Prezzi energetici, nel 2026 le rinnovabili hanno frenato l’effetto dei rincari del gas

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Secondo la Bce, l’aumento dei prezzi all’ingrosso nella prima metà dell’anno è stato meno intenso rispetto alla crisi del 2021-2022 grazie alla maggiore produzione da fonti rinnovabili. Restano forti differenze tra i Paesi europei, con l’Italia ancora molto esposta al prezzo del gas.

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Nella prima metà del 2026 l’aumento dei prezzi energetici è stato forte, ma ha avuto una portata minore rispetto alla crisi del 2021-2022 grazie a una maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili.

Lo sostengono tre analisti che firmano il bollettino economico della Banca centrale europea (Bce) pubblicato il 21 settembre.

Va premesso che il prezzo del gas determina nella maggior parte delle ore il prezzo dell’elettricità nel mercato all’ingrosso, tant’è che il disaccoppiamento di questi due elementi è da oltre un anno nell’agenda politica dell’Italia.

Secondo il documento della Bce, però, nel primo semestre di quest’anno l’impatto dei prezzi all’ingrosso del gas sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità è stato attenuato dall’effetto positivo delle rinnovabili (si veda il grafico seguente tratto dal bollettino Bce).

Una prima differenza tra i due periodi presi in esame che va sottolineata è l’impatto della siccità. Nel biennio 2021-2022 la mancanza di acqua ha ridotto la produzione idroelettrica e ha contribuito al considerevole numero di centrali nucleari francesi che si sono fermate per manutenzione.

Questo ha fatto crescere la dipendenza dal gas per la produzione termoelettrica in tutta Europa, proprio quando le forniture dalla Russia si sono ridotte a causa della guerra in Ucraina.

La situazione è abbastanza diversa quest’anno, proseguono gli analisti, perché vari Paesi hanno incrementato la generazione elettrica a basse emissioni di carbonio, in particolare attraverso le fonti rinnovabili. Di conseguenza, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono aumentati in modo più contenuto nel 2026 rispetto al biennio 2021-2022.

Le buone notizie, però, non valgono per tutti. La Bce segnala le note differenze territoriali tra Stati membri in tema di energia e cita tre esempi specifici.

La Spagna, “dove la quota di elettricità prodotta da rinnovabili è più elevata e il numero di ore in cui i prezzi dell’elettricità sono determinati dai prezzi del gas è costantemente in calo”. Poi c’è la Francia, dove l’energia nucleare domina spesso il mix energetico e la determinazione dei prezzi. Infine, l’Italia, come si legge nel bollettino, dove “i prezzi dell’elettricità sono ancora frequentemente determinati dai prezzi del gas”.

Altro aspetto da tenere in considerazione è il peso di imposte e oneri sul prezzo finale dell’energia, che nel 2025 valeva in media il 31% sul gas e il 27% sull’elettricità in Europa.

Per quanto riguarda le altre voci di costo che compongono il prezzo finale, si sottolinea come nei paesi in cui i fornitori di energia acquistano elettricità e gas con anni di anticipo sul mercato dei futures e, allo stesso tempo, offrono contratti a lungo termine ai propri clienti, un picco verso l’alto di breve durata dei prezzi all’ingrosso potrebbe avere solo un impatto limitato per i consumatori.

Scendendo lungo la catena del valore, il bollettino cita anche i mercati al dettaglio dell’elettricità e del gas, che in diversi Stati sono stati progressivamente liberalizzati (Italia inclusa).

Bisogna tenere presente che in questo modo le nuove tipologie di offerta tendono a ridurre la durata dei contratti a termine fisso o a introdurre tariffe più flessibili, spesso più strettamente legate ai prezzi all’ingrosso, il che aumenta la frequenza delle variazioni dei prezzi al dettaglio.

Il bollettino cita poi un’indagine del 2026 condotta tra le banche centrali dell’area euro per analizzare i tempi con cui le oscillazioni dei mercati all’ingrosso si riversano sull’inflazione al consumo, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo o Ipca.

Rispetto al 2022, scrivono gli analisti, oggi le variazioni dei prezzi all’ingrosso gas si scaricano sulle bollette finali dei cittadini molto più velocemente: entro 1-3 mesi in oltre la metà dell’area euro. Nel 2022 le trasmissioni tra ingrosso e dettaglio in tempi lunghi, 13-24 mesi, si registravano nel 40% dei Paesi Ue, oggi solo nel 5%.

Diversa la situazione dell’energia elettrica. Qui la velocità con cui una variazione di prezzo all’ingrosso si riflette sulle bollette finali è più eterogenea, da meno di un mese fino a due anni, ma sostanzialmente simile ai livelli del 2022.

In conclusione, si legge nel bollettino Bce, “l’offerta e la domanda di energia continuano a essere influenzate dal conflitto in Medio Oriente, ma sono state anche colpite dagli eventi meteorologici estremi verificatisi durante l’estate. Ciò implica che le dinamiche dei prezzi dell’energia all’ingrosso richiedono un attento monitoraggio, poiché la loro trasmissione ai prezzi al consumo è un’importante fonte di volatilità a breve termine dell’inflazione Ipca”.

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