Un 2016 da ricordare e un 2017 all’insegna della stazionarietà, nella migliore delle ipotesi, con un ruolo dominante dell’Asia e dei paesi emergenti a scapito dell’Europa.

Possiamo riassumere così l’andamento del mercato mondiale del fotovoltaico secondo i dati diffusi dalla PV Market Alliance (PVMA), in buona parte simili a quelli pubblicati da IHS Markit.

La nuova potenza installata lo scorso anno è stata pari a 75 GW, +50% rispetto ai 50 GW dei dodici mesi precedenti secondo PVMA (IHS, invece, stimava 77 GW ma con una crescita del 34% anno su anno).

A questo punto, osservano gli analisti, la potenza cumulativa globale deve aver superato 300 GW; precisiamo che questi numeri della PV Market Alliance si riferiscono esclusivamente agli impianti effettivamente connessi alla rete e quindi in esercizio nel periodo considerato.

Il record cinese

La Cina, ancora una volta, ha superato le attese con 34 GW di nuove installazioni nel 2016 come appena comunicato dalla National Energy Administration (NEA), scompigliando così le previsioni iniziali di Bloomberg e Mercom, che si erano attestate, rispettivamente, a 26-27 e 31 GW.

È un traguardo record per Pechino in termini assoluti: +126% in confronto alla capacità entrata in funzione nel paese nel 2015 e 45% del mercato planetario. Con 77 GW già allacciati alla rete, è molto probabile che la Cina salterà l’asticella dei 100 GW entro la fine di quest’anno.

Ricordiamo (vedi anche articolo di QualEnergia.it) che le autorità cinesi hanno recentemente abbassato  a 110 GW l’obiettivo ufficiale al 2020 e, inoltre, hanno deciso di ridurre le tariffe feed-in del 20-30% per il fotovoltaico dalla primavera 2017.

Tuttavia, è lecito supporre, anche con il conforto delle considerazioni sull’evoluzione del mercato FV dell’Asia Europe Clean Energy Advisory (ACEA), che la Cina andrà ben oltre il tetto fissato dal governo e lo farà con un certo anticipo sui tempi indicati. La stessa imminente diminuzione degli incentivi potrebbe stimolare una nuova corsa alle installazioni. Ci siamo già chiesti come si comporterà il Paese del Dragone nei prossimi quattro-cinque anni.

Le incertezze per il solare FV nel più vasto mercato del globo sono tre:

  1. la sovraccapacità produttiva delle fabbriche con un eccesso di offerta sulla domanda di moduli e celle
  2. l’incapacità del sistema elettrico di assorbire l’intero output energetico degli impianti con relativi tagli-sprechi (production curtailment)
  3. la battaglia dei prezzi con l’Europa e la diatriba se mantenere o no le misure protezioniste sui pannelli d’importazione.

Guardiamo agli altri paesi

Il Giappone, nel 2016, ha installato e connesso alla rete 8,5 GW di fotovoltaico, in calo però rispetto all’anno precedente.

Bene sta facendo l’India, passata da 2 a 5 GW di nuovi impianti nel volgere di dodici mesi; le previsioni dicono che potranno essere 8-9 GW nel 2017 grazie alle politiche pro-rinnovabili del governo di Narendra Modi (L’India è la nuova Cina del solare FV? Sfide e obiettivi delle rinnovabili in Asia).

Per gli Stati Uniti, il 2016 si dovrebbe chiudere con 13 GW di potenza fotovoltaica aggiuntiva, sempre secondo i dati di PVMA, ma con qualche incognita sulla tenuta di questi numeri negli anni a venire.

E l’Europa?

La quota del fotovoltaico europeo, invece, è stata inferiore al 10% con 6,5 GW di nuova potenza, trainata da quattro paesi: Gran Bretagna, Germania, Turchia e Francia.

Di quest’ultima abbiamo appena rimarcato l’evoluzione dinamica e stabile del solare FV negli ultimi anni (vedi QualEnergia.it); le prime stime assegnano 700-750 MW di potenza entrata in esercizio nel 2016, il doppio di quanto registrato in Italia, anche se il nostro mercato sta dando qualche segnale di risveglio dopo il crollo post conto energia.

Previsioni sul 2017?

Lo scenario pessimista di PVMA vede circa 65 GW di nuova pacità installata nel mondo, con un calo del 13% nel confonto con il 2016, mentre lo scenario più ottimista ipotizza un mercato in linea con quello dell’anno passato.