In Cina un data center subacqueo a energia eolica offshore

Il sito al largo di Shanghai, a dieci metri di profondità, è alimentato per il 95% dalle turbine in mare e abbatte il consumo elettrico del 22,8%.

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Siamo abituati a valutare i data center in termini di potenza elettrica e superficie occupata, ma ora si potrebbe cominciare a considerarli anche per la profondità sottomarina di collocazione.

HiCloud Technology e China Communications Construction, infatti, hanno messo in funzione il primo centro dati subacqueo, posto a circa 10 km dalla costa di Shanghai e soprattutto a 10 metri di profondità.

La struttura da 24 MW è alimentata dai vicini parchi eolici offshore per circa il 95% del fabbisogno. In particolare, l’elettricità viene trasmessa direttamente ai moduli sommersi tramite cavi compositi fotoelettrici sottomarini.

Il consumo complessivo di questo centro, inoltre, è inferiore rispetto a un analogo data center su terraferma perché gode dell’effetto di raffreddamento diretto dato dall’acqua marina, grazie a uno scambiatore di calore a circolazione con tubi di rame.

Secondo quanto fatto sapere dagli sviluppatori, il sistema riduce il consumo di elettricità del 22,8% rispetto a un data center tradizionale, elimina l’uso dell’acqua di raffreddamento e riduce l’utilizzo del suolo per oltre il 90%.

Proprio il supporto dell’energia dal vento rende questo progetto sperimentale più interessante rispetto all’omologo data center HiCloud inaugurato nel 2023 ad Hainan, sempre in Cina, ma con diverse caratteristiche di alimentazione.

Da non sottovalutare, infine, il fatto che anche le problematiche di compatibilità visiva sono state prese in considerazione, vista la bassa visibilità della piattaforma sovrastante il data center.

Esperienze simili sono state portate avanti in altre parti del mondo, come nel caso di Microsoft in Scozia già a partire dal 2018, ma lo Shanghai Lin-gang data center, come accennato, è unico per caratteristiche energetiche.

Il progetto è stato avviato nel 2023 e ha un costo equivalente a 228 milioni di dollari.

Gli amministratori della zona pilota di libero scambio “Lin-gang Special Area”, coinvolta direttamente nell’iniziativa, sottolineano come il boom dell’IA in Cina stia alimentando una rapida crescita della domanda di infrastrutture di calcolo a bassa latenza e ad alta densità.

Shanghai è diventata uno dei principali hub cinesi in questo ambito, sede di importanti sviluppatori di modelli AI, aziende di guida autonoma, società biotecnologiche, gruppi fintech e imprese di manifattura avanzata: “Settori in cui i millisecondi possono determinare il successo commerciale”, spiega una nota.

Il professor Li Zhen dell’Università di Tsinghua (Pechino), vicedirettore del laboratorio per il trasferimento di calore e l’utilizzo dell’energia, è stato interrogato sull’argomento dai referenti del progetto.

“I data center convenzionali utilizzano in genere circa un terzo del loro consumo totale di elettricità per i sistemi di raffreddamento”, spiega Zhen. “Per un data center sottomarino delle stesse dimensioni l’elettricità necessaria per il raffreddamento rappresenterebbe solo un decimo del consumo energetico totale”.

Secondo le stime del docente, i centri dati cinesi consumano attualmente circa 250 miliardi di kilowattora di elettricità all’anno, di cui circa 80 mld/kWh per il solo raffreddamento ambientale.

“Se strutture di queste dimensioni fossero costruite sott’acqua, anche prevedendo margini di sicurezza aggiuntivi, il consumo del raffreddamento potrebbe scendere a circa 30 mld/kWh”.

Alessandro Caramia, presidente del Comitato tecnico sostenibilità dell’Italian Datacenter Association, sottolinea però a QualEnergia.it come si tratti di sperimentazioni.

“Il problema centrale di queste applicazioni, così come per quelle nello spazio, è il bisogno di manutenzioni che hanno i data center, che diventano difficili se si deve andare sottacqua”.

I referenti del progetto “sono stati bravissimi, ma in questi casi l’intento è anche capire quali siano i problemi e come risolverli”, come per la copertura dei fabbisogni energetici e del raffreddamento dei sistemi.

In futuro, comunque, i contesti applicativi non mancherebbero, ad esempio “per i data center militari da porre dove non vengono attaccati dai droni”.

Ma in Italia sarebbe immaginabile lavorare su progetti simili? “Potrebbe anche accadere, ma domandiamoci chi ha i fondi per portare avanti un’iniziativa di questo tipo, che deve durare almeno dieci anni”.

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