Il futuro dell’eolico offshore passa da un’isola nel Mare del Nord

Tre grandi operatori di rete europei progettano una "power island" in mezzo al mare, cui collegare fino a 100 GW di turbine eoliche. Cavi sottomarini distribuiranno l’energia prodotta in Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Belgio, Danimarca e Germania. Ipotesi e vantaggi dell’iniziativa tra fantasia (per ora) e realtà.

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Un’isola artificiale nel cuore del Mare del Nord, che diventerà uno snodo fondamentale (Power Link) per smistare l’energia elettrica prodotta dalle grandi centrali eoliche offshore.

Sembra uno di quegli annunci destinati a fare “molto rumore per nulla”, ma questo ambizioso progetto è stato preso assai seriamente dagli operatori di rete di tre paesi europei, Danimarca, Germania e Olanda.

In effetti in questa idea si incarna una logica di generazione centralizzata, tipica dei grandi operatori energetici, non sempre adeguata e in sintonia con quella della produzione da rinnovabili.

Le informazioni trapelate finora sono abbastanza vaghe, ma più che sufficienti a stimolare la curiosità con le caratteristiche essenziali della futura isola dell’energia rinnovabile. In prima linea in quest’avventura c’è l’operatore danese Energinet, che in queste settimane ha diffuso una serie di dati sull’iniziativa North Sea Wind Power Hub, sviluppata insieme con l’olandese TenneT e la sua filiale tedesca TenneT TSO GmbH.

Il progetto, secondo i suoi promotori, dovrà contribuire alla transizione europea verso le tecnologie pulite, generando energia rinnovabile al minor costo possibile e superando gli ostacoli tipici della produzione eolica, in particolare la sua variabilità (perché soggetta alle condizioni meteorologiche) e la conseguente difficoltà a bilanciare domanda-offerta in tempo reale sui mercati elettrici di diverse nazioni.

L’isola, nelle intenzioni dei tre operatori coinvolti, sorgerà sul Dogger Bank, un banco di sabbia nel Mare del Nord, dove l’acqua in media è profonda 15-30 metri (vedi video di simulazione sotto)

Fino a 70-100 GW di capacità eolica offshore potrà essere collegata alla power island (l’obiettivo iniziale è intorno a 30 GW), dalla quale partiranno varie linee di trasmissione in corrente diretta, infrastrutture ramificate e “intelligenti” di una vera e propria smart grid in mezzo al mare.

L’idea, in sostanza, è realizzare un centro energetico marino che riceverà l’output delle gigantesche pale offshore, per poi indirizzarlo verso i paesi nordici più vicini, quindi Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Belgio, Danimarca e Germania.

I cavi-interconnettori sottomarini permetteranno ai singoli mercati elettrici di dialogare e integrarsi: ognuno di quei paesi potrà vendere e acquistare energia eolica secondo le sue reali necessità, minimizzando sprechi e inefficienze; d’altronde, sappiamo molto bene che senza sistemi di accumulo e mercati interconnessi, il surplus eolico non immediatamente consumato rischia di essere perso.

Non si tratta solamente di produrre e distribuire elettricità rinnovabile su vasta scala: l’isola servirà pure come centro logistico per uomini e mezzi. Ci saranno depositi e magazzini per compiere tutti i servizi di manutenzione e assistenza ai parchi eolici, riducendo così moltissimo i costi degli interventi.

Questo progetto vedrà quindi la luce? L’unica certezza, per il momento, è l’intesa siglata dai tre operatori, che cercheranno di estendere il consorzio ad altre aziende e industrie. Nemmeno il costo complessivo di realizzazione dell’isola è stato calcolato: si parla di almeno un miliardo e mezzo di euro per costruire la base di roccia e sabbia.

Altre incognite riguardano la possibilità di sviluppare sistemi di storage energetico, ad esempio attraverso la tecnologia power-to-gas (P2G), che in sintesi consiste nel convertire l’elettricità prodotta in eccesso dalle fonti rinnovabili in idrogeno-metano attraverso l’elettrolisi.

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