In pochi anni sono cambiate profondamente le priorità dell’agenda mondiale dell’energia: la transizione verso le fonti rinnovabili e le reti digitali (vedi anche QualEnergia.it) è evidente nel World Energy Issues Monitor 2017 (allegato in basso) pubblicato in questi giorni dal World Energy Council (WEC).

Il rapporto trae le sue analisi da un sondaggio che ha coinvolto oltre 1.300 leader dell’energia di 90 Paesi, tra cui ministri e amministratori delegati di grandi utility.

Sono 41 i temi approfonditi nello studio, nell’ambito di quattro categorie sempre correlate all’energia: rischi macroeconomici, relazioni geopolitiche, clima imprenditoriale (business environment), sviluppo delle diverse tecnologie.

La tabella sotto include i temi della categoria Energy Vision & Technology, che comprende, tra le altre cose, l’efficienza energetica, le reti elettriche intelligenti, la mobilità a zero emissioni, i sistemi di accumulo, le città eco-sostenibili.

Il grafico sotto riassume il quadro complessivo. Le priorità d’azione, rappresentate dalle sfere blu, sono soprattutto cinque: efficienza, rinnovabili, crescita economica, prezzi elettrici e sussidi all’energia (un tema quest’ultimo che abbiamo approfondito sul nostro sito di recente, spiegando perché sarebbe il momento giusto per introdurre sistemi di carbon pricing con l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili).

Le incertezze più critiche, invece, raffigurate dalle sfere arancioni, riguardano in particolare i prezzi delle materie prime (in questo articolo abbiamo riportato le previsioni più recenti sull’andamento delle quotazioni di petrolio, gas e carbone). Gli altri aspetti che preoccupano molto gli energy leader sono tre: politiche climatiche, integrazione dei mercati e storage elettrico.

Il secondo grafico che proponiamo, evidenzia molto bene lo spostamento delle priorità a livello internazionale negli ultimi anni: carbone, nucleare e idrocarburi non convenzionali, a dispetto delle idee di Donald Trump, sono elementi che hanno perso importanza, anche se ovviamente esistono notevoli differenze regionali.

Ad esempio, politici e imprenditori americani devono fare i conti con l’industria dello shale oil (petrolio di scisto) che proprio negli USA ha trovato il suo terreno più fertile grazie alle tecniche di fratturazione idraulica (fracking), che però comportano un notevole impatto ambientale.

Interessante poi osservare il terzo grafico sotto, che mostra la “percezione” che hanno i leader globali dell’energia sulle tecnologie di accumulo.

Tra le Nazioni più attente allo sviluppo di questo settore troviamo la Germania e, più in generale, l’Europa come macro-area, ma anche l’America settentrionale si posiziona un po’ sopra la media mondiale, grazie probabilmente alle iniziative messe in campo in alcuni Stati, pensiamo soprattutto alla California (vedi QualEnergia.it).

Lo storage elettrochimico, essendo molto legato alla crescita della produzione discontinua delle fonti rinnovabili, è tra i temi considerati con il maggiore impatto sul mix energetico futuro.

Questa considerazione aumenta se includiamo le previsioni sulla diffusione dei veicoli elettrici, perché la mobilità a zero emissioni richiederà certamente una produzione di batterie su vasta scala e a basso costo, come abbiamo già osservato parlando dei piani di Tesla e altre aziende.

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