“Anche se il Decreto Spalma-Incentivi è stato un colpo basso per il settore fotovoltaico nazionale, non tutto è perduto e non necessariamente si assisterà alla fuga dei capitali da parte dei potenziali investitori stranieri”. Cosí Luca Zingale, Direttore scientifico di Solarexpo-The Innovation Cloud 2015, in un’intervista rilasciata al portale di informazione specializzata Ingegneri.cc.
Il Direttore scientifico della Fiera che si terrà dall‘8 al 10 aprile 2015 al MiCo – Exhibition & Conference Centre di Milano ha approfondito il tema del fotovoltaico in questo periodo di difficile congiuntura, ma senza dimenticare un argomento altrettanto importante e che sarà trattato nella prossima edizione dell’evento: la mobilità elettrica.

Con riferimento al decreto Spalma Incentivi le associazioni di categoria hanno parlato di “Morte del Diritto” in Italia. Cosa ne pensa?

La forte opposizione del settore che va avanti ormai dall’inizio dell’estate, fatta di lettere al Governo, di manifestazioni, di appelli alla Commissione Europea e anche di battaglie legali, è già un chiaro sentore di quanto questo provvedimento retroattivo sia stato un ulteriore colpo basso per un settore oggetto di continui attacchi normativi da almeno due anni. Lo Spalma incentivi lede i diritti acquisiti dai proprietari degli impianti e dagli investitori italiani e stranieri, viola le linee guida 2009/28/EC della Commissione europea sulla promozione dell’utilizzo di energia rinnovabili e, più in generale, il principio di stabilità previsto per i meccanismi incentivanti.

Rischiamo la fuga di capitali e un crollo degli investimenti nel nostro Paese?

Non necessariamente. Oltre 1.000 aziende stanno per depositare al TAR un ricorso che potrebbe annullare la norma. A loro si aggiungono centinaia di investitori stranieri che hanno avviato la procedura arbitrale prevista dal Trattato Internazionale della Carta dell’Energia. Sta per iniziare un percorso giudiziario che potrebbe richiedere dai 2 ai 3 anni, ma se la norma dovesse essere dichiarata incostituzionale, decadrebbe immediatamente per tutti i soggetti, anche per chi non ha fatto ricorso e il GSE dovrebbe poi procedere con le restituzioni.

Quali saranno le conseguenze sull’evoluzione del settore fotovoltaico in Italia?
Anche con questo provvedimento dannoso per il settore, in questo contesto post-conto energia bisogna saper cogliere nuove opportunità e riconoscere i segmenti in cui investire. Con lo spalma-incentivi la rimodulazione delle entrate per i proprietari degli impianti FV riduce di fatto il valore dell’impianto stesso. Diventa per molti allora indispensabile ottimizzare la produzione dell’impianto fotovoltaico. Si apre così un ampio ventaglio di opportunità per EPC contractor, system integrator, asset management companies, produttori di componenti, fornitori di servizi di O&M e revamping che potranno lavorare su un parco installato di oltre 570 mila impianti, molti dei quali, va detto, sono stati costruiti in fretta e hanno performance ampiamente migliorabili.

Come valuta nel complesso lo sviluppo attuale della mobilità elettrica?

Nonostante la concreta offerta di veicoli elettrici dell’industria negli ultimi anni, è evidente che non stiamo assistendo a un’esplosione del mercato. Eppure, i vincoli dell’Unione Europea ne richiederebbero già una diffusione significativa. Infatti, le emissioni di CO2 al tubo di scarico del parco auto venduto dovranno collocarsi nel 2020, o poco più avanti, entro i 95 g/km, contro i circa 135 g/km di oggi. Per molti addetti ai lavori, sarà difficile che le auto endotermiche scendano sotto i 103-105 g/km medi entro il 2020. Questo gap di 8-10 g/km dovrà essere colmato da una maggiore presenza di mezzi a emissioni zero o quasi, ovvero quelli a tecnologia elettrica.

Quanti mezzi elettrici dovrebbero essere in uso per raggiungere l’obiettivo UE 2020?

Secondo le ultime stime CIVES, orientativamente per raggiungere l’obiettivo UE occorrerebbe che nel 2020 la loro quota fosse tra l’8 e il 12% del mercato, in relazione alla loro ripartizione nelle diverse tipologie a batteria, ibridi plug-in e range-extended. Per l’Italia vorrebbe dire 150-200.000 auto elettriche vendute nel solo 2020. Un obiettivo piuttosto difficile da raggiungere se consideriamo che negli ultimi tre anni ne sono state vendute meno di 2.000. Serve una politica nazionale omogenea che sostenga lo sviluppo del settore.

Quali sono i Paesi europei in cui la mobilità elettrica sta avendo maggior successo e con quali strumenti i governi locali sostengono questo sviluppo?

Volendo stilare una classifica, i primi tre Paesi in cui le vendite di auto elettriche hanno avuto più successo sono la Norvegia, in cui le auto elettriche hanno una fetta del 5,8% del mercato interno dell’automobile; l’Olanda con il 5,4% e la Francia con lo 0,8%. Se analizziamo più nel dettaglio gli strumenti economici e non, che in questi Paesi sostengono lo sviluppo del settore, ne emerge la ricorrente compresenza di alcuni fattori: un accettabile extracosto del veicolo, rispetto a quello convenzionale, perché sostenuto da incentivi importanti all’acquisto; la possibilità di provvedere alla normale ricarica a casa o presso il luogo di lavoro; l’esistenza di un minimo di rete di ricarica pubblica per risolvere situazioni di emergenza; una regolamentazione della mobilità efficacemente favorevole. In Francia, ad esempio, come in altri Paesi, si sono adottati meccanismi bonus-malus che tassano all’acquisto o sul bollo annuo di circolazione i veicoli con alta CO2 riversando tali introiti verso l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni. Prendendo spunto da queste buone pratiche potremmo avere risultati migliori anche in Italia, anche senza pretendere di passare dall’attuale 0,07% del mercato nazionale al 5,8% della Norvegia.

Quali sono invece gli strumenti che il nostro Paese mette a disposizione dello sviluppo del settore?

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