Investire di più in fonti rinnovabili e reti elettriche per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili importati, mentre si pensa di rinviare di un anno alcune disposizioni del regolamento 2024/1787 sulle emissioni di metano.
Sono i principali temi affrontati ieri (martedì 29 settembre) alla riunione informale dei ministri Ue dell’Energia nel castello di Dublino.
Sullo sfondo, c’è la partita degli obiettivi post 2030 sulle energie rinnovabili.
Spagna, Portogallo e Lussemburgo hanno chiesto alla Commissione europea di definire con urgenza un target chiaro, ambizioso e realistico al 2040, come riportato dalle agenzie di stampa il 29 settembre citando una lettera inviata dai tre Paesi al commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen.
Nella bozza interna della valutazione di impatto della Commissione Ue sulla futura revisione della direttiva Red III, informalmente indicata come Red IV, la quota di rinnovabili sul consumo finale di energia potrebbe arrivare al 65-70% circa al 2040 nello scenario centrale (42,5% è invece l’obiettivo vincolante al 2030 previsto dalla direttiva Red III).
I Paesi pro-nucleare della Nuclear Alliance – cioè Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia (e Grecia e Lettonia che partecipano come osservatori) – però la vedono diversamente.
L’alleanza pro atomo, ricordiamo, il 26 giugno scorso ha chiesto alla Commissione un quadro post-2030 tecnologicamente neutrale, basato su un “clean energy target” che comprenda sia il nucleare sia le rinnovabili.
Per il momento, parlando a margine del consiglio informale sull’energia di Dublino, Jørgensen ha sottolineato “quanto sia insostenibile dipendere da fonti energetiche provenienti da altre parti del mondo”, stimando in oltre 100 miliardi di euro il maggiore esborso dell’Ue per l’energia nel 2026, senza ottenere volumi aggiunti di gas o petrolio.
Ciò a causa dell’impennata dei costi energetici legata alla guerra con l’Iran e alle sue conseguenze sui commerci marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz.
La soluzione, ha rimarcato Jørgensen, “è sostituire i combustibili fossili con energia autoprodotta ed elettroni verdi”. In altre parole: fonti rinnovabili, elettrificazione dei consumi finali, efficienza energetica.
Non sono però emerse particolari novità sulle possibili misure concrete che potrebbero andare in questa direzione: il sito web Politico riferisce di possibili riduzioni delle tasse sull’elettricità e di programmi di sostegno finanziario per promuovere, ad esempio, la diffusione di veicoli elettrici e pompe di calore.
Jørgensen ha poi affermato che sta verificando “la possibilità di rinviare” la parte del regolamento Ue sulle emissioni di metano che riguarda le importazioni, avendo riscontrato delle difficoltà operative, mantenendo però “i nostri obiettivi e le nostre ambizioni, perché il metano è un gas serra molto più nocivo della CO2 ed è fondamentale contrastarlo”.
Il commissario all’Energia ha poi precisato che “non ci troviamo in una crisi di sicurezza degli approvvigionamenti e non prevediamo di trovarci in tale situazione, ma è chiaro che, andando incontro a un inverno complesso, vogliamo chiarire qualsiasi incertezza”.
Per l’Italia a Dublino era presente Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nel suo intervento, ha posto l’accento sulla necessità di salvaguardare la competitività industriale europea, perché “la deindustrializzazione non può essere la risposta alla crisi energetica”.
Riguardo alle disposizioni del regolamento sulle emissioni di metano che si applicheranno agli importatori dal 1° gennaio 2027, Gava ha rimarcato che “non possiamo permetterci regole che restringono l’accesso a fornitori affidabili proprio ora che la sicurezza degli approvvigionamenti è, più che mai, una priorità strategica”.
Italia-Repubblica Ceca, proposte comuni su energia ed Ets
Gava ha poi ricordato la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Praga per definire proposte comuni con il premier ceco Andrej Babiš in tema di energia, con un focus particolare sulla revisione dell’Ets (Emissions Trading System).
Parlando ieri (29 settembre) in conferenza stampa, Meloni ha spiegato che con Babiš “abbiamo lavorato a un pacchetto di proposte comuni (…) da portare come spunto per il dibattito al prossimo Consiglio europeo” del 15-16 ottobre.
Riguardo all’Ets, “in tante occasioni abbiamo denunciato come gli attuali meccanismi del sistema di tassazione del carbonio creino squilibri e finiscano per gonfiare artificialmente i prezzi”, pertanto chiediamo in particolare “di proteggere i settori più esposti alla concorrenza internazionale, intervenendo sui meccanismi di distribuzione delle quote Ets”, oltre a “limitare la trasmissione dei costi del carbonio ai prezzi dell’elettricità”.
Non è mancato un passaggio sul nucleare di nuova generazione: “Praga investe sullo sviluppo dei piccoli reattori modulari, l’Italia ha appena ripreso il cammino che aveva interrotto diversi decenni fa. Penso che questo sia un ambito sul quale insieme possiamo lavorare molto bene”.



























