L’edilizia è “costretta ad innovare”, tagliando i costi e risparmiando energia

Ridurre i costi e trovare nuove forme di finanza per valorizzare l'edilizia esistente. Il risparmio di energia e i soldi che si possono generare dal nostro inefficiente parco edilizio sono enormi. Servono l'industrializzazione degli interventi e strumenti adeguati per valorizzarlo. Da REBuild.

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“Aumentare la capacità di riconoscere ed estrarre valore dal costruito, diminuire radicalmente i tempi e costi del processo di riqualificazione e semplificare, passando da progetti complessi e onerosi a prodotti con garanzie in termini di prestazioni e durabilità”. Sono queste le parole d’ordine per far ripartire l’edilizia in Italia, così come le riassume Thomas Miorin, ideatore di REbuild, la due giorni di convegni sull’innovazione della riqualificazione e della gestione immobiliare iniziata ieri a Riva del Garda.

Obiettivo della manifestazione, organizzata da Habitech – Distretto Tecnologico Trentino – spiega Miorin, è “costruire una piattaforma capace di innovare radicalmente il settore dell’edilizia”. E l’interesse da parte degli operatori ha fatto registrare il sold out: tutti i posti a disposizione del pubblico sono stati occupati.

D’altra parte, come ha riassunto efficacemente il presidente del comitato scientifico di REbuild, Ezio Micelli durante la conferenza stampa di apertura, “a innovare siamo costretti”. Una costrizione che passa per la necessità di ridurre i costi, trovare nuove forme di finanza per valorizzare l’esistente e – last but not least – affrontare la sfida della transizione energetica, nella quale l’edilizia, che incide per circa il 40% sui consumi energetici totali, ha un ruolo fondamentale.

“In Italia fino ad ora si è sempre pensato di spingere il settore con le ‘rottamazioni’, cioè le iniezioni di volumetria dei vari piani casa. Ha funzionato negli anni 2000, ma ora non funziona più”, sottolinea Micelli. Il risparmio energetico, emerge dall’incontro, può essere il motore economico della nuova edilizia, fatta sempre più di interventi intelligenti e low-cost sul parco edilizio che già abbiamo.

“Si tratta di ricavare valore dall’esistente, spostando i flussi di denaro dai consumi energetici al lavoro e all’edilizia”, sintetizza il presidente del comitato scientifico. Per farlo, spiega, serve innovazione, anche finanziaria, e bisogna tagliare i costi: “quando a Milano si vendeva a 8mila euro a metro quadro non era importante che il costo di realizzazione fosse 1200 o 1600 euro/mq, ora sì che ci sono grandi margini di riduzione”.

Margini che passano per un nuovo modo di concepire l’edilizia, che si può imparare dalle diverse esperienze italiane e internazionali che sono state presentate nei convegni. Una per tutte il programma Energiesprong olandese. L’iniziativa, illustrata da Ron van Erck, consulente per il governo olandese sul piano energetico nazionale, sta rivoluzionando il processo di rinnovamento dell’edificio: avviata tre anni fa, prevede la riqualificazione di 111mila appartamenti che garantiscono interventi per l’azzeramento dei consumi per 30 anni, intervenendo su involucro e impianti, con cappotti e infissi preassemblati.

Un modo di operare che consente tempi e costi record ed è in continua evoluzione. Inizialmente le riqualificazioni avvenivano in soli 10 giorni, un tempo già di per sé fulmineo se paragonato a cantieri “normali”, ora basta molto meno (a volte anche un solo giorno) e si è passati da una riduzione del 50% dei consumi ad un loro azzeramento, abbattendo simultaneamente del 40% dall’avvio del programma i costi di intervento: per l’involucro, gli impianti, la cucina e il bagno infatti sono scesi dai 140.000 ai 60.000 euro per unità abitativa e nei prossimi anni vogliono arrivare a 40.000 €, ripagando totalmente l’intervento con il risparmio energetico generato.

“Si tratta di spostare il lavoro dal cantiere alla fabbrica – spiega Micelli – il percorso che porta all’industrializzazione, quindi a un abbassamento dei costi di realizzazione, deve coniugarsi alla flessibilità. L’esperienza olandese e quella tedesca, in cui l’industrializzazione si affianca alla personalizzazione del singolo caso, insegnano come le economie creano qualità del progetto e valore attraverso l’ambiente, senza il sostegno finanziario pubblico. Solo a queste condizioni la rigenerazione urbana può diventare realtà”. Come spingere l’edilizia su questa strada? “In Germania stanno facendo come hanno fatto per l’automobile: prima si investe in ricerca e poi si impongono standard obbligatori di efficienza”.

Berlino, si è ricordato, ha da poco definito l’obiettivo di 20 milioni di case in 20 anni: quasi 2 riqualificazioni radicali al minuto. E anche l’Italia dovrebbe seguire questo esempio per far ripartire il settore e affrontare in maniera adeguata la sfida sulla questione clima-energia. “È necessario passare progressivamente da 1 a 2,5% degli interventi, dalla riqualificazione di singoli appartamenti a quella di interi palazzi e quartieri, dal 20% di risparmio energetico al 60-80%. Cioè bisogna aumentare le riqualificazioni energetiche di un fattore 10”, ha sottolineato Gianni Silvestrini, presidente del Green Building Council (oltre che direttore scientifico di questa testata).

“L’edilizia – ha rimarcato – è il settore in cui più di altri bisogna inventare soluzioni nuove: significa ingenerare in tutta Europa investimenti, ridare fiato all’economia e far ripartire il mercato, attraverso soluzioni di finanza innovativa e una riorganizzazione dell’offerta dell’industria del settore. In questo è estremamente importante un impegno concreto delle istituzioni”.

Gli incentivi che abbiamo avuto fino ad oggi, detrazioni fiscali in primis, “hanno ottenuto grandi risultati, ma non sono adeguati per il cambio di velocità che serve”, continua Silvestrini: servono soluzioni finanziarie nuove, spiega. E lancia una proposta: “un fondo della Cassa Depositi e Prestiti, al quale possano accedere banche e fondi, per aprire la possibilità ai privati di finanziare interventi su interi edifici o addirittura su interi quartieri”.

Il risparmio di energia e soldi che si possono estrarre dal nostro inefficiente parco edilizio infatti sono notevoli, ma servono quegli strumenti giusti per valorizzarlo. A Rebuild si sta lavorando per prepararli.

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