In Cina la capacità di fotovoltaico sta per superare quella da carbone

Secondo le autorità di Pechino la capacità di energia solare supererà quella delle centrali a carbone entro fine settembre. Tuttavia la Cina vorrà continuare a sfruttare le grandi miniere.

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L’associazione industriale China Enterprise Confederation (Cec) prevede che entro la fine del 2026 la capacità di generazione elettrica del Paese raggiungerà circa 4,3 terawatt.

L’installato fotovoltaico supererà quello delle centrali a carbone nel terzo trimestre di quest’anno e gli impianti solari ed eolici operativi assicureranno la metà della potenza elettrica totale installata.

I dati sono stati rilanciati il 28 agosto dalla National Energy Administration (Nea) di Pechino, all’interno di una nota sulla situazione energetica cinese aggiornata con informazioni di fine luglio 2026.

La tendenza alla trasformazione verde e a basse emissioni di carbonio continua ad accentuarsi, secondo il Nea. A fine di luglio la capacità totale installata a livello nazionale ha raggiunto i 4,08 TW, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. In particolare la potenza solare si attesta a 1,29 TW, con un incremento del 16,1% rispetto all’anno precedente, mentre l’eolico è 690 GW, con un +19,5%.

“Le nuove fonti energetiche sono diventate un pilastro fondamentale, con l’energia eolica e fotovoltaica in continua espansione e la loro capacità installata in costante crescita. L’energia solare sarà la principale fonte energetica del Paese”, ha affermato Ye Jing, direttore della divisione Analisi dell’offerta e della domanda di energia del dipartimento di Statistica e Intelligence digitale del Cec (vedi “La Cina punta a 2.800 GW di eolico e fotovoltaico al 2030“).

La crescita delle rinnovabili è sostenuta oggi da progetti di ammodernamento delle interconnessioni di rete, dal maggiore utilizzo degli impianti di accumulo e dall’ottimizzazione del sistema energetico nazionale  In Cina il nuovo piano quinquennale accelera sulle rinnovabili).

Per Zhang Lin, direttore del dipartimento di Pianificazione e Sviluppo del Cec, gli assi principali su cui muoversi ora sono: accelerare repowering e revamping; migliorare i servizi di rete e le connessioni; aumentare gli stoccaggi, ma collocandoli con razionalità.

Ad aprile, un report Ember segnalava come per la prima volta, nel 2025, le fonti rinnovabili avessero generato più elettricità del carbone nel mondo: 10.730 vs 10.476 TWh. Secondo il documento, lo scorso anno la generazione da carbone in Cina è scesa dell’1,2% (-71 TWh) non per una contrazione economica, ma proprio per l’espansione delle rinnovabili.

La Cina non abbandonerà il carbone

Una seconda nota diffusa il 28 agosto dal Nea espone il rovescio della medaglia rispetto ai dati sulla crescita delle fonti rinnovabili.

Il Governo cinese, infatti, non avrebbe alcuna intenzione di chiudere l’era del carbone, ma ha invece intrapreso una strada di “modernizzazione” per questa filiera.

Questo perché, si spiega, “il carbone rimane quella la zavorra necessaria per garantire la sicurezza energetica del Paese, anche se il suo modello di sviluppo e il suo ruolo necessitano di essere innovati e trasformati”.

Il focus è prima di tutto sull’approvvigionamento della materia prima, che la Cina ricava principalmente dallo sfruttamento delle sue grandi miniere, da intensificare attraverso tecnologie digitali e di automatizzazione. Le miniere di carbone piccole, sparse e obsolete saranno gradualmente dismesse e lo sviluppo intensivo su larga scala diventerà la norma del settore, migliorando la stabilità e l’affidabilità dell’approvvigionamento di questa fonte.

Le cinque principali basi di approvvigionamento di carbone nello Shanxi, nella Mongolia interna occidentale, nella Mongolia interna orientale, nello Shaanxi settentrionale e nello Xinjiang gestiranno oltre l’80% della produzione nazionale di carbone.

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