ricorrere alla metodologia tradizionale. Inoltre, alcune caratteristiche del calcolo possono portare a sovrastimare la quota attribuita alle attività low-carbon.

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