Francia e Germania alleate per produrre moduli fotovoltaici che abbiano prezzi tali frenare l’egemonia cinese in questo campo. Da tempo le due potenze europee hanno stabilito un patto di collaborazione sulle rinnovabili e già l’anno scorso ha aperto i suoi uffici a Parigi e a Berlino un’agenzia franco-tedesca per le rinnovabili, l’Office franco-allemand pour les énergies renouvelables / Deutsch-französische Büro für erneuerbare Energien. Ora, da questa cooperazione sta per nascere un grande progetto sul fotovoltaico.

L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi dal presidente francese Francois Hollande, che ha paragonato l’iniziativa all’Airbus, il consorzio franco-tedesco, cui poi si sono aggiunti spagnoli e britannici, nato per permettere all’Europa di competere con i giganti dell’aeronautica statunitense. Ora sulla stampa emergono conferme e dettagli, come quelli che fornisce alla testata francese Les Echos, Eicke Weber, direttore del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems.

Germania e Francia vogliono dare vita a uno stabilimento di grandi dimensioni per produrre moduli fotovoltaici: capacità produttiva prevista da 1 a 5 GW l’anno. Un impianto che sarà figlio della collaborazione tra Fraunhofer Institut, Institut national de l’énergie solaire e Centre suisse d’électronique et microtechnique, si chiamerà X-GW e sfornerà moduli capaci di competere con i prezzi stracciati dei cinesi.

A chi mette in dubbio che sia una buon idea imbarcarsi nella produzione di moduli visto l’attuale eccesso di offerta (a dire il vero ormai alle spalle, vedi qui) e il numero di produttori che in questi mesi hanno dovuto portare i libri in tribunale, il direttore del Fraunhofer Institut fa presente che la domanda di fotovoltaico è prevista in aumento a 45 GW nel 2014 e fino a 100 GW all’anno al 2020.

“Il fotovoltaico è una tecnologia strategica per l’Europa – sottolinea Weber – o decidiamo di lasciarla agli asiatici, o i governi ci aiutano con garanzie sul credito, come con l’Airbus.”

E a quanto pare i governi sono interessati a sostenere il progetto. Hollande, come detto, nei giorni scorsi, ha annunciato egli stesso l’iniziativa parlando di “una grande impresa energetica dedicata alla transizione energetica”. Positivo anche l’approccio del governo tedesco: contrariamente al suo predecessore, il ministro per l’Economia e l’Energia tedesco attuale, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, non è a priori ostile a un intervento attivo dello Stato in economia. “Il contenuto esatto dell’accordo – spiega a Les Echos Tobias Dünow, il portavoce di Gabriel – sarà oggetto di intense discussioni nei prossimi giorni e settimane”. Colloqui che sono già iniziati e che coinvolgono, oltre ai governi interessati, anche la Banca europea per gli investimenti.

Resta da vedere se il progetto franco-tedesco si scontrerà con le politiche europee sugli aiuti di Stato, dato che Bruxelles non vede di buon occhio interventi pubblici del genere. Quel che è certo, comunque, è che in Europa Francia e Germania stanno formando un solido asse pro-rinnovabili, che abbiamo già visto in azione nello spingere per l’obiettivo sulle fonti pulite al 2030 e che si spera sposti in modo più incisivo le politiche comunitarie verso la strada della transizione energetica.