Già esaurite le risorse naturali del 2026: buon Overshoot Day!

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Da oggi l'umanità è in debito ecologico con la Terra. Secondo il Global Footprint Network stiamo esercitando sugli ecosistemi una pressione superiore del 73% rispetto a quanto il Pianeta riesce a sostenere.

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A partire da giovedì 30 luglio, tutte le risorse naturali che l’umanità utilizzerà fino alla fine dell’anno saranno virtualmente “a debito”, oltre la capacità del Pianeta di rigenerarle nel 2026.

Oggi quindi è il cosiddetto Earth Overshoot Day, secondo le stime del Global Footprint Network, organizzazione di ricerca internazionale che coordina questa particolare ricorrenza. I calcoli mostrano che l’umanità sta esercitando sugli ecosistemi una pressione superiore del 73% rispetto a quanto il Pianeta riesce a sostenere: in termini figurativi, ci stiamo comportando come se disponessimo ogni anno delle risorse di 1,73 Terre.

Nel 2025 il “giorno del superamento” era stato il 24 luglio. Il leggero posticipo di quest’anno “è il risultato di dati rivisti piuttosto che di un allentamento nell’utilizzo delle risorse”, spiega in un comunicato il Global Footprint Network.

“Una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio – si legge – insieme ad altri piccoli aggiustamenti, ha posticipato la data di otto giorni, mentre la crescita reale del superamento dei limiti di assorbimento di carbonio registrata nell’ultimo anno l’ha anticipata di due giorni”. Il risultato netto è dunque di sei giorni in più rispetto al 2025.

Diversi fattori contribuiscono allo sforamento dei limiti di sostenibilità, come ad esempio le emissioni di CO₂ superiori alla capacità di assorbimento della biosfera, oppure il consumo di acqua dolce superiore alla quantità reintegrata, il disboscamento di un numero di alberi che sovrasta la capacità di ricrescita e la pesca di un numero di pesci maggiore rispetto alla possibilità di ripopolamento.

La data è rimasta entro un intervallo ristretto per oltre 15 anni. La sezione arancione del grafico in basso mostra la parte dell’anno in cui l’umanità vive sfruttando oltre misura il Pianeta.

Si noti come l’ultima volta che lo sfruttamento delle risorse naturali è coinciso con l’intero anno solare risale al 1972. Nel tempo la data è andata via via anticipandosi, con un leggero ritardo registrato nel 2020, quando la pandemia da Coronavirus ha rallentato tutte le attività umane.

I danni derivanti dal sovrasfruttamento sono però cumulativi: vuol dire che, anche se la data rimane invariata, la pressione sul pianeta si intensifica comunque. In pratica, ogni anno il superamento si aggiunge al debito ecologico già esistente.

Non vedo, non sento, non intervengo

Nonostante il superamento dei limiti di sostenibilità si anticipi sempre più, “quasi nessun governo nazionale considera la sicurezza delle risorse un elemento centrale della propria pianificazione economica”, denuncia Global Footprint Network.

E poco importa che questo alimenti fenomeni come stagflazione, insicurezza alimentare ed energetica, crisi sanitarie e conflitti.

Il rapporto speciale “Prepared for the Predictable? Overshoot and the Failure of Countries to Ready Themselves”, realizzato da Global Footprint Network e Greenings (link in basso), ha individuato quali paesi riconoscono il superamento dei limiti delle risorse come una minaccia economica e in che misura le loro politiche si spingono a fronteggiarlo.

Le associazioni hanno scoperto che la maggior parte dei paesi considera la sostenibilità una questione secondaria e che nessun paese collega pienamente la pianificazione economica ai limiti delle risorse fisiche.

Il grafico in basso mostra la misura in cui le strategie dei paesi riconoscono (asse x) e rispondono (asse y) all’overshoot. La faccina sorridente verde nell’angolo in alto a destra indica dove dovrebbero collocarsi le strategie affinché possano riconoscere e rispondere in modo significativo.

I risultati suggeriscono che, anche quando la sostenibilità viene riconosciuta nel dibattito pubblico, non si riflette in modo coerente nelle decisioni strutturali che plasmano le economie nazionali.

Nessuna delle strategie nazionali analizzate affronta in modo significativo i rischi. L’attuale piano quinquennale cinese ha ottenuto il punteggio più alto, “sebbene non offra ancora una risposta adeguata”, sottolineano gli analisti.

I documenti strategici nazionali dell’Argentina si sono classificati all’ultimo posto tra tutti i documenti esaminati. L’Unione Europea ha ottenuto un punteggio inferiore a quanto i suoi risultati in materia di sostenibilità potrebbero suggerire, evidenziando una discrepanza tra gli impegni pubblici e la pianificazione economica.

Chi consuma più velocemente?

Global Footprint Network ha messo a disposizione anche il “Country Overshoot Day”, che evidenzia la data in cui si verificherebbe l’Earth Overshoot Day se tutti gli abitanti della Terra consumassero quanto i residenti di quel particolare paese.

Come emerge dal grafico in basso, il Qatar cannibalizza le risorse più velocemente di tutti gli altri: se l’umanità intera procedesse al suo ritmo, l’Earth Overshoot Day cadrebbe addirittura il 4 febbraio.

Il Paese più “lento” invece è Honduras (27 novembre). Altri colossi come gli Stati Uniti e la Russia farebbero esaurire le risorse globali a marzo (rispettivamente il 14 e il 28 del mese), la Cina il 22 maggio. L’Italia non arriva neanche a metà anno (3 maggio, nel 2025 era il 6 maggio).

Gli autori del rapporto raccomandano a ogni Paese di istituire una task force o una commissione parlamentare per mappare la propria dipendenza dalle risorse, l’esposizione finanziaria e le opzioni per rafforzare la resilienza prima che si verifichi il prossimo shock legato alle risorse.

Le opportunità di risposta

Esistono molti modi per reagire al superamento dei limiti climatici. Secondo il Global Footprint Network, l’adozione rapida e su scala globale di tecnologie oggi disponibili per accelerare la transizione energetica, puntando su efficienza, fonti rinnovabili ed eliminazione della dipendenza dai combustibili fossili, insieme a edifici e sistemi produttivi più efficienti e a una mobilità più sostenibile, potrebbe posticipare di 29 giorni l’Earth Overshoot Day.

Estendere su larga scala soluzioni per una mobilità urbana più sostenibile potrebbe farci guadagnare ulteriori 5 giorni. La riduzione dello spreco alimentare, una maggiore diffusione di diete a prevalenza vegetale e pratiche agricole più sostenibili sposterebbero la data in avanti di circa un mese. Anche il raddoppio della vita utile dei capi di abbigliamento, grazie a riparazione, riuso e second hand, consentirebbe di guadagnare altri 5 giorni.

Finché l’umanità continuerà a consumare più di quanto il Pianeta riesca a rigenerare, l’Earth Overshoot Day sarà inevitabile. Ma la data non è scritta in anticipo: dipende dalle scelte energetiche, produttive e quotidiane che compiamo. In questo modo possiamo decidere se farlo arrivare sempre prima, oppure spostarlo progressivamente più avanti, fino a ricondurre i nostri consumi entro i limiti della Terra.

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