Entro poco più di un anno in tutti gli Stati Uniti prodursi l’elettricità con il fotovoltaico su tetto sarà più conveniente rispetto ad acquistarla dalla rete. Inoltre le installazioni cresceranno di 6 volte rispetto al 2013. L’ultima previsione incoraggiante per il solare arriva ancora una volta da una banca. A prevedere il boom del FV residenziale, dopo UPS, HSBC e altre, ora è Deutsche Bank, in un report dedicato a Vivint Solar, il secondo installatore Usa, che di recente ha esordito sul mercato azionario (vedi allegato in basso).

Quel che emerge dal documento sul mercato statunitense è sintetizzato bene nel grafico sotto: le installazioni annuali nel residenziale secondo la banca passeranno da 1 GW del 2013 a circa 6 nel 2016, mentre il mercato del FV di tutte le taglie passerà nello stesso periodo da 5 a 16 GW (una previsione più ottimistica di quella di Bloomberg New Energy Finance che per lo stesso anno prevede un mercato da 9,6 GW).

In tutto questo, dunque, le prospettive per l’azienda in questione sono piuttosto rosee, tanto da prevedere un raddoppio del fatturato nei prossimi due anni. Secondo Deutsche Bank, Vivint Solar, che a fine giugno aveva installato 130 MW di impianti, al 2020 sarà arrivata a quota 4 GW. A spingere sarà il calo dei prezzi che, secondo il report, porterà il FV su tetto alla grid parity pressoché ovunque negli Usa entro poco più di un anno. Come si vede dai due grafici sotto, al momento il FV su tetto è i grid parity solo in 10 Stati Usa, ma nel 2016 (tenendo conto delle agevolazioni fiscali dell’Investment Tax Credit) saranno 47 gli Stati in cui il kWh autoprodotto con il solare costerà meno di quello acquistato dalla rete.

Il modello di business di Vivint, azienda che vende anche cancelli automatici, allarmi domestici e altri sistemi di sicurezza, si basa nell’installare (promuovendosi con una campagna porta a porta) gli impianti sui tetti a costo zero per i clienti: viene offerta loro l’elettricità per 20 anni ad un prezzo di 14-15 $cent/kWh, cioè con uno sconto del 15-30% rispetto alle tariffe dei mercati dove opera.

Per ora Vivint è attiva in 7 Stati americani, tra i più favorevoli per radiazione solare, ma soprattutto per tariffe elettriche: Arizona, New Jersey, Massachusetts, Hawaii, Maryland, New York e California. Secondo le previsioni di Deutsche Bank, con il calo dei costi degli impianti, ma anche i finanziamenti per il solare, la compagnia potrà presto estendere il suo raggio d’azione a praticamente tutti gli Usa.

Negli States, infatti, mostra un recente report DoE-NREL (Photovoltaic Pricing Trends: Historical, Recent, and Near-Term Projections, 2014 Edition, allegato in basso e grafico qui sotto) sembra ormai a portata di mano l’obiettivo di riduzione dei prezzi indicato dalla Sunshot Initiative voluta da Obama: tagliare, entro il 2020 i costi del FV del 75% rispetto al 2010, per arrivare a 6 cent/kWh, valore che consentirebbe al solare di essere pienamente competitivo senza incentivi anche sulla vendita di energia all’ingrosso.

Dal 2010 al 2013, infatti, i prezzi degli impianti sono già scesi di quasi il 60%. In quanto a costo del kWh generato per l’utility scale si è passati dai 21 $cent/kWh del 2011 a 11 $cent/kWh. Gli ultimi dati mostrano che nel 2013 i costi degli impianti FV sono calati del 12-19%; per il 2014 si stima che calino ancora del 3-12% (a seconda delle taglie e dei mercati locali) e si prevede che il trend di riduzione continui su questi ritmi per i prossimi due anni.

Il report Deutsche Bank su Vivint Solar (pdf)

Il report Photovoltaic (PV) Pricing Trends: Historical, Recent, and Near-Term Projections, 2014 Edition (pdf)